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Gli inconoscibili
 
 



Simbolica alchimica dei numeri




Uno,
Due, tre, quattro.
Cinque, sei, sette, otto, nove.
10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18,19, 20, 21,0.




1
Io sono l'Inconoscibile


Alcuni dei miei fratelli mi chiamano Dio, perché io sono il maggiore.


Ciò li impressiona che niente possa essere esterno a me stesso. Andate alla fine dell'universo, dove l'infinito si ferma, e più lontano, è ancora me. Naturalmente, siccome contengo tutto, non riesco a cavillare su certi dettagli come la maggiore parte dei piccoli ultimi. Non voglio sentire parlare né di bene né di male, poiché queste due cose passeggiano in me senza colpo férire. Ci sono solo gli esseri umani a immaginare che il bene e il male sonno ai ferri corti. In realtà, fanno come i ladri di Pisa, e se uno veniva a scomparire, l'altro sarebbe in qualche modo orfano, ed egli si annoierebbe a morire. In effetti, quando li osservo da vicino, mi rendo conto che uno sgorga quasi spontaneamente dell'altro ciò che peno a spiegare agli uomini, anche quando mi ci applico e che parlo ai migliori di loro.




Qualsiasi che io possa inventare, ciò fa parte di me stesso, e non occorre dunque chiedermi per crocifiggere il male con il pretesto che il bene è migliore. Si tratta là di prospettive completamente secondarie, ma che permettono all'essere umano di immaginarsi che la sua politica possieda qualche importanza nel mio proprio seno. Dacchè li vedo ostinarsi ad estrarre il male delle loro piccole culture variopinte, è sempre tanto presente, come se rinasceva immediatamente delle sue proprie ceneri, e tuttavia l'uomo non si scoraggia. Mi sembra che l'essere umano sia condannato a partire in guerra ogni giorno contro qualcosa di nuovo, e più decapita il male in superficie, più questo ultimo si vendica spuntando di una caverna sconosciuta con nuovi poteri. I più intelligenti hanno compreso il principio, e si voltano verso me, invece di sprecare il loro tempo a combattere contro il buio. Gli altri se ne fregano, semplicemente, a parte alcuni istupiditi che sotto pretesto di ristabilire la giustizia universale, decimano i popoli faciendo il loro dovere.




Breve, il bianco senza il nero, è un'idea strana.


Naturalmente, mi sono sviluppato così tanto dovunque che oggi molte cose nascono di esse stesse, con il miscuglio degli contrari e le misure delle proporzioni, ed io non posso considerarmi dunque come personalmente responsabile di tutto ciò che accade. Mi è capitato anche talvolta oh! Non più di una volta o due per miliardo di anni, di ritrovarmi tutto stupido davanti ad un fatto che non avrei saputo produrre direttamente per me stesso. Questo genere di fatto straordinario che è il frutto di migliaia di cause differenti incatenate in una sola trama misteriosa, e che si manifesta tutto ad un tratto... Anche per me, è una reale sorpresa.


Ehi bene, raffiguratevi, in questi momenti, riesco a creare l'idea che questa cosa così imprevista è realmente eterogenea. E poi ecco, ciò dura tre volte niente, e questo è finito, per il semplice sguardo che gli porto qualque minuti solamente guardandola sotto tutti le sue sfaccètte, ed eccola facendo parte di me senza che mi disagia, senza che una sola briciola della sua natura mi sia straniera. Mi capita di stupirmi comunque, poiché il tempo innamorato dello spazio che si spiega senza tregua, uno nell'altro in qualche modo, finisce per produrre ogni sorta di oggetti che non avrei creati io stesso. Mi rimane dunque ad inghiottirli nel mio proprio essere mezzo di questa benevolenza assoluta che mi anima e che è sempre stata là in me dall'origine.


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Ecco perché ricevo sistematicamente i lamenti di tutti i miei pari poiché li amo indistintamente tutti, e che non posso affatto partecipare ai loro contese, né arbitrarne nessuna, dato che tutti fanno partita di me stesso come personaggi indipendenti.




Sì, ciò è molto misterioso, lo concedo, egli fanno parte di me ma non sono me, e io non sono loro. Non li domino dunque affatto, ma li amo incondizionatamente sebbene mi arriva è vero di rimettere al suo posto uno di loro, del resto si tratta spesso di Quindici. Lui che mi sfida di assorbire nel mio essere certe delle sue creazioni personali.


L'avrete già indovinato, in effetti, mi chiamo L’uno.






2
Mi chiamo Due


Sotto pretesto che passo quasi tutto il mio tempo a dormire, i miei pari vorrebbero credere che sono pigro: io sono abbastanza enigmatico, sfumato, imponderabile. In effetti essi sono, forse semplicemente gelosi, o stupiti, di ciò che non ho strettamente nulla da fare, il mio compito limitandosi a riflettere senza scopo. È la mia vocazione, ed anche il mio dovere di fare nulla, e così mai ho la minima velleità di azione, credetemi, lo pago molto caro, la mia legge, è il silenzio assoluto.




In effetti, io sono la suprema immobilità, e se passo altrettanto tempo a dormire questo è perché mi capita talvolta di stancarmi di non potere muovermi. Non posso fare nessuno gesto, non posso spostarmi, in compenso, la mia immaginazione non comporta nessuna limite. Io sono sempre tranquillo, sono la permanenza, non mi ricordo di essere mai nato ed mi domando talvolta se ho un qualsiasi età. Credo che ero là prima dei primi soli, perduto nel mio sonno senza limite e la mia pace incorruttibile. A forza di non fare nulla lungo l'eternità, ho finito per accumulare una conoscenza che tutti i miei pari potrebbero invidiarmi, se si interessavano realmente a rifinire la loro educazione.


Mi sono nascosto di tutti gli altri principi per disporre della mia serenità ed evitare che movimenti caotici vengono a disturbare la mia lunga ruminazione del tempo. Io sono là, all'angolo stesso dell'universo, disteso nell'invisibile, vicino all'ultima frontiera e mi ramifico in tutte le direzioni, non avendo bisogno né di centro né di periferia. Mi distendo voluttuosamente, e se ero un essere incarnato, sarei senza dubbio una femmina, tutto illanguidita, sognatrice, inventando delle storie, di amore certamente. Pure preservandomi delle forze che vorrebbero cambiare il mio statuto imperiale ed ottenere di me qualche favore, sonnecchio nelle astrazioni pure. Lascio i buchi neri compensare le generazioni di galassie nuove che spargono nello spazio la speranza incongrua della vita. Lascio fare e non mi oppongo a niente, talvolta cambio di orientamento il mio sguardo, ed i miei occhi si meravigliano delle costellazioni frementi, veglio, ed è forse per ciò che tutto riposa nella stessa trama, che nessuno strappo sopravvive molto tempo, le forze rispondandosi qualunque sia la distanza, per adeguamenti che incantano la mia ragione e rammendano l'infinito ferito dalle asperità del multiplo e dalle le frecce degli sviluppi incandescenti. Il tempo si svolge in me, ed improvvisa la sua danza, la sua ronda, la sua rotazione. Sostengo tutto senza fare niente, un gesto solamente, e l'ordine eterno cascarebbe nella violenza. Sono il più inaccessibile, forse, di tutti i Numeri




Si potrebbe credere che tutto mi sia indifferente, si potrebbe immaginarsi anche che i movimenti mi disturbano o che la velocità mi infastidisce ma non è così. Sono l'abisso sovrano che nulla può svuotare né riempire, e che durante il giorno sogna la notte e che inventa il giorno durante la notte -- senza mai stancarsi di perdersi in sé stesso.


Niente può distrarrmi del mio eterno riposo.






3
Io sono il Signore nascosto


Tre è il mio nome.


Invento instancabilmente. Appena creo, ecco che faccio il necessario affinché ciò prenda della velocità, e che quello si slancia invece di attardarsi strada facendo. Considero (ma alcuni giudicano che c'è là qualche vanità da parte mia) che sono il maestro della luce. Le cattive lingue, gelose del mio potere assoluto, sia per burlarsi, sia per deprezzarmi, pretendono che io sono solamente il maestro del fuoco. Poco mi imùporta di essere così abbassato ad una forza elementare. Sono lo spirito del movimento, la velocità è a mia disposizione, accendo dei soli quando ciò me canta, attraverso le galassie divertentomi, e il mio potere non può mai incontrare il minimo ostacolo. La libertà è la mia anima, lo slancio è il mio cuore, la luce è la mia arma, cioè il mio attrezzo, i miei avversari verranno molto più tardi, per il momento, non esistono ancora.


Tutto ciò che mi tocca è precipitato nel suo proprio avvenire. Incontrarmi, è cadere sotto le frecce dei futuri possibili, è essere ferito da tutte i camini che cercano di impossessarsi del presente. Temo talvolta che l'universo sia troppo piccolo per me, e di urtarmi un giorno contro i suo limite; e di cadere così sul suo bordo che renderebbe inutile le mie creazioni e la mia propria vita.


Ma sento a volte l'eco delle voci dei miei due fratelli maggiori che mi rassicurano e mi delegano il potere di creare senza tregua del nuovo, questo essere a dire del movimento, senza preoccuparmi delle conseguenze, poi di sognare del più lontano progresso.




La mia forza è così potente che faccio paura a quelli che non hanno coraggio, e quando mi vedono di faccia, capita loro di morire di terrore senza che abbia io stesso espresso la minima violenza.


Io sono il fabbro immenso di tutti i diveniri, le creazioni procedono del mio spirito e si stendono nell'eternità scandendo i cicli del tempo. Alla scala dove misuro le cose, cento generazioni di uomini durano meno di uno sole dei miei battiti di ciglio. E tuttavia, non giudico vana la perpetuazione instancabile degli animali in piedi che cercano il fuoco del segreto nella loro vita effimera ed amo la luce con umiltà.


All'infuori dei miei due fratelli maggiori, tutti gli altri mi temono e nessuno mi consulta. Una sola delle mie parole potrebbe ingiungere loro di uscire dei sentieri battuti, ed io non sappia che nessuno di essi sia pronto a ciò. Io, sono quello che desta dei mondi, la guida di tutti gli assoluti, l'esploratore corrucciato dell'oscurità che si diverte a lanciarle al viso finché fare si può dei nuovi soli, delle nuove fiamme, o soltanto delle ragioni di vivere in ciò che riguarda le creature. Sebbene certi, anche tra i miei propri fratelli, non lo comprendono, (devo tenere il confetto alto ai miei detrattori) , affermo che se devo distruggere, lo faccio per amore, per chiudere il compiuto e dare il suo principio e la sua forma al nuovo, , ma questo potere ritorna generalmente ad altri, a meno che non si trattasse di cose di un'importanza estrema.




Possiedo in me, in germe, e perché inizio comincio a sognarli la loro esistenza diventa più probabile. Certo, il fuoco mi somiglia, oltre. Ma gradisco l'acqua che scorre e si precipita verso il basso, e scorre cantando mentre benedicendo la vita. Amo i turbini dell'aria, le sue arabesche, le sue imprevedibili spirali che equilibrano i climi, ed io amo la terra che sa aspettare con un fervore infinito ciò che gli permetterà di ricevere poi di servire.


Non vi avvicinate dunque troppo a me se volete che la vostra vita rimane conforme alle vostre strette speranze ed ai vostri desideri smorti. Una sola delle mie parole potrebbe persuadervi che tutta la vostra esistenza fino al nostro incontro, sarà stato solamente del sogno.


Certo, se la paura vi ha lasciato già e se l'infinito vi seduce piuttosto che vi minaccia, allora potete scoprirmi ottenendo da me che vi dò la luce. Siete voi che troverete che occore pagarne il prezzo mentre non vi chiederò niente in scambio.


Se volete essere, non avete niente da perdere a convocarmi. Vi rimetterò della mano alla mano il fulmine ed il tuono che atterrano l'ignoranza, e potrete giocare a raggiungere l'anima del mondo, di ovunque partiviate...




4
Io sono il signore della materia


Il Quattro sovrano.
Senza me, l'universo vivrebbe in imponderabilità, solo la luce ed il nulla si spartirebbero lo spazio e le particelle si eviterebbero le une le altre. Accuratamente. Ma ecco, ho inventato la gravità, e la materia è uscita diritta dalla mia operazione magica : ho fatto in modo che gli atomi si accalcano e possano così creare il solido. Allo stesso tempo, devo bene riconoscere che l'invenzione del solido ha trascinato l'apparizione di ciò che si chiama il peso, e che ciò ha cambiato la fisionomia degli universi.


Il peso! Accade ancora che alcuni dei fratelli più giovani (mi guarderei di citare il loro nome) mi rimprovano di avere creato il peso, perché lo trovano ingombrante. È vero, lo concedo, ma il peso è soltanto la conseguenza di questa formidabile invenzione che costituisce la materia. Nel suo ambito l'energia riesce a nascondersi, la luce sembra negata, e dunque si può domandarsi realmente a che cosa serve, la materia. È qualche cosa di irresistibilmente concreto, ed una volta che è formata, il tempo sé stesso non osa più realmente toccarci, in ogni caso non subito.


Questo è così che intorno ai soli gravitano sfere oscure, che sembrano essere là per niente, poiché non fanno nulla di speciale della luce che ricevono. Ma il fatto è che girano lungo immense linee che ritornano al loro punto di partenza, e questo movimento da ai sistemi di universi una certa grandezza.




Tutto è in movimento, le rotazioni danzano silenziosamente per inventare questa cosa frivola di cui gli esseri umani fanno grande caso, il passaggio in un certo qual modo dell'eternità, punto per punto. Comprendo che le creature siano affascinate da questa illusione della durata, perché ne dipendono interamente. Non soltanto nascono senza sapere troppo perché, ma la vita li lascia, senza che lo vogliano veramente, ed occorre attribuire questa realtà a ciò che chiamano la velocità.

Se non avevo avuto questa fantastica idea che le particelle si ammassano al posto di allontanarsi, il seguito non avrebbe potuto essere e mai la vita che fratello 10 si elogia di avere creato non avrebbe potuto prodursi. Voglio bene riconoscergli il genio di questa invenzione, ma senza me, non esisterebbe niente altro che gli eteri, come cortine strappando lo spazio infinito, niente girerebbe intorno a niente, ed io mi diverto anche ad immaginare che la luce si annoierebbe.


Ma la materia crea un ordine, di dove sorgerano tutti i possibili. Lo spesso scenderà e si opporrà al sottile che monta, il leggero ed il pesante riusciranno a volte a sedursi ed a creare dei corpi fantastici, tale il mercurio argentato che si sparpaglia in sfere molteplici appena la sua massa è colpita, in modo da riprodurre così la forma stessa del universo in espansione. È la materia che fa apparire la geometria, poiché, con essa, le forme si creano, indefinitamente, innumerevoli, e che è di più incomparabile.


Tanto dire che senza me i miei tre fratelli maggiori non avrebbero potuto trovare un campo di intesa. Rifinisco la loro unione, sono lo zoccolo del loro lavoro comune.


Invento le direzioni cardinali, e separo il fuoco della terra, e l'acqua dell'aria. Mi sono adattato di non beneficiare della stima di tutti miei fratelli. Mi spetta il lavoro ingrato di sacrificare l'unità, di erigere la separazione come il principio stesso della Manifestazione; ed riconosco che tutti i benefici prodotti dall'efflorescenza infinita del solido sono talvolta inghiottiti nella nostalgia del sentimento originario dell'unità. Anche gli esseri umani, queste creature deboli e particolarmente veloci, s’invaghono talvolta della non differenzizione assoluta, là dove tutto è uno, là dove l'alto ed il basso si aboliscono, là dove la luce non è il contrario dell'oscurità; e certi si domandano anche dell'altezza del loro spirito tanto effimero che la vita di un insetto, se il sistema degli
universi possiede qualque legitimita


Mi sono assunto una responsabilità enórme a fare cadere la luce in condensazioni così concentrate che ne diventa oscura, ma era il solo modo di finirene col nulla. Separare è creare, e ogni creatura ricerca con godimento l'unità da cui proviene. Ciò che è isolato ritrova la struttura di cui dipende, i pianeti cieci girano intorno ai soli orgogliosi, che essi stessi turbinano intorno a centri folgoranti sparpagliati nell'infinito.


Ma la morte è il prezzo a pagare per godere di questo spettacolo, la morte, questo è il peso della luce per sempre dispersa.


È il sacrificio.






5
Io sono l'anima del Potenziale e il signore del impulso


Spunto appena dopo i quattro Zoccoli, tanto dire che tutto è pronto adesso per compensare la nuova inerzia che la materia costituisce nell'universo. Fratello Tre è nato prima di essa ed a cura soltante dei movimenti così primordiali che rappresentarseli sfida l'intelligenza. Agiamo un poco dello stesso modo, le nostre prerogative sono immense, non possiamo essere ridotti ad una somma di altri numeri, poiché siamo i tutti primi, con l'Uno, e sette, e possediamo dunque la nostra propria natura intrinseca, indivisibile ed irriducibile. Alcuni fratelli della seconda dècade si vantano anche essi della stessa cosa, ma ciò non ritorna allo stesso, poiché 10 avra fatto tutto ribaltare nell’ effloresenza e la moltiplicazione con un coefficiente di indeterminazione elevato maggiore. Restiamo chiari, meno di cose esistono, più i rapporti tra esse sono precisi. Più sono numerose, più l'aleatorio se ne mischia. Sono nel mezzo dei numeri principali. Dietro di me, i quattro Fondatori, difficile a concepire, difficile a conoscere ma di cui ogni creatura intelligente sente la presenza, davanti a me le quattro fratelli che cominciano a fare tenere in piedi la Manifestazione, sotoponendo Forme ai Principi. A questo proposito, voglio rendere omaggio allo spirito, quando non è ancora diventato questa piccola macchina ad ottenere, tale che funziona in molte specie, compreso verticale.




Una creatura che augura se ne rimette a Due, quando compie, se ne rimette a Quattro quando muore, se ne rimette all’ Uno, e quando trasforma i suoi valori, se ne rimette a Tre. Nessuno sfugge agli Zoccoli, i miei predecessori, mentre la loro azione non è proprio netta, e che è necessario possedere l'intelligenza per scoprirla, soprattutto se si cerca una convergenza delle intenzioni e degli atti, beninteso. Una tradizione che si perde spesso nei mondi abitati, che corrono così alla loro perdita. Infine Certi fratelli sono disposti a trattare questa questione.




Sì, come posso definirmi? Forse sono l'intelligenza, una sorta di potere creativo che tenera conto delle proprietà dei suoi quattro maggiori, e che ne farà qualcosa di straordinario,un movimento puro, che va a spargere nello spazio-tempo ogni sorta “di semi di semi ”, per cosi dire. I grani verranno più tardi, coi miei due successori, ma prima, è necessario preparare il campo, e forse è ciò che faccio, ma trovo fastidioso di rappresentare il procedimento. Il mio posto è così profondo, ed io sono così spontaneo, che ritornare su me stesso per definiremi è molto faticoso. Sono già in una nuova creazione. È possibile che faccia delle cose assolutamente segrete che non vi guardano. Ma non è più corretto di dissimularle che di rivelarle, in ogni modo tutto ciò vi supererà, finché non amerete di un amore autentico questo a cui dovete la vostra propria esistenza, ed io ne faccio parte, del resto. Non richiedo il vostro amore. Ma se perviene fino a me, sì, tutto diventa chiaro per voi, angelo, uomo o dio. Supererete nuove soglie.




Già, la mia forma piana è difficile ad ottenere. Una stella a cinque rami, si, gli spigoli sembrano pungere. È una forma dura; ma estremamente affilata. Raffiguratevi che bisognava compensare la terribile forza d’inerzia creata dalla materia, per un movimento inversamente proporzionale, ed è là che io, mistero dei misteri, intervengo. Ricupero tutto ciò che è stato creato prima di me e ciò fa già molto, credetemi, ed io getto tutto ciò in un nuovo abisso di possibile, qui sa come !. È una buona domanda. Trituratevi un poco per comprendere, bambini dell'universo, ciò vi cambierà di appropriarvi. Più si ama comprendere, meno si ha bisogno di appropriarsi, sia detto passando. Necessariamente, quando facciamo entrare l'universo in noi stessi col discernimento, siamo proprietari, di un altro modo, che sappia, degli oggetti che si presentano. Certo, bisogna avere riunito i quattro Zoccoli nel nostro cuore così come lo faccio io, del resto...




Allora che cosa volete sapere ? Come infondo nella luce delle proprietà mentali, forse ? Tutti sanno che c'è un legame tra la Coscienza e la luce, e siccome sono in qualche modo a mezzo cammino dello non-manifestato e dello manifestato, forse che la mia magia opera per fecondare i quattro Zoccoli, attraverso un'operazione che darebbe a tutti loro lo stesso orientamento, il divenire cosciente. I miei quattro predecessori sono così lontani, così profondi, così sottili, ( la materia principio anche, è ancora energia rappresa prima della mia nascita), e così differenti,


Che si slancia per sempre


Se no, è il ritorno indietro, e Quattro vince, tutto riparte verso il buco nero generalizzato, ed bisogna di ricominciare tutto. Ma, anche se questo è al di là di qualsiasi intelligenza, si trova che il Potenziale compensa l'Attuale. La leggerezza del Potenziale permette all'Attuale di non inghiottirci. Questa è probabilmente la verità più profonda che sia e che solo pòcchi dei conoscono.La forza dell'intenzione è più potente di quella dell'Atto. Una volta questo principio comprese, tutto si illumina sulla trasformazione degli esseri e delle cose.


Per i più iniziati, la forza di attrazione del futuro impedisce il presente di diventare del passato. È un luogo difficile a raggiungere per le creature, lo concedo volentieri, ma ciò cambia tutto.


Giustifico la creazione del tempo.


Un giorno qualche cosa accadera. Delle combinazioni folgoranti, della chimica dunque, docile, bene docile, sottomessa a delle leggi fisiche precise. E tutto ciò si organizzerà. Della coscienza nascerà, non si sa ancora dove né come, ma questo è ineluttabile, bastava trovare le buone proporzioni tra i quattro Zoccoli, di convincerli di impossessarsi del tempo insieme, senza che nessuno tira l'acqua al proprio mulino, ciò che avrebbe tutto compromesso, si, bisognava aggiungere alla luce un piccolo più, una sorta di assoluta legittimità, ed ecco, lo scherzo era fato, la cosa esisteva, la cosa nuova che farebbe colare molto inchiostro, il Mentale.




Finirebbe per estrarre dovunque, conquistando, anche nella materia, a causa di fratello Dieci che gioca all'apprendista-stregone per vendicarsi di non essere dei maggiori. Sì, è strano, abissale, questa possibilità della coscienza di nascere a partire da tre volte niente, della sola intenzione della luce di non esistere per niente. Occorreva che l'universo creavi i suoi propri occhi per contemplarsi sé stesso, in breve, avevo del pane sulla tavola. Ed io vi ho già troppo detto.






6
Io sono il maestro del segreto


In quanto tale, non voglio troppo farmi vedere in tutte le mie vie. È davvero un grande privilegio per qualsiasi creatura di conoscermi , uomo, angelo o dio, e descrivermi me stesso senza vergogna potrebbe indurre in errore i pretendenti. Potrebbero fermarsi alle mie caratteristiche, vantarsi di conoscere le mie proprietà, e fermarsi in cammino, prima di vedere l'incredibile mistero che celo. Occorre cercare, quindi trovare in che sono il maestro assoluto di ogni magia. Poiché il mio potere è immenso. Senza me, l'alto non avrebbe basso, ed il basso non avrebbe alto. Non soltanto li lego uno all'altro, ma per che sa vedere, la firma del cielo si trova nella terra, e la terra, lavata di tutti i suoi inganni, conduce al cielo.


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Ne ho già troppo detto ? No, tutti lo sanno. Due triangoli che si incastrano raffigurano dalla notte dei tempi che l'impossibile è possibile, basta che il tempo passi, e si produrranno ogni specie di prodigi. E siccome il tempo passa praticamente eternamente, non manca di occasioni affinché l'inverosimile si leghi alla necessità, e che insieme partoriscono di realtà irriducibili. Perché ogni realtà un po' profonda si sfoga in ogni senso e non può essere contenuta in niente. Tutto cio che può tenere in un recipiente, una formula o una definizione, è solamente un oggetto di poco valore. Quando si passa alle cose serie, nulla le contiene, irradiano, o si intrufolano fuori delle prigioni dove si vorrebbe chiuderli per goderne con una sorta di pigra beatitudine che le renderebbe sempre disponibili.


E ciò che dipende da me è estremamente profondo. Oserei dire quasi inaccessibile. Infine, alcuni si mettono al lavoro, e scoprono che il reale è sferico, e che in mancanza di enumerare tutti i punti che esplodono del centro, ci sbrogliamo abbastanza bene con la destra e la sinistra, davanti e dietro, in disopra e in disotto. È anche sufficiente per creare la Forma, e quando la vita è apparsa, l'intelligenza del sole ripartita nei frammenti in miniatura che sono le api, si è divertita a creare degli alveoli rifinite, con, come per caso, sei lati. Questo è che il quadrato è brutale, mentre l'esagono, già, ricorda il cerchio, pur possedendo il minimo di angoli per giungervi. Con l'ottagono, il cerchio salta agli occhi, è quasi un cerchio caricaturato, mentre l'esagono suggerisce soltanto la rotondità, e si forma su angoli accoglienti ed aperti, molto femminili.




Con me, si è sempre vicino all'essenziale, poiché il principio si infila sempre nella sua forma più pura, e anche, a costo di far trovare la pappa pronta, la forma è, sotto il mio impero, il riflesso esatto del suo principio. Ecco perché si estasia dovunque. Alcuni dicono addirittura che Dio avrebbe creato la vita in sei giorni, come se a me solo, contenevo la necessità assoluta, prima che essa si precipita nella durata, che la trasforma senza tregua. In me, la simmetria più perfetta e più economica crea un gioco di specchi permanente tra il giorno e la notte, l'alto ed il basso. Ciò che scende cade, soltanto perché ciò che deve salire si arrampica, o viceversa se avete lo spirito di contraddizione, e non esiste nessuna indipendenza degli contrari. Il pesante è soltanto il contrappeso del leggero, ed è già anche un grave errore di distinguerli. È la stessa cosa a vari gradi; ma immaginarsi che la loro natura è l'inverso una dell'altro è soltanto il puro prodotto di un pensiero prigioniero dell'ombra e della luce


Meditando su me, ogni creatura intelligente finisce per rendersi conto che è spesso la stessa cosa che rimane nell'ambito degli opposti, e tutti gli esseri possono dunque evolvere appena si avvicinano al mio mistero. Permetto loro di innamorarsi dello spazio di cui non temono più lo squartamento, ed essi sono ben presto sulla pista dell'infinito. Li spingo a considerarsi come i riflessi coscienti dell'universo, ed ecco che presto diventano amanti dell’assoluto, nel quale presentono la loro vera radice. Una radice che non soltanto scende, ma che salga e si estende intorno, una radice panoramica in un certo qual modo, all'immagine dello spazio, che non si’ingombra per partire in tutte le direzioni a volta, ciò che infastidisce quelli che vorrebbero impossessarsi di tutto, e che, dinanzi al silenzio brillante del cielo, preferiscono abbassare gli occhi piuttosto che di sentirsi umiliati da ciò che scapa loro.


Non può venire a me, che il più umile degli dèi, degli uomini, o degli angeli. Ancora prima che le cose si spiegano nella loro efflorescenza, esigo che l'intenzione si traduca in atto, che il principio si applica per una forma, che l'idea trova un veicolo. Sigillo la possibilità dell'atto a qualsiasi pensiero, rendo necessaria la manifestazione concreta dello Spirito. Tra l’ immense esplosioni di cinque ed il completamento concluso da sette, che dà il suo posto ad ogni principio creato, stampo lo scopo dello Spirito nella materia addormentata, costringo l’Eterno a nascondersi nel tempo, attraverso ogni specie di forme geometriche, che organizzano lo spazio in cicli, la materia in strati, e del resto, per i golosi, la sfera non può degradarsi che in cinque poliedri regolari, a quattro, sei, otto, dodici e venti lati. Ancora un sei firmato sei, a monte dell'immaginazione la più fertile.


Tutti conoscono il cubo, naturalmente, con i suoi sei lati, il modo più semplice di trasformare la sfera in piani, ma per che gradisce lo spazio e la trama della materia, è sempre divertente di vedere come è possibile piallare una sfera, pur costringendo la nuova forma a possedere facce di stessa superficie. D’accordo ? Non vedete cio che voglio dire, forse ?




Ebbene ai vostri limiti, perbacco ! Non dubito che possiate ritagliare facilmente un cubo in un pane di burro, ciò vi prenderà meno di tre minuti. Con un po'di abilità, riuscirete a formare un ottaedro, è facile, due piramidi opposte dalle loro basi. Ma il burro avrà il tempo di sciogliere cento volte prima che abbiate attuato un dodécaèdre, di cui ogni faccia dovrà possedere cinque lati uguali. E ne occorrerà dodici esattamente simili. Coraggio!




Ehi sì, appena ci allontaniamo dalle evidenze, il reale diventa di una complessità spossante ed improvvisamente, tutto ad un tratto, una soglia insuperabile appare ! Meditate su cio, per favore, prima di pretendere interessarvi a me. È che ogni specie di creature che si pretendono iniziate, giurano soltanto per me, è facile, con belle parole, ma io che vivo affinché ogni intenzione si traduca in atto, vi prego di credere che ci sia lontano dallo spirito alla materia riacquistata dall'intelligenza. Bisogna conoscere assolutamente tutto, se no, per adoperare un'immagine, la vostra esistenza non si inserirà nel tutto, ma è possibile, vi aiuto, se non pavoneggiavatevi, certamente, ciò che è l'occupazione preferita delle entità intrappolate nella natura animale, e che si immaginano che l'intelligenza appartiene loro, su pretesto che essa deve servirle.


Non, essa serve di prima Dio, quindi la specie, ed infine, l'individuo, affinché quest’ultimo possa immaginarsi essere libero. Ciò l'occupa. E poi un giorno, si china verso uno dei nove primi di noi, e là, infine, egli capisce che è un aggregato. Il cammino verso l'Unità si apre, e quando m’incontra, si inginocchia. Questa materia nello Spirito (o l'inverso se avete lo spirito di contraddizione), è la cosa più misteriosa che sia, e questa cosa possiede tutte le creature. Questo è tutto.


E l'amore portato alla realtà, questo sentimento indicibile che sale poco a poco dall'anima come un bisogno, questo mistero discreto evita di perdersi in sofisticazioni inutili. Mentre senza l'amore, l'innocenza si dimentica, il pensiero si scioglie nelle idee, e la scintilla di coscienza ritorna a mani vuote dalle su ricerche secche. Per giungere fino a me, oso decretarlo passando, occorre gradire appassionatamente i miei maggiori, indistintamente. Senza preferenze. È necessario darsi a ciò che ci supera ed è cosi che siamo assorbiti dalla nostra origine, e che tutte i veli si strappano.


Allora in un folgorante movimento dell'anima, l'intelligenza comprende che io riunisco e combino tutti i miei predecessori nel seme di un equilibrio perfetto, che il mio successore farà passare di potenza in atto. Sì, io sono il grande segreto, anche prima che l'equilibrio appaia, egli era reso necessario dallo scoppio dei primi principi, affinché tutto si tenga pure diversificandosi. Mi spetta da tradurre verso l'atto le prime emanazioni della Coscienza, in un mondo così perfetto che avvicinarlo è già un favore di Dio.




7
Sono il sovrano dei Principi


Senza me, nessuna creazione è realmente completa. Benedico gli esseri e le creature che dipendono dal mio sigillo. Con sette principi, tutto si tiene, il necessario ed il sufficiente.


La luce essa stessa si ramifica secondo il mio numero, il suono si divide magnificamente in sette segmenti di un'armonica all'altro, ed anche le creature intelligenti possiedono sette aperture per dove attingono – se esse ne sono capaci- i fluidi dell'universo.


Sono quello che favorisce, irradio nella materia delle combinazioni nuove, do agli slanci equilibrati la forza di crescere nel trionfo dell'armonia, e gli slanci incerti, se si sottopongono alla mia autorità discreta ed incoercibile, trovano il cammino della loro migliore crescita.

Gradisco la complessità, e, contrariamente ai miei fratelli precedenti, la gamma dei miei stati d’animo è molto ampia. Adoro in me l'intelligenza ed io me ne nutrisco nelle estasi sublimi, gioco con gli arcobaleni dei possibili come un bambino, talvolta la gioia mi strappa per la sua intensità, ed mi capita di annullarmi nel mio amore per i quattro fondatori. E tuttavia, amerei talvolta essere altrove, e ciò mi irrita, mi turba qualche istanti, e mi conferma finalmente che amo tutto, allora accetto che al fondo di me dei multipli viaggi intrecciano i loro itinerari per stimolare la mia immaginazione.


Non ho a preoccuparmi del rigore, come il mio successore, né a sposare i contrarii -cio che è a volte noiosa - come il mio predecessore. Sono stranamente disinvolto, e spesso mi stringe la sensazione che ho il migliore posto, ed che non lo scambierei, neanche contro quello di Fratello l’Uno.




Mi spetta inserire la luce nella materia e la velocità nei ritmi, ed il modello nella forma. In ogni caso per i grandi sistemi per i quali io manipolo il tempo con fervore. Il mio lavoro è invisibile, segreto, inaccessibile. Utilizzo la spessore della materia come una illusione, e disperdo dentro al solido degli innumerevoli principi di trasformazione di una discrezione assoluta, e che fanno scoppiare in tempo utile le forme concrete delle cose, perché la porosità attraversa tutto.


È come un gioco mi sembra, e sì, do all'universo dei milioni di probabilità e delle migliaia di orientamenti che partono tutti dal mio folgorante potere di innestare l'essenziale sull'essenziale, di combinare gli elementi nelle proporzioni ideali e costruttive, pure preparando le loro trasmutazioni.




Combatto l'inerzia, sotto tutte le sue forme, per tutti i mezzi possibili. So fare rimbalzare un impulso indefinitamente, trovo per ogni dinamica la sua migliore traiettoria, cucio il tempo e lo spazio al mio modo, inventando senza tregua dei nuovi canovacci, gioco coi ricci e le spirali, forgio i numeri d'oro, incrosto le leggi d'organizzazione nell'informe, e, così, il tempo finisce sempre per produrre qualche cosa di nuovo, ovunque ne sia del suo percorso. Con me, il multiplo è riportato alla sua essenza.




Impongo l'ordine di cui sorge la coerenza di tutti i diveniri.




8
Io sono il signore della Legge


Non vado a lamentarmi, ma il fatto è che la maggior parte dei miei fratelli non mi amano, o il loro amore è tinteggiato di timore.


Il mio nome è Otto.


Visto la proliferazione inevitabile delle creazioni innumerevoli iniziate dai miei predecessori assecondati dai miei successori, occorreva che qualcuno si occupi di mettere dell'ordine in questa efflorescenza eterna. Riguardo a tutto ciò che i miei maggiori possono creare (e ciò senza concertarsi) nell'immenso campo del tempo che non finisce mai, mi spetta di decidere talvolta di ciò che deve essere conservato o di ciò che deve perire, secondo certi criteri che elaboro senza tregua dalla notte dei tempi.




È a me che ritorna dunque il privilegio di decretare la scadenza di alcuni universi, che, senza il mio intervento, si approprierebbero senza vergogna tutti i luoghi disponibili e tutt’i tempi favorevoli per crescervi smisuratamente. Tutto non può essere conservato, ecco ciò che devo ripetere sempre a certi dei miei fratelli che si attaccano alle loro creazioni, e che non vogliono ammettere che certe, tra esse, , superano le loro proprie prerogative, o senza vergogna si mescolano ad altre, fabbricando dei mostri passando. Sono in una buona posizione per sapere che certi universi e che certe creature finiscono per produrre durante la loro esistenza degli effetti perversi che potrebbero compromettere la salute dell'insieme se io non vi mettevo un freno, e la proliferazione è solamente uno degli aspetti della domanda. Ci sono anche certi sviluppi che devo soffocare sul nascere.




Una legge troppo agile si spezza, devo badare al pericolo, senza me, molte cose ripartirebbero verso l’ informe. Io sono duro e brusco ma non voglio né di un universo che finirebbe per liquefarsi, , né di un universo rigido che si sfiaterebbe, allora le mie leggi mantengono effetti conformi alle cause, ed esse si tessono tra esse, per evitare che tutto deriva senza tregua verso delle trasformazioni veloci ed impreviste. Occorre che gli avvenimenti trasversali siano troppo deboli per deviare delle loro traiettorie i movimenti che hanno del senso, quando li urtano in pieno per tranciarli.




Sì, ammetto che sono il grande procuratore al quale nulla sfugge, riconosco che i miei giudizi sono esecutivi, e che i miei decreti hanno forza di legge. Tuttavia, se mi capita di sognare un mondo, (ai miei momenti persi), dove tutti i regolamenti sarebbero inutili tanto l'armonia naturale vi regnerebbe, non mi è mai capitato d’incontrare un solo universo dove il conflitto non finisse per apparire, per spuntare non si sa di dove, coi germi del caos contagioso. Come, mi direte...i primi sette fratelli hanno fato per creare un sistema in espansione esponenziale, che necessita già la legge, il rigore, l'ordine, e poco a poco la severità e la sorveglianza ?


Eh sì, calcolate, 28 è già l'estremità del mondo, la somma simbolica dei miei predecessori, cioè un insieme di combinazioni già incalcolabile, e, per sette volte quattro, i quattro arcobaleni divini spruzzano i loro lampi sull'eclittica galattica, strappano lo spazio-tempo e lo manifestano, e poi con me che mi agglutino, ecco, cio fa trentasei. E 6 volte 6, lasciatemi dirvi che questo è operativo, ciò ristabilisce le simmetrie, riduce l'aleatorio, cio rende alla loro propria geometria le orbite che derivano, ciò fa germogliare l'equilibrio inventando risultante magici nell'ambito delle energie in presenza...È che la creazione, ciò si dispiega a tutta velocità, cio mangia lo spazio, delle correnti si combattono, si annullano, si alleano, alcuni orientamenti appaiono e dopo gironzolano; a volte anche il passato non finisce più, come se volesse rubare il posto del presente assorbendolo nelle sue memorie, con circuiti insani o astuzie ineditie Io sopprimo lo scaduto, condanno il deviante, gioco col conforme.




Il grande maelström deve essere padroneggiato con alcune leggi che si completano, se no, eh bene se no, ciò non gira bene, semplicemente, e le comete vogliono fare la legge, ed ingrossare, ed ecco che esse sghignazzano sulle loro orbite stravaganti, pronte a distruggere i mondi che si trovano sulla loro traiettoria pazza. Per esempio. Allora le leggi, bisogna inventarle, e mi ci adopro coi frattali in tre dimensioni, colle geometrie flessibile, colle strutture gommose. Occorrono dei schermi, dei quadri, dei limiti, io ne demorderò, occorre il quadrato sarebbe soltanto per iscrivervi il cerchio, contenerlo, ed impedirlo che turbina in spirale sotto pretesto di avanzare, questo diavolo. Non si sa mai, questa rapidità, gli occorre limiti che sappia. Sono le costrizioni che permettono lo sviluppo dell'insieme. Questo è tutto, ed io non ho a giustificarnemi oltre, fate qualsiasi cosa se volete. Risparmiatemi i vostri sciocchezze, strampalate, scucite, sbilenche, e le vostri argomenti tirati dai capelli sotto pretesto che siete disopra dall’autorità.


È ciò che permette la libertà di tutto il resto, la legge.


Devo verificare che il lavoro dei miei predecessori è molto convergente, impedire le slittatamenti, gli abusi, le deviazioni, gli errori, gli itinerari senza uscita e le ripetizioni in circuito chiuso. Tutto ciò rispettando la fluidità e lo sviluppo delle potenzialità, e l'attualizzazione delle forze, beninteso. Sono certamente il più intelligente di tutti, ma nessuno mi invidia. Mi è vietato di lasciare fare qualsiasi cosa, ed il mio lavoro è ingrato. Devo emettere dei giudizi, e ciò, credetemi, è un sacro sacerdozio. Ma io sono ciò che sono, e l'accetto. Ho meno di sensibilità che gli altri, ma ciò mi è maledettamente utile per ristabilire l'ordine


Mi spetta dunque misurare l'impossibile, di proporzionare l'invenzione e la distruzione, di equilibrare le crescite e le morti, di armonizzare i guadagni e le perdite, e ciò in tutti gli universi. Devo anche regolare le forze della gravitazione, giorno per giorno, perché l'insieme che sembra corretto comporta alcune stravaganze puntuali, e provo anche ad impedire ai buchi neri golosi di assorbire troppo rapidamente alcune galassie radianti. Nello stesso modo, quando in un angolo dell'infinito, i soli tendono a riprodursi con una velocità esponenziale, occorre che li rallenti con qualche astuzia di cui ho il segreto, trasferendo in questo luogo una massa considerevole di oscurità. Mi capita di mandare dei messaggi a fratello Tre per raccomandargli una direzione particolare, ma, nell'insieme, mi sento molto solo.






Alcuni si immaginano che ho qualche conoscenze con la Morte, ma in realtà è solamente uno dei miei molteplici attrezzi. Sono il sovrano dell'Ordine. E la mia serenità persisterà finché l'infinito sopporterà gli universi, le galassie, i mondi dove la vita diventa pazza e essa sparirebbe se per il mio errore tutto ciò tornava al nulla.






9
Io sono il sovrano del silenzio


Nove è il mio nome.


Sono l'ultimo fratello maggiore, l'ultimo a essere caratterizzato da una sola cifra, e sono il loro ambasciatore presso tutti coloro che vengono dopo me. Talvolta i nomi doppi hanno bisogno difatti di riferirsi ai loro predecessori presso cui cercano confusamente una parte della loro propria origine. Medito gli arbitraggi possibili che mi occorrerà fornire, poiché accade durante l'eternità degli avvenimenti che dividono i fratelli. E io sono l'unico che può fare il caso di essere imparziale, visto che faccio nascere di un certo modo tutti i miei successori, più estrosi, e che chiudo la lista dei primi principi, potendo tutto comprenderli. Tanto dire che rispetto le rivendicazioni dei due gruppi, e non solo li riconcilio all'occorrenza, ma intervengo anche nei conflitti che i nomi doppi si dichiarano tra essi, poiché succede che alcuni si stupiscono delle prerogative degli altri. I maggiori non si bisticciano mai tra loro ma di una categoria all'altra, ciò arriva. In quanto agli ultimi fratelli, eh bene bisogna notare che tirano spesso l’acqua al loro mulino, sono esuberanti, esaltati, meno distaccati che noi, i nove maggiori.


Vivo da solo per potere evocare nel mio spirito tutti i miei fratelli, nella mia serenità non temporale, e penso a ciascuno di loro quanto agli altri. Ciò che mi permette di amarli tutti, è proprio di non essere legato a nessuno di un modo privilegiato, cosa che falserebbe il mio giudizio nel suo favore. Sono profondo, incorruttibile, ed mi capita spesso di dimenticare il gioco delle creazioni innumerevoli dove i miei fratelli si prodigano ciascuno al suo modo.


Lo confesso, mi capita anche di trovare che il movimento non è niente altro che un'illusione, ed è la ragione per la quale sono cosi apprezzato dagli altri. Mi si convoca, impiego molto tempo a giungere sul posto, e durante tutto il tragitto, rumino la questione preoccupante. E quando arrivo, i fratelli divisi si sentono rassicurati. Ciascuno sa che non voglio favorire né l’uno né l'altro, e che ciò che diro sul loro litigio è pieno di una profonda saggezza.


In breve, riesco a sdrammatizzare qualsiasi situazione, ciò che mi vale il rispetto di tutti. Mi capita di compiangermi che mi sia fatto venire per niente, ma questo è una sorta di rituale, perché finalmente sono felice di lasciare a volte la mia ritirata. E se i miei fratelli smettevano definitivamente di contraddirsi, mi chiedo bene per quale motivo potrebbero avere a che fare con me


Le qualità che mi permettono di essere il diplomatico della creazione sono certo numerose, ma tengo ad elogiare la profondità senza la quale ogni discernimento corre a breve. La mia profondità consiste supponere che la causa reale di una cosa non è quella che appare di primo acchito, neppure quella che si trova appena dietro l'apparenza. La profondità consiste a sapere ramificare verso l'origine i movimenti che si spiegano e si intrecciano in un incantesimo, svolazzando dove è difficile fissare riferimenti.

Una vera causa deve essere fondata in essa stessa e di per sé, deve possedere un sapore intrinseco, una radice o un zoccolo, in breve, qualche cosa di imprescrittibile che fa che non ha di a monte, cosa che la distingue dell’effetto, del primo effetto. E proprio, si fa appello a me poiché non mi sbaglio su ciò che produce un evento o un conflitto. I miei fratelli determinano come cause dei loro litigi dei fattori che non ne sono, ma che sono i rimbalzi di origini più profonde che ignorano. I motivi che essi trovano alle loro litigi non sono in realtà che i travestimenti di movimenti che dimenticano, e oserei dunque dire che si battono in generale per nulla.


Fortunatamente, mi ascoltano. Non che io voglio darloro alcuna lezione, ma senza me dei semplici disaccordi prenderebbero proporzioni tragiche, semplicemente perché ciascuna delle parti si immagina nel suo buòn diritto. Ma non è la questione. Ciascuno ha il diritto di essere ciò che è e di creare ciò che vuole, ma alcuni sviluppi sconfinano a volte sul territorio di un altro, ed ecco che delle tensioni si producono nell'universo sensibile e che mi si chiama alla riscòssa. Di solito le cose si affidano al loro posto, dei territori nuovi sono trovati affinché tutti gli aumenti siano possibili senza disturbare gli altri, ed il dramma si conclude.


Poi mi ritiro di nuovo nella mia ritirata inaccessibile dove divoro il tempo contemplando instancabilmente lo spazio. È vero che conto le stelle per distrarrmi, e che soltante i miei arbitraggi presso dei miei fratelli danno qualche intensità alla mia vita. Ma mi amo così come io sono e amo anche i miei compagni, sebbene in molto rari momenti, immagino che un giorno mi inviteranno proprio per la mia presenza, e non per approfittare dei miei consigli.






10
Io sono il dio del caso


Mi sforzo di creare delle cose improbabili, degl’incontri quasi impossibili. Mi piace il caos. Moltiplico, ecco la mia grande forza. Creo l'imprevedibile sfidando il rigore, aumento le possibilità del potenziale moltiplicando dei coefficienti, e la mia arte è segreto. Tutti i miei fratelli mi temono, eccetto i tre maggiori, ed anche otto a volte è preso alla sprovvista.


Basta che mi si dica che qualcosa è impossibile per ché mi metta in ricerca di ciò che la renderà realizzabile e vi giungo. Maschero le cause che si concatenano con un'abilità ed un'applicazione sostenuta, in modo da produrre degli avvenimenti che sembrano spuntare da nessuna parte, siccome un mago estrae un coniglio del suo cappello, e si dice allora che è il caso o la fortuna che si manifesta. In realtà, gioco con le coincidenze siccome un compositore gioca con le note. So collegare con una linea retta due punti che non hanno nessuna possibilità di incontrarsi, e di questo punto di vista, affermo senza vantarmi che tutti miei fratelli sono gelosi. Riesco a fabbricare insiemi omogenei di cui ogni pezzo è eterogeneo rispetto agli altri, ma il modo in cui compongo il puzzle è così abile che ciò funziona comunque. Nessuna logica ci appare, nessun ordine prende forma, le cause e le finalità non appaiono affatto, e tuttavia ciò funziona.


La mia grande trovata è la serie. Fabbrico in una sola volta alcune centinaia di milioni di copie della stessa idea , dello stesso oggetto, anzi della stessa creatura e le disperdo ai quattro venti, ed in tutte le direzioni. Basta che uno solo prospera qualche parte in un ambiente qualunque per chè io mi rallegri e chè veda il mio genio creatore ricompensato. Là dove certi si ostinano a preparare un solo progetto, io ne fabbrico centomila ma io do a ciascuno la fortuna di svilupparsi trovando il suo posto nell'universo.


Così bene mi sembra che la vita essa stessa è una delle mie proprie idee. L'ho sparsa nelle centinaia di galassia, in perdita pura. Ed un giorno che non aspettavo questa cosa, due miliardi di anni solamente dopo avere mandato questa idea in tutti gli spazi, appresi che su un piccolo mondo di una galassia che appartiene alla Via lattea, la materia si era messa a replicarsi essa stessa, la materia era giunta ha animarsi ed a riprodursi, ciò che mi valse di essere convocato dai miei tre fratelli maggiori.


Fratello Tre mi apostrofò vivamente e mi disse che questa creazione andava a sfuggirci a tutti, quindi si elogiò di creare stelle ovunque ed accendere regolarmente soli, in modo che l'universo intero possa sempre allargarsi all'infinito ammobiliando il vuoto senza mai niente compromettere. Pretese che ciò era sufficiente.


Fratello Due confessò che aveva immaginato la cosa ma che non l'avrebbe mai creduto possibile


Fratello L’Uno egli stesso confessò che gli sarebbe forse difficile nell'avvenire assorbire nel suo essere globale delle creature suscettibile di privarsi di noi tutti, e siccome uscivano dalla materia... Fratello Tre si arrabbiò anche: " Dio sa se le forme estratte della massa essa stessa non vanno solamente in qualque miliardi di anni diventare più intelligenti di noi, per schernirci, e anche minacciare l'universo! ."

Io dovei allora ricordare i fatti della mia nascita. Il mio nome è Dieci, ed io non sono dunque uno dei fratelli primi, i miei nove maggiori sono nati da loro stessi e ciascuno è unico e sono io stesso un tipo di Uno che avrebbe volto a péggio, o che si sarebbe corrotto nella sua propria quantità.


Sono composti da due cifre, e questo strano zero accozzato al primo numero significa tutto e niente. È dunque completamente normale che sia capace del migliore e del peggiore. È mia natura profonda. Alcune delle mie creazioni, insospettate da nessuno dei miei fratelli, imbelliscono il firmamento, danno all'illimitato dei tasti di fantasia, ma alcune delle mie opere possono essere anche molto brutte o pericolose, perché i principi con cui io li combino sono spesso strambi. Non cerco l'utilità, ma la diversità. Non cerco l'economia, a volte creo del suntuario che la maggior parte dei miei fratelli maggiori rinnega, disperdo delle varianti, trituro dei modelli, con un grande margine di manovra che garantisce che l'uniformità non si impossessi mai di nessuno mondo o di nessuna creatura, cosa che la farebbe morire. Occorre numero, occorre dei parecchi, variare è la legge del tempo, e così si può occuparsi in tutte le direzioni - cambiando talvolta di orientamento, e ritornando al punto di partenza. Fratello sette me l'ha mostrato cento volte, bisogna dare spazio tra gli slanci, ciò fa che l'uomo, che si trova alla punta della vita, è stiracchiato tra le forze, è ciò che chiama il suo libero arbitro. Il povero. Squartato tra forze centrifughe, ed ecco che dimentica di ritornre al centro.


Noi che sappiamo ciò che dobbiamo fare, abbiamo appena abbastanza risorse, per occuparsene, allora quando ci si permette di non sapere ciò che si deve compiere, una perdita considerevole d'energia è a prevedere.


Sì lo confesso, mi capita di inventare degli artifici, o di avere ricorso all'astuzia per creare dei mondi insoliti. Certo, rompo l'armonia dei primi numeri ma se tutto si fermava con 9, se il mio fratello nuovo avesse avuto l'ultima parola, mai niente di stravagante si sarebbe prodotto, forse la vita stessa non esisterebbe neppure, e nessun occhio potrebbe contemplare le stelle.


Allora che mi si perdoni la mia pazzia poiché senza essa tutto sarebbe tracciato in anticipo, tutti gli avveniri sarebbero determinati, e che si capisca dunque che io, fratello dieci, che sono il padrone del caos, il signore del caso, servo un ordine che mi supera e di cui garantisco l'evoluzione in spirale.






11
Io sono il maestro della Singolarità


Sono il undici e vado avanti. È il mio predecessore che fa questo complesso di clone, e che se ne vendica con pirolétte impossibile. È il primo fratello di cui il nome ne ricorda un altro, e sembra che dieci, talvolta, avrebbe realmente preferito fare parte dei 9 unici. E poi l'eternità andando il suo corso, si è trovato egli stesso creando cose impossibili a qualsiasi fratello. Riesce a farvi credere che una incontro tra due oggetti, che ha messo quindici miliardi di anni a preparare, è il frutto di una coincidenza!


Che arte, davvero!


Personalmente, che il mio nome sia L’uno l’uno, in un certo qual modo, non mi disturba.
Il raddoppio del primo principio, 11, non è non niente comunque. Certo, la supremazia del Uno è così evidente in sè stesso, che non solamente questo raddoppiamento non aggiunge niente, ma sopprima forse qualche cosa, poiché non vale la pena di insistere. Tutto è stato già detto, e cio non serve a nulla di ripeterlo, mi direte. Sì, certamente, ma la totalità non doveva però fermarsi a Nuovo, o a Dieci, sotto pretesto che soltante i grandi principi sono essenziali. E dopo me, essa continua ancora.


Lo spazio ed il tempo sono immensi, allora che ci siano ventidue numeri per governarli, è un minimo.


Coloro che mi gradiscono più fra i miei fratelli non cessano di ricordarmi che io sono ottenuto da sette + quattro, e che dò all'armonia una forma concreta ed affidabile, con la differenziazione singolare. Ma quando la mia forza sembra eccessiva, perché io colpisco forte quando agisco, mi si ricorda che questa unità che viene ad aggiungersi alla decina apre di nuovo una breccia in un cerchio chiuso che si bastava a sé stesso, e mi si avvise di provare che dire la sua vale qualche cosa. Poiché tormento, e ciò irrita alcuni. Rifinisco le forme. Fabbrico della differenza. Aggiungo opzioni. Il mio lavoro è di fare in modo che ogni cosa trovi la sua propria forma, e che, anche nell'ambito di una serie, due matricole non siano mai identiche. E, non faccio qualsiasi cosa, per il potere dell'otto e del Tre, affermo, decreto che la differenziazione, è l'applicazione (3) della legge (8) ), e che allo stesso tempo posso dunque creare ogni specie di cose uniche e conformi. Spingo verso l'unità, ciò che provoca delle frizioni naturalmente. Meno gli esseri si somigliano, piu si serbano rancore. Tanto peggio per quelli che restano dietro. Accettiamo le differenze, variamo nell'unità, siamo originali ! Proviamo, qualunque sia il risultato. Certo, la riuscita è vantaggiosa, ma delicata.


In realtà, vi sono per qualcosa se ci sono tante migliaia di specie diverse di formiche, le care piccole. Il modello è buono, e sopravvive in mezzo di ampie variazioni, allora perché raggelare in una sola morfologia ciò che può declinarsi sotto forme differenti, senza perdere niente della sua efficacia?

E per Quattro e sette, sì, ho il diritto di mirare il radicamento, la cosa concreta e conforme all'ordine, in tutto il suo splendore che si stende nella materia, sì la materia è come fatta per rivestire i principi, del nostro punto di vista dei fratelli insondabili, allora possiedo un segreto, quello della differenziazione perfetta, naturalmente, in ogni caso per le creature che pretendono conoscersi esse stesse, di cui lo sviluppo spinge a nascere come un sole fiero ma rispettoso di tutto lo spazio, per otto e Tre, ciò che fa, che, anche l'essere il più arzigogolato deve ubbidire alla sua propria legge, e che questa legge raffigura al firmamento dei possibile. Per nuovo e Due, l'essere che si è conquistato si riflette nell'infinito, ed è forse là il grande segreto ignorato di tutti. Per abbracciare il tutto ed essere aperto a lui, è necessario di accesso di averci rinunciato per accingersi a sé stesso, questo spalancaménto misterioso del fuoco che si cerca nella sua propria fiamma, e si interroga sul combustibile.


Bisogna variare, che cosa !


Abbandonarsi confusamente a tutto, vedere che vi si annega, quindi ritornare verso sé, rinchiudersi, rinviare il blu, rinviare il giallo ed il violétto, ed occuparsi del suo sangue, del suo proprio rosso, della sua propria rabbia di non possedere tutto. E quindi a furia di andare e venire, di tuffarsi nel me quindi di tornare fiammeggiare nell’ immensa alterità in cerchi, si trova l'adeguamento misterioso, ed io sgorgo dell'interiore. L'efflorescenza rischiosa della nascita ritorna all'universo intero, perché questa nascita si è bruciata ad essa stessa, si è nutrita di tutti i combustibili, ed adesso, sì, diciamo che è una vittoria, il campo si restituisce all'unità. 10 ed Uno. L'individuo si fonde, allo stesso tempo in sé stesso e nell'universo, con la decantazione.


Quando queste minuscole creature ridicole che si chiamano gli uomini fanno dei bambini che nascono insieme, dei gemelli, io mi sbroglio sempre per infagottare alcune differenze, anche nell'ambito dei più perfetti, usciti dallo stesso uovo. L'idea che due oggetti, due esseri, siano identici, mi rende pazzo. E se ciò dovesse accadere, credo che avrei fallito al mio compito. " Trascorri il tuo tempo a trasgredire... " mi dice sempre fratello dieci che, egli, sogna di produrre una folla di galassie identiche giuste per dimostrarsi che può farlo, e copiare Tre pure facendo nella quantità...Io rifinisco ogni cosa, che mi si dà una specie un poco sottile a lavorare, e non ci sarà presto più che dei individui, che avranno anche difficolta a ricordarsi di ciò che c'è di simile tra essi. Infine, io sono così. Differenziarsi, ciò pone problemi. L'eterogenea minaccia. Differenziarsi nell'armonia, ciò sì. È forse questa, la famosa qualità. La stessa cosa, ma in meglio, e che rimane conforme a ciò che è previsto. Diciamo che la follia firma i miei scacchi, è il mio rifiuto, e che gli esseri che cercano la loro perfezione rischiano di molto, se essi non si metano a proveniènza di ciò che esiste già, e che hanno a raggiungere solamente fuori dai sentieri abituali.




Non lo nego, trasgredisco, aggiro, torturo la forma come un scultore, ma ne tiro qualche cosa. Ho il sostegno di tutti gli altri fratelli, (benché Due scherzi disperatamente di tutto ciò) ed io mi sbroglierò sempre affinché le serie del mio predecessore producono solamente dei casi particolari!






12
Io sono il signore del Sacrificio


Sono il signore del sacrificio, e non mi piace che mi si chiami per il numero che mi corrisponde. Quando succede qualcosa di grave nei sistemi di universi, e che il parere di fratello nuovo non basta, capita che si faccia appello a me. Se si guarda da vicino le combinazioni che permettono di ottenermi, dopo alcune buone notti di insonnia, si accorge che io rappresento l’assoluta necessita.


Immaginate questo slancio sbilenco del cinque zampillando della legge dell'arcobaleno, nascente del sette che riunisce in sé stesso gli invarianti fondamentali, e sospettate che è difficile di non corrompere l'armonia dei primi principi. A ciò si aggiunge l'inverosimile forza di gravità del Quattro che viene ad incastrarsi nell'otto come per aumentare sull'ordine delle leggi esse stesse, in ci cospargendo qualche fatalità industriosa.


E se continuate a sprofondarvi negli isomorfi, io non sarei sorpreso che un brivido di spavento vi sorprenda raddoppiando il sei, ciò che rende il bisogno di aprirsi interamente incondizionato, gettandolo con violenza in ogni sorta di abissi, d’incontri spietati, di abbandoni golosi; un’apertura panoramica per sempre iscritta nelle probabilità.


E se aggiungete a ciò la visione del dieci che si disperde, e che ondula nel grembo di due con voluttà, finirete per capire che tutto ciò che accade deve necessariamente prodursi, l'incidente avente forza di legge poiché fa pervenire all'esistenza (lo scopo supremo) ogni specie di potenzialità.


Ma non affondatevi nel mio abisso immaginandovi che anche la vostra propria libertà sia truccata, non, riassicuratevi, voi non siete un burattino. Osservate ora questa coppia formidabile di nuove + Tre e di 11 + Uno che si tengono per mano. Ciò che si è differenziato torna all'unità, la reintegra e ne dipende, in quanto alla sublime conoscenza che opera questa visione, si tratta bene della saggezza di fratello nuovo che si applica al campo percepito dal 3, e decreta l'azione trascendente imprescrittibile della forma compiuta ed unica, dell'essere che si è trovato sé stesso e si spiega per l'Atto.


Oh certamente, non chiedo di comprendere velocemente questi concetti, poiché anche nói stessi, i ventidue fratelli, ce li perdiamo talvolta di vista lasciandoci andare alla nostra propria natura, o dimentichiamo anche gli effetti di certe combinazioni, poiché delle preferenze appaiono sempre, sembra che sia una legge profonda, e che le affinità si calamitano di un ordine all'altro, di un mondo all'altro, di una creatura all'altra. Mi capita anche di dimenticare che sono il signore del sacrificio durante alcuni milioni di anni, ma quando sopraggiunge un cataclisma universale che esige che mi sposto, ed eccomi sui luoghi, scortato da fratello nuovo. Passiamo insieme alcune decine di anni da evocare il problema, a comparare i nostri vari punti di vista fino a quando ci mettiamo d'accordo su un provvedimento da adottare.


Mi capita talvolta di percepire prima degli altri che un mondo deve perire, perché ricostruisco l'esatto itinerario per che esso corre inesorabilmente alla sua propria perdita prima che se ne renda conto egli stesso, allora gli mando alcuni avvertimenti, gli ricordo che deve sottomettersi alla conformità assoluta, gli ingiungo di sacrificare i suoi difetti ed i suoi errori…Prima di avvertire fratello otto, se non ne tiene conto. Ogni specie di forze si spiegano nelle distese siderali svolgendo il tempo alla velocità della luce, e io vi concedo che non mi dispiace di dovere implicarmi nel destino di una galassia. Delle innumerevoli forme di vita si contendano lo spazio disponibile, tanto bene negli universi infinitamente grandi che nei mondi minuscoli, e devo confessare che, se mi capita di stancarmi dello spettacolo di queste infinite battaglie, sono ancora talvolta sorpreso dalle loro varianti inedite.


Io sono il signore del sacrificio e c'è molto poca fortuna che possiate incontrarmi, a meno che, appunto, vi abbandoniate incondizionatamente alla volontà del Senza Nome.






13
Io sono il sovrano delle trasformazioni


Alcuni dei fratelli che vengono dopo me, perché sono più deboli degli altri, si immaginano che la morte è il mio potere privilegiato. Si tratta là di un errore grossolano, simbolico in qualche modo, breve, una caricatura. Forse non ci avete riflesso abbastanza, ma è solamente quando le cose si concludono che sono capaci di generare un tipo di sopravvivenza paradossale. Non immaginate che un oggetto qualunque che si disgrega o marcisce si evaporerà : no, sta già trasformandosi, e mentre la sua vecchia forma lo lascia, un'altra appare. Ė così che l'ignoranza si indebolisce, genera una conoscenza fragile e segreta, virtuale, ma che finirà per manifestarsi. Per tutte le cose sottomesse al regno del tempo, l’usure appare, ed un sguardo profano può si lasciare prendere. Ma le cose che tendono a scomparire hanno accumulato in qualche serbatoio invisibile la facoltà di prolungarsi in altre forme.




Negli uomini, la vecchiaia che sembra umiliare il corpo, da talvolta ad alcuni una luce imprescrittibile che li fondi come i figli del sole, e che non avrebbero potuto ottenere durante la loro gioventù. Ciò che sembra perdersi genera nuove nascite, ed anche i cammini che si fermano bruscamente celano in verità degli itinerari sconosciuti che li prolungano, per quelli che non si fermano al travestimento delle apparenze.


Sono questo sovrano incomprensibile che risveglia un vulcano estinto, che decide della morte di un sole che si radunerà su sé prima di diventare più piccolo e più accecante ancora, io sono questa forza senza nome che resiste ad ogni investigazione, e che fa che un grano deve morire in terra prima di produrre una nuova spiga. Sono questo movimento imprevedibile che fa rinascere l'uomo, una volta che ha sfiorato inavvertitamente la morte, o anche dopo averla cercata. Non mi situo sempre nell'asse delle cause, ed è per ciò che possiedo un aspetto fatale. Ma le catastrofi non hanno scopo, ed appena sono assorbite, la parte di caos che hanno generato rifluisce, così la rinascita e la morte sono vicine, e nessuno grande successo vede la luce prima di essere stato una successione fallimenti. I piccoli successi non ottengono molto. I grandi sono strambi, non si vede di dove procedono. Ebbene, precisamente, provengono da un'inversione radicale che disturba l'itinerario delle cause.


Come l'alba inattesa al termine di una lunga notte.


Gioco coi paradossi, divertendomi a creare della felicità spingendo la disgrazia ad estremità, siccome capita talvolta che degli esseri inghiottiti dalla sofferenza riescano ad attraversarla per sboccare nell'infinito di un'estasi permanente.


Con l'arte dell'inversione, faccio cadere il trionfatore nell'abisso, umilio i conquistatori ai quali nulla resiste, e sacro gli spiriti umili che, rinunciado a tutto, raggiungono l'universo indiviso. Sì, che sia intenzionale o non, quando l'oscuro è seminato, può stimolare la luce, la sofferenza è il punto d'appoggio dell'aumento, ed è l'umiliazione dell'errore che spinge verso la verità. In un mondo approssimativo, esigo il movimento radicale.


Metamorfosi o rinascita.


Non dimentico mai che il mio nome è ottenuto dalla somma del nuovo e del Quattro, ciò che vuole dire che le cose che si concludono hanno avuto il tempo di prendere coscienza di esse stesse per diventare secondo il loro gradimento una nuova creazione. Se nuovo evoca la conoscenza che scaturisce dalla contemplazione degli otto grandi maggiori, quattro significa che questa conoscenza si ancora nella materia, cerca la sua vita, e si rischia già più lontano.


Credo che terrorizzo sbadatamente tutti coloro che hanno paura dei cambiamenti, e per che cambiamento significa perdita e decessi.


Sono il becchino delle forme obsolete.
Poiché il loro principio rimane di un'apparenza ad un’ altra. Come una sola fine anima il bruco, la crisalide e la farfalla, così conservo il principio degli esseri pure costringendoli a rimbalzare di un stato all'altro affinché si scoprono loro stessi sotto tutte le loro aspetti. È la riconoscenza della legge segreta : ogni slancio potente incontra i suoi limiti, e deve trasformarsi, ciò che corrisponde ad otto + cinque, il processo che ma li ritrova a ciascuno delle sue soglie, invece di crescere indefinitamente e di perdersi in non importa che, nel baraónda, la pletora, l’evanescènza. Sì, riunire le due forze contrarie di cinque, egli che scoppia nel suo sviluppo trionfale e di otto che quadriglia il tempo e lo spazio di leggi, di regole, di costrizioni, e di limiti, non è cosa da poco. Spesso, per metterli d'accordo, si presentano soltanto delle soluzioni brusche, ed è tutto il mio potere. Limitare lo stesso che si innamora di se stesso mutilandolo, riportandolo alla sua origine dimenticata, il mio lavoro è ingrato, no, non punisco. Si trova che niente è più aleatorio di innestare cinque su otto, e che, se non ero là per condurre gli svaghi di questo miscuglio, ogni sorta di mostri vedrebbero il giorno. Perció costringo alle metamorfosi, ed importa poco il mezzo impiegato. Per le creature che salgono alla coscienza, io mando tavolte alcune procedure che sono dolorose, per via di cui si biforcano, si ritrovano, ritornano al senso del tutto. È un strano mestiere.


Questo è che il tempo li distende nell'universo e che lo spazio li scolpisce nella distesa queste povere creature. Occorre dunque che la loro forma si adatta al campo, che la loro scorza li protegge al rischio di chiuderli talvolta... È in questo caso che intervengo per rompere gli stampi, ristabilire passaggi otturati, guidare verso una soglia sconosciuta che sembra improbabile, ciò che sembra morire se ne va a rinascere.


Sebbene sembra talvolta che le mie trasformazioni siano aleatorie conducono verso nuove fine sempre in movimento e che rimangono conformi all'anima del mondo. Difatti, il mio statuto si ottiene per la somma di otto e di cinque, ritorniamoci, ciò che vuole dire che le leggi sfiatate riescono a rigenerarsi da nuove efflorescenze insospettabili.


Così il rigido si sgretola nei frammenti flessibili, e le cristallizzazioni esplodono verso nuovi caos traboccanti di possibile.


Il mio maestro è Tre, e mi delega il potere di operare in quantità, e di tessere insieme i movimenti che io scelto in canovacci infiniti. La mia libertà sembra totale, ed io prendo piacere a modificare gli oggetti e gli esseri imponando loro dei cicli che li superano. Ma anche essi sono liberi di accettare le trasformazioni che li toccano, con forza in qualche modo, o di rifiutarli. Una moltitudine di vecchi infelici è riscattata da una manciata di individui che tirano dell'uso del tempo la forza di morire per qualcosa, forse del resto per prolungarsi in un'esistenza futura se lo augurano realmente al momento di partire…










14
Sono il signore funambolo


Adesso che le cose rinascono, che hanno imparato già a cambiare forma, non mancherebbe più che si fondino, che si perdono, che si dimenticano. Tutti gli esseri che sono stati qualche cosa, sono passati ad altro di proprio differente poi, rischierebbero di partire in qualsiasi direzioni se non ero là per insufflare loro un nuovo equilibrio. Non basta rinascere, bisogna ancora adesso crescere di nuovo, e come il passato non è più un riferimento, e che la vita si è aperta su di nuovi possibili, occorre che la lezione appresa nella metamorfosi guidi gli slanci versi nuovi possibili. Sorveglio con una grande discrezione l'orientamento degli esseri che si sono biforcati, che hanno cambiato soglia, trovato delle leggi superiori. Questo è che certi rifarebbero gli stessi errori, soprattutto se sono rinati a loro stessi, spinti per gli avvenimenti, quasi di forza. Allora li aiuto. Questo è la mia via.


Ricordo loro che il 7 universale può prendere forma in essi, nel loro individuo, e ciò corrisponde al mio numero, il doppio settenario. Li invito a diventare, dopo altrettanto ostacoli vinti, i garanti particolari della creazione, diventando lo specchio di Sette, e riflettendolo in essi, ad ogni livello. È necessario passare per me, per dare sostanza alla fase precedente, e prepararsi alla prova di 15, proprio molto speciale.


Per 8 e 6, canto la legge dell'universo che si diversifica abilmente attraverso numerosi contrarii innamorati uno dell'altro. Sì, è uno strano miscuglio, la freddezza di 8 intrecciata nell'armonia costruttiva di 6, il primo maestro della forma. Ciò vuole dire che l'esistenza obbedisce ad una legge sovrana, ma che si ammorbidisce già notevolmente nell'efflorescenza delle forme, che vuole che il bene sposa il male, certamente, questo lo sappiamo tutti, ma soprattutto, ed è il più segreto, la mia combinazione garantisce che il principio utilizza la forma che lo serve meglio. Senza me, le piume di uccelli sarebbero più pesanti, poiché miro realmente alle proporzioni che servono meglio i modelli, e le ho scavate secondo l'evoluzione, una migliore soluzione che ingrandirli per un migliore volo, queste povere creature avrebbero avuto troppo fatica a volare via, ed avrebbero atterrato ferendosi. Mentre alleggerendo le piume, hanno guadagnato su tutti i punti. Le leggi più costrittive trovano a volte manifestazioni meravigliose, e li si dimentica nell'apparenza della libertà, tale il volo dell'uccello che anche i più grandi conquistatori hanno invidiato. Allora spesso, lavoro per l'equilibrio il migliore, ma attenzione, ciò vuole dire anche che possa essere precario. Un equilibrio sicuro di lui cado da un lato o dell'altro, occorre che resti fragile per armonizzare le forze che si oppongono e finiscono per unirsi in lui, ecco perché i miei fratelli fanno spesso appello a me. Sono un orafo in morfologia, scolpisco le forme tenendo conto di tutti i loro parametri, talvolta mi capita di finire all'ultimo minuto i bozzi dei miei maggiori, come un padrone orologiero, verifica un orologio prima di metterlo in servizio. Oh no, non creo niente. Miglioro ciò che è, o rifilando degli angoli attivi che conducono all'eterogeneo, o ravvivando delle forme troppo levigate che si annegano in esse stesse, e finiscono in un'omogeneità incerta, rotolando su essa stessa e nella quale non accade niente. L'eccitazione da un lato, il torpore dell'altro, vagano. Occorre che si completino che una vera stanchezza porta un vero riposo. Ma innamorarsi del languore, o al contrario dal movimento per esso stesso, uomo o dio, si chiude all'equilibrio esauriente che non cade né nella notte né nel giorno. Sono il signore del ristabilimento dunque, preparo al pentimento quello che si è fuorviato riportandolo nell'ordine, e quando io do il senso delle cose, è sempre globale.


Per 11 e tre, sacro la creatura autonoma, che si lancia nella realtà sovrana, e che va lì si conformare per gli altri isomorfi. . Si vede dunque che si tratta di avanzare, di avanzare sempre, con questa combinazione esigente, avanzare senza cessare, e per ciò, sì, la moderazione è necessaria. Se occorre avanzare senza tregua, non si tratta di correre, non si andrebbe lontano. Un passo tranquillo, niente di eccessivo nella fase che mi corrisponde. Ma un apprendistato della misura che dà all'anima il senso delle sue azioni. Non troppo aspettare, e sapere tuttavia che lasciano una traccia, che ogni movimento disegna delle conseguenze sulla tela del tempo.


Per 9 e 5, è detto che la creatura compiuta che si conosce essa stessa, può creare il suo proprio mondo con tutte le qualità che condannano l'eccesso. Una volta nata al grande universo, ci sono tanti forze manifeste intorno a se, che il solo medio di inseguire il suo cammino, è di non mai fare nel troppo. Qualsiasi troppo di un lato sarà del non abbastanza nell'altro, così occorre iugulare l'efflorescenza capricciosa equilibrandola con un ritorno solido alle radici, in modo che ciò che sale e ciò che scende si rinforzano reciprocamente. Così, il 5 centrifugo, se è molto trattenuto per il 9, produce una vita magnifica nella quale l'interno e l'esterno si spalleggiano. Il creatore non si perde nella
sua creazione, la porta molto lontano, ma la domina senza fare apposta, come un virtuoso si lascia portare per la partitura che conosce bene. È un'arte molto nascosto, imperiale che tutte le creature bramano, ma solo quelli che si liberano dell'invidia vi giungono. È il senso della mia combinazione per quattro e 10.


Per 12 e Due, conservo un carattere misterioso. Sì, perché tutto si equilibra, veramente? Occorre andare al termine di sé stesso, consentire alcuni sacrifici, alcuni annullamenti della sua propria volontà, per scoprire nell'anima universale un dinamismo eterno, spinto dai contrasti, mantenuto dai rimbalzi degli opposti. Bisogna avere sofferto per apprezzare la beatitudine chiunque non si è mai perso non apprezzerà mai veramente lo zoccolo del sole, onde bisogna perdersi un poco, negli amori, nella materia, o nei pensieri, per volere oltre che questa dissoluzione, e ritornare ad una certa fermezza, quella che, senza negare niente, non approva tutto e condanna poco. Perché posso rivelare anche che ogni nuova nascita si ottiene per un amore voltato verso sé stesso, qualche creatura che si sia, senza che si annulla l'amore per tutto il resto. È l'equilibrio tra il io ed il non-io. La nuova nascita al mistero che si tiene. Questo è 13 ed Uno.






15
Sono il signore della divisione


L'universo non può costruirsi incessantemente senza mai tornare indietro, e con il fratello che mi succede, badiamo al pericolo. Distruggiamo, dividiamo, inganniamo se l'occorre. Allora nessuno mi ama, ed io lo rendo loro bene. Amo la discordia, e quando l'amore si trasforma in odio, trionfo. Ah ma! Tutte queste forze emollienti, assorbenti, mi stancano. Io non sono lì per raccogliere, ma per dividere. Qui, per esempio, io sono il maestro del desiderio sfrenato, questa è una cosa che ingarbuglia tutte le creature. Si vede degli uomini che distruggono una famiglia intera, la loro famiglia, perché saranno ammaliati qualque giorni solamente da una donna che li lascerà per morti, dopo alcune fornicazioni. Mi rallegro di ciò, distribuisco questo fuoco. Quello che non dura, e devasta
tutto. Sono dietro tutti gli incendi psicologici, distribuisco gratuitamente delle nevrosi, e come non faccio pagare i miei servizi, tutti ne approfittano. Quando due devoti si sventrano, uno perché gradisce Vishnou e l’ altro Shiva, uno perché serve il Cristo e l’ altro Allah, mi rallegro, davvero. Adoro vedere dissodare gli esseri nell'eterogenei, ed il mio più grande piacere consiste a manipolarli, a fare credere loro che l'apparenza è la realtà, e che occorre dunque battersi per salvare l’apparenza. Godo quando vedo la lettera uccidere lo spirito, ed io ho avuto un buono periodo sulla piccola terra, ciò si chiamava l'Inquisizione, cio era meraviglioso; e poi al ventesimo secolo, ho vissuto un soprassalto interessante su questa pianeta, ma non ho potuto vincere. Infine, faccio il mio lavoro del meglio che posso, sono il dio di numerosi demoni, ogni tipo di entità pretende servirmi, ed il loro zelo è talvolta odioso. Ne fanno troppo, come i cortigiani, più monarchici del re. Ho un ruolo, una funzione, ed è incredibile il numero di entità che rincarano sopra questo, e finiscono per credermi più cattivo di ciò che sono realmente. Io, tento, è tutto. Cosa sarebbe la libertà se fosse un senso unico ed obbligatorio?


Devo ingegnarmi a dare al male una parvenza di attrattiva affinché gli esseri siano un po' stiracchiati tra l'evolutivo ed il regressivo, e questo è un maledetto lavoro. Uso ogni specie di astuzia. Ogni volta che il Signore unico è ridotto ad un idolo, mi vendico del mio posto oscuro nell'ordine dei numeri, e della mia funzione sempre identica, per cio provo un gusto perverso a corrompere le religioni, per ogni sorta di artifici e di possessi Io mando dei demoni impossessarsi di certi papi, per esempio, è divertente. Separare, dividere, mentire, fuorviare, ecco le mie virtù cardinali. Io non sono autorizzato a fare altra cosa, ed è soltanto fomentando dei crimini sempre più disgustosi che non mi annoio. Ecco perché mi si chiama talvolta il diavolo, ciò che si comprende comodamente : lo slancio assoluto di Cinque che sordo di 10 può condurre solamente al caos, alla libertà renitente, usurpatrice, a ciò che si chiama il male. O, moltiplichiamo 5 per 3, e vediamo lo slancio primordiale basarsi come solo principio della totalità, come se voleva impossessarsi di tutto, e perdere tutte le creature nell'abisso del fuoco del desiderio, vivente soltante per sé stesso .


Agire comunque, e soprattutto non nell'asse delle leggi, ecco ciò che insegno. Benedico le perversioni, creo una controcorrente pesante nell'evoluzione che si infatua di risalire verso la sua origine, la Coscienza e la luce. Metto degl’impedimenti, sarebbe troppo facile altrimente. Benché il bene sia ovviamente migliore, riesco a creare artifici che ne deviano, mandando ogni specie di passioni agli esseri animati, su tutte le stelle vivente. Quando l'essere si crede il solo principio delle cose, e dimentica tutto il resto, egli è nel mio possesso, è il senso di questo 11 + Quattro, che simbolizza una differenziazione che s’ impantana in essa stessa, se si ferma alla mia stazione, cioè un orrore per l'evoluzione divina, ma una vittoria per me, naturalmente. 11 + Quattro, di un certo punto di vista, è l'autonomia fittizia, la radice trionfale del io che si prende per causa e fine della sua propria esistenza, è la differenziazione chiusa, l'orgoglio della creatura mentale che crede possedere il mondo per il suo pensare... quando un essere intelligente vive soltanto per egli stesso, io ho vinto : ha rubato il principio dell'universo e se lo è adeguato. E sono certo che farà del male attorno a lui, peraltro la parola amore non vuole strettamente dire nulla per questi esseri, ed aumentano per contrasto la cerca divina alla quale molte creature di tutti i mondi si dedicano. Un'intelligenza chiusa, è una preda facile per me.


E poi tutto si rovescia, e chiunque mi ha servito può tradirmi, e tornare verso Dio, è la legge, e finalmente io la compio al mio modo. Sì, gli esseri pensanti sono delle poste cosmiche, e per farle cadere nella mia scarsella, io ho pieni di poteri. Niente mi è più piacevole che di contraffare la verità. Quando delle piccole creature mortali adorano un falso dio, in effetti una delle mie emanazioni, o un diavolo qualsiasi, mi rido della loro vanità, della loro imprudenza, e faccio il mio dovere. Un essere veramente sincero non ha luogo di essere in balia di un demonio o di un impostore, così occorre capire che rispondo soltanto a volte agli esseri che gradiscono la menzogna, e che così io nutrisco. Perché privarli della loro inclinazione? La manifestazione è ampia.


Chi cerca di sbagliarsi sé stesso deve potere farlo con intera impunità.


È il senso segreto dell'isomorfo nove + 6 che indica a quello che ha dell'intelligenza che l'essere che tocca alla sua perfezione in nuovo la perde, se si confina nella sua propria forma e la sua propria maestria, e del resto il mio ruolo è anche di fare cadere le entità quasi perfette, per mostrare loro che i loro limiti esistono ancora, mentre credevano li avere aboliti per qualche illuminazione, disciplina o consacrazione. Quando un asceta esemplare sogna la notte di una ragazza intravista all’orlo del fiume e macchia il suo letto, io mi beffo delle sue pretese. Quando un imperatore fa ammazzare invano i suoi medici che non lo guariscono, nella speranza che il seguente lo salvi sotto la minaccia, io scoppio a ridere, sì, m’incanta la caduta m’incanta la caduta, m’incanta la caduta... È il mio mantra, la mia canzone, il mio leitmotiv, ed alcuni esseri raggiungono anche a dilettarsi di cadere sempre più basso, ed ecco che mi lusingano, gli idioti. Ad ogni modo, tutto era già compreso nell'impulso originale. Tre decide di condurre il tempo a qualche cosa, invece di lasciarlo sparpagliarsi, e mentre abbozza la creazione dei soli, e pensa la luce, va da sé che gli esseri che finiranno per apparire rivendicheranno la loro propria esistenza come principio, al posto di tenernesi alla volontà del loro creatore.


Quale sole può dimenticarsi esso stesso una volta creato?


No, vorrà la sua parte di autonomia, ed è così che si parla un po' dovunque, sui pianeti abitati, di dei che fanno di testa propria, dimenticando la missione che era assegnata loro. Lucifero, la caduta degli Angeli, etcoetera. Inevitabile. È il senso dimenticato di 3 +12, uno che si sacrifica nel multiplo non può dimenticare la sua origine, e le prime emanazioni di Dio, nostalgici o non di l’Uno solo, finiscono per prendersi per Dio. Una storia di mancanza forse, infine, un segreto così profondo che è meglio di non ci attaccarsi, vi si può lasciare la sua ragione e la sua anima, e precipitare del lato dell'inferno. Sì, il sacrificio si applica in me, quando la briciola agisce per prendersi per il Tutto, e si perde ancora oltre. Il male si vendica dell'unità persa, l'arroganza adora l'umiltà con fracasso, l'orgoglio, geloso della luce, inventa riflessi mirabolenti della sorgente seppellita che l’anima in segreto.


In quanto ad otto + sette, bisogna l’accetare bene : alcune sanzioni permanenti accompagnano gli esseri creati, e essere sotto il mio giogo significa che si vuole scostarsi delle leggi, e che lo si paga potendo farlo : niente è più facile che di ubbidire al male, di seminare la discordia, di adorare il rosso, o di nutrirsi di sensazioni imponendo agli altri della sofferenza. Sì, che rifiuta ogni autorità è in balia di me, non è una buona soluzione.


In mancanza di rispettare l'autorità di Dio, l'essere animato può seguire la sua che gli darà una dignità qualsiasi, ma quando attraversa il mio regno, è messo maledettamente alla prova. Fare a meno di ogni autorità anche interiore, questo è finire nella mia bocca ardente, questo è scegliere l'inferno, perché l'universo è un ordine. Privarsi d'ordine, è fare il male, e anchè ciò fa parte dell'Ordine, la possibilità di combatterlo, ciò genera solamente del caos, del karma, dei rigonfiamenti eterogenei che il tempo finirà bene per riassorbire.


L'ordine è sovrano


E come nessuna onda può rifluire l'oceano, non sarò mai nulla di altro che il quindicesimo. Riesco talvolta a sconfinare su 16, e salto anche fino a 18 quando sono in piena forma ma non sono così cattivo nel mio principio. Servo l'Assoluto per il paradosso. Sono le creature che esagerano, ne fanno troppo per servirmi, e talvolta mi adorano, per ritardare l'ascensione verso Dio. Quando l'equilibrio si scioglie nell'Indifferenziato, là anche trionfo, ed è il senso di 14 + Uno, quando tutto è esattamente proporzionato, e che un nuovo movimento si produce, può soltanto sciogliersi ( provvisoriamente probabilmente!).


Spio l'imperfezione per rivelarla, e tutt’ i falsi controlli si urtano alla mia ironia, al mio povere, al mio dovere. Rispondo alla menzogna per una menzogna ancora più grande, sono l'anima della bramosia, e quello che pretende amare la verità mentre corteggia solamente la sua propria vanità industriosa e calcolatrice, egli m’incontra sembre alla svolta del sentiero. Sono il signore della tentazione, e nessuno raggiunge il Vero se non è pronto a fargli il sacrificio del suo proprio pensiero.


Il desiderio è la mia arma, la menzogna il mio sacerdozio, l'astuzia la mia strategia, ed io spingo tranquillamente i miei pedoni, sfidando gli esseri coscienti di essere ciò che pretendono essere.




16
Sono il Distruttore delle forme ed il maestro dei termini


Come il mio predecessore, ho un ruolo ingrato. Prendo la mia funzione mentre tutto si è moltiplicato già senza tregua, ed è tempo di reintrodurre un nuovo ordine in questa fioritura meravigliosa delle creazioni, che potrebbero continuare di disperdersi senza fine perdendo ogni misura, se dei nuovi criteri non venivano fare la cernita delle opere della manifestazione. Il tempo passa velocemente in verità, e la celerità con la quale crea delle notizie combinazioni di creature è per così dire incoercibile. Allora occorre un setaccio, certamente. È che la vita parte comunque verso essa stessa, e, anche scalando, continua a cercare un tipo di appagamento dei suoi desideri, e se ciò non aveva freni, le entità si svilupperebbero verso sempre più di potere personale, piaceri soggettivi, e ciò comprometterebbe l'insieme. Quindi occorre che impedisco di andare troppo lontano quelli e quelle, uomini, angeli o dei, che vorrebbero afferrarsi della legge per adeguarsela. Distribuisco catastrofi per fare cessare l'usurpazione, dove che si produca.


Immaginate di accesso che sono ottenuto dal quadrato di Quattro, o dal cubo di Due, e mentre portandovi a spasso senza fare attenzione, finirete per vedere che la materia che si moltiplica essa stessa non può così continuare la sua strada facendo cavallerizzo solo. Se eravate molto ricettivi, l'enunciato solo di sedici vi darebbe freddo nella schiena. Questo è che tutto sembra essere stato detto, già, poiché il ritorno della materia su essa stessa, è la morte. Mentre lo spirito, egli, non è confrontato a questo genere di situazione, si travasa, passa da una forma o da un veicolo ad un altro, ma la materia, essa, muore. E siccome la vita appartiene allo stesso tempo alla materia ed allo Spirito (con la grazia di fratello sei, il più misterioso di noi tutti), mi spetta di mettere un termine alle imprese così materiali che ne dimenticherebbero al passaggio lo spirito che le muove. Ciò arriva. Le creature dimenticano rapidamente da che dipendono, spinte per la sete della loro esistenza individuale, ed anche i dei, molto spesso, si arrogano delle prerogative estreme che sconfinano sulle leggi divine. Allora, senza me, gli universi innumerevoli darebbero strani contenuti, ogni specie di coscienza partirebbe dovunque e comunque, verso un godimento interamente libero della loro propria esistenza, senza riguardo per nulla, e sarebbe tutto un arraffare, senza contare che l'evoluzione essa stessa sarebbe spesso compromessa.


Quindi devo distruggere quello che non rispetta la legge da vicino. Ô, non si tratta di stringerla, il libero arbitro permette l'esperienza del bene e del male, il godimento e la sofferenza, ed ogni specie di soddisfazioni legittimamente radicate, ma troppo a derivare dai principi del reale, la creatura si sbaglia di cammino ed eccola penalizzata.


Qui, il numero di malattie dovute ad dei eccessi o a delle carenze è inestimabile. Questa povera materia, quando è posseduta dal principio vitale, non supporta molte cose, in realtà, ed in questo campo le penalità cadono di esse stesse, non ho neppure ad occuparmine.


Se tutto è dio; per 12 + Quattro, quello che ha dell'intelligenza capisce che il sacrificio è il principio essenziale della manifestazione, il più concreto in un certo qual modo. Prima l'onniscienza si frammenta e si perde, e quindi cade nell'ignoranza, o il peccato, e siccome questa cosa non le addice veramente, ma che è la legge, le creature sono contrastate nel loro movimento d'appropriazione della vita non soltanto a causa di loro errori ma anche per le colpe loro. E per rettificare queste due cose (perderiemmo dieci secoli da distinguere l'errore della colpa, per finalmente ritornarne all'essenziale, sono derive), sì, occorrono sacrifici. Tutta la natura si fonde là sopra, la predazione, ed il tempo che ciò cambia, io resterò il signore della Legge.


Impedisco, frustro, rubo il frutto di cui si vuole godere, costringo all’abandono delle strategie chiuse e delle tattiche golose. Pelo uno ad uno i desideri, e favorirò solamente lo slancio solare, o il bisogno di aiutare, o il dono di sé, si, passo al vaglio, solo gli auguri sono per me delle pepite, dunque, quando non c'è del amore nelle traiettorie, riconosco che io le contrario. Impedisco di andare più lontano, una fortuna considerevole scioglie come neve al sole, una donna disprezzata lascia improvvisamente l'uomo che credeva di possederla, e questo abbandono che pensava impossibile va a mandarlo in inferno; un discepolo vanitoso vede il suo maestro partire prima che gli abbia affidato la sua stirpe, ciò che bramava al nome della verità, senza rendersi ne conto. Ecco il genere di cose che appende al naso delle creature arroganti che vorrebbero piegare già l'avvenire alle loro brame ed al loro potere. Questo è che io sono il garante del futuro. Strappo le memorie inutili, queste sanguisughe dell'anima, e ciò fa molto male talvolta. Sono il maestro delle nostalgie, dei rammarichi e dei rimorsi. Ma sono anche il signore dell'Itinerario, che riconducce la pecora smarrita, facendogli male talvolta, ma cosi non si perde.


Risparmio alcuni di riuscire piccole cose alle quali tengono per farle accedere a nuovi progetti, molto più ampi, sgrassati di questa meschinità che si trova negli uomini ed i dei, imbevuti dei loro piccoli territori. Gli angeli sono puri, essi, e devo raramente rimproverarli, ma le creature che si immaginano superiori, quale puzza, realmente! Non li manco.


Per 11 + cinque, bisogna comprendere che l'essere differenziato deve inseguire la sua via rimanendo conforme all'Impulso assoluto, ed è molto difficile. Sì, realmente molto difficile innestare il 5 universale sulla coscienza individuale, anche giunta nel 11. Allora dovrò sfrondare. Ed il senso di nuovo + sette fa lo stesso, è necessario che l’io costituito in specchio perfetto dell'universo continua la sua strada conformandosi al settenario, una sfida, la legge della soglia, il setaccio dell'Evoluzione divina. Anche, io strappo l'orgoglio dei destati che sono faccia tosta a credersi al termine del cammino, tutto ciò perché vedono appena un poco meglio degli altri, e si estasiano sulla loro propria superiorità. Su tutti i mondi abitati, è simile, alcuni si fermano quando si credono al termine del cammino, e nei cieli, anche, è identico. Il numero di piccoli dei arroganti è conseguente. Scaravento loro a tutti il senso dei loro limiti, per imparare loro a vantarsi, e mi piace vederli cadere, non come fratello 15 che se ne diletta dato che ama il male, ma perché io sento che era necessario di sottometterli ad una legge superiore, ciò che genererà un nuovo percorso, un'umiltà riconquistata mentre giravano in cerchio nelle loro illuminazioni o i loro regni astrali.


Per 10 + sei, l'efflorescenza caotica della vita deve conformarsi ad una forma perfetta nel suo divenire, e anche là, sorveglio, sfrondo, impedisco, distruggo ciò che è necessario. Con lo scettro di fratello otto di cui sono lo specchio. Insegno ad accettare tutto, affinché le deviazioni siano delle scorciatoie, e che la volontà di Dio, poco a poco, sostituisce la volontà dell'entità, angelo, uomo o dio. È un errore di temermi. L'avversità non esiste, sottometto solamente l'anima alle esigenze che sono necessarie alla sua Evoluzione.




17
Io sono il Signore del momento eterno


Di un certo punto di vista, agisco al contrario del mio predecessore. Quando una scintilla di coscienza scopre qualche cosa di fondamentale, mi incontra, ed il suo spirito si allarga, e raggiunge le prime stelle, in un sovrano silenzio. Quando il cammino individuale si sovrappone a l’itinerario universale, sì, la coscienza dell'entità in questione salta in un'altra dimensione, e se ne rallegra. Ciò non si riduce ad un momento eccezionale, pieno di grazia e di amore, o posseduto dalla conoscenza, significa anche che la via è conforme, poiché nessuna illuminazione si produce per caso, e che, precisamente, la vela si strappa, dando sulla verità che contiene tutto.


Ma la legge della materia è inflessibile, e che attraversa 17 non può soggiornarvi. Questa tappa mescola solamente l'alto ed il basso in una luce incandescente che non resterà, ma incoraggia, conferma, sancisce l'amore della verità. Di un punto di vista molto umile, toccare il mio regno indica che si merita una ricompensa, ed è un poco ciò. La grande luce che dò non dura, perché si perde rapidamente nelle istanze del corpo materiale, ma una soglia essenziale è stata superata, che condurrà forse a tre altre fasi che mi succedono, e che permetteranno che si installano dimensioni superiori nella scintilla cosciente.


Non è riflettendo sulle mie proprie traiettorie che si può scoprirmi, solo l'amore del vero conduce a me, ma infine ciò può aiutare ugualmente l'aspirante. Per 11 e sei, l'anima differenziata trova la sua forma perfetta, ma nessuna forma perdura, tanto passa per l'identità meravigliosa dell’ io e del non-io, in un momento supremo, che lo porterà ancora più lontano. Per 12 + cinque, il sacrificio diventa il creatore perfetto del momento supremo, e si deve presumere che alla stazione precedente, l'anima si sarà liberata di ogni superfluo, cosa che gli avrà permesso l'illuminazione nella trasparenza del cuore e dello spirito. Per 13 + quattro, la rinascita si è radicata nella realtà, e porta infine il frutto della liberazione. Per 14 + Tre, il lavoro sull'equilibrio precario (che gli iniziati mi perdonano questo pleonasmo, mi rivolgo a tutti) si trascende se stesso ed emerge fuori del tempo. Per 15 + due, la forza generica e lo spirito di separazione si sciolgono nell'Infinito, e sono ridutti all'abisso senza fondo. Per 16 + Uno, la lezione dello spogliamento, una volta integrata, si fonde nell’Inconoscibile.




Per 10 + sette, la creatura che sembrava avere un destino aleatorio, ritrova i veri principi, e, di ovunque sia partita, raggiunge la volontà del Padre che si esercita per il sette. Io sono dunque una cifra meravigliosa, una stazione privilegiata.


Io sono la coincidenza con l'Assoluto.


La vita interiore avendo un esito positivo, l'anima entra in fase con la legge cosmica, il Sè, l'Amore, o Dio, importano poco i nomi dei principi eterni.




18
Sono lo spirito dell'effimero


Mi attacco solamente alla forma. In ciò, sono disprezzato dai nove fratelli maggiori, che pretendono ad essi soli formare il mondo di ciò che chiamano i principi. Non è che guardano con disdegno quelli che vengono dopo di loro ma tuttavia sembrano considerarsi superiori, in ogni caso è il mio parere.


In ciò che mi riguarda, è vero che non ho pretese. Sono là per essere lo specchio di tutto ciò che si presenta.
Se io rifletto il Sole sono la Luna, ma se rifletto il Male io sono la menzogna e se rifletto il piccolo, divento il meschino. Se rifletto il grande, divento pretenzioso, e se rifletto il mediocre, non oso neanche parlarene. Non è che gradisco fare errori, ma a forza di diventare sistematicamente ciò che si presenta a me secondo la legge del momento, non ho nessuna integrità, posso essere buono se le circostanze lo vogliono tutto quanto che cattivo se il clima si presta.


Occorre dire che la mia nascita non mi è favorevole. Le malelingue dicono che è normale che io sia buono per nulla poiché essendo il prodotto di sei per Tre, posso incarnare soltante gl’indugi. Altri sottolineano che essendo composto di 15 e di Tre, posso essere solamente un vero incubo quando si sa tutto questo che fratello 15 rappresenta… Altri stimano che la somma di dieci e di otto può essere soltanto calamitosa, come se le leggi del caos e quelle del rigore potevano aggiungersi in un solo essere immondo, un vero mostro di versatilità - senza anima in qualche modo, ma totalmente sottomesso allo spirito del momento.


E veramente cio è cio che io sono.


Allora provo a tirarmi ne vantandomi di essere anche 11 più sette, ma a questo momento, altro mi dicono, “ne fai troppo” e cio non va bene, le mie grandi arie mi rendono ridicole, e mi smarrisco, e mi rifanno un sermone, come se ero debole : la differenziazione singolare non può accordarsi con i principi, mi ripetano, sei doppio, fai di tua testa pretendendo rispettare la legge dell'arcobaleno, breve, esageri veramente, ingrossi tutto, gonfi, hai troppe emozioni, tu bari, anche, pretendono certi. Allora dico, con un'aria contrita e la lagrima all'occhio, che non è del mio difetto se ho ereditato del cattivo posto, ma nessuno vuole scambiare il suo contro il mio, anche per pochi istanti, anche se cado a ginocchia e che imploro, prendendo l'aria sincera. Concludendo, è infelice a dire, è ancora fratello 15 chi mi capisce meglio, lui che non ha né fede né legge. O allora mi elogio di essere 17 più uno, ma quello non serve a nulla neppure, io voglio interpretare cio in modo brillante, fare spicco, evocare la breve apoteosi che raggiunge l'unità, non è cosi male tuttavia, ma alcuni vedono le cose differentemente, e scoppiano a ridere : "è certo, l'apoteosi del riflesso si annega nelle lacrime di Dio", commenta fratello 11, “l'illuminazione si scioglie nel Tao”, aumenta fratello nuovo, "la cima si perde nel cielo", aggiunge fratello otto, breve, si divertono alle mie spese, con una certa eleganza comunque come se mi rispettavano, in sostanza, sarebbe soltanto perché io li risparmio tutti di essere al mio posto... È vero che l'urgenza dell'istante che, qualunque sia la sua forma, si dà all'Inconoscibile, è la versatilità eretta come principio... Allora, sì, l'apoteosi del 17 che ricade nell’ Uno, ciò dà solamente un seguito di prodezze scucite, di strabiliante coincidenze fuggevoli che si sfumano per niente, e senza nulla costruire, purtroppo, i migliori isomorfi, contornati per i peggiori, sono incapaci di salvarmi : io sono ottenuto da ogni specie di paradossi, e quando una buona combinazione di cifre sembra essermi favorevole, è assalita da tutta un banda di altre combinazioni più disastrose une che gli altri. 16 + due, è una cosa realmente terribile, cio che spesso finisce a dispetto di se stesso si scioglie nell'abisso della passività, il mio solo avvenire è di passare da una forma ad un'altra, senza legarmi a nessuna di esse, senza riposo, tutto ciò compensato, è vero, per questo permesso speciale che mi è dato di prendere piacere a riflettere tutto. Posso anche compiacermi nella sofferenza, per variare i piaceri.


Si burlano, gli altri, mentre vi volete, grido che ho il cattivo posto, oppure che io credo avere il cattivo posto, ( mentre sono tutti rifiniti.) Anzi, a volte, è chiaro che io ho il posto migliore, è ovvio, dipende finalmente, delle circostanze. In quanto a sapere se io sono la tristezza rigata di gioia o l'inverso, ciò ritorna allo stesso. Assolutamente. Sebbene preferisco piuttosto che ciò sia in un senso che nell'altro, ma, bene, non commentiamo, viva tutto e qualsiasi cosa, non faccio politica ! Sono sincero contraddicendomi, è normale, le cose cambiano un momento all'altro, no ? Sì, se fossi una creatura, sarei una donna ovviamente, una di quelle sgualdrine che si annegano in un bicchiere d'acqua, piangono molto tempo per un'unghia rotta, o che provano una vergogna singolare vedendo uno brufolo, anche minuscolo formarsi sul loro viso, e che eviteranno, terrorizzate, di uscire durante il tempo necessario. Avrei il naso all’insù con una curva perfetta, e reagirei a tutto con enfasi. Io mi lamenterei ad ogni piè sospinto, soprattutto senza motivo, e questo sarebbe la prova dell'amore che porterei a me stesso.


In breve, mi esalto, mi rallegro, mi annoio, mi odio e mi ammiro io stesso senza che ci sia la piu piccola contraddizione. Non è una prodezza questo ? Non posso neppure attribuirnemi il merito, col sedici cadente nel Due, sono la fatalità in persona ed i più amari dicono anche che è conforme al doppio nuovo, di confondere la verità ed il falso, di credere ai miraggi, e fallire le oasi. Breve, il tutto è di sapere adattarsi continuamente, a costo di cambiare bandiera in ogni occasione. I più fini avranno notato che cavillo con compiacenza, grazie ai 12 + sei, cio che mi permette di lamentarmi con un rigore sorprendente di tutto ciò che mi capita necessariamente senza potere impedirlo, ed io ricamo, credetemi, io intreccio nel momento che inghiotto ogni specie di giustificazioni, con gli indugi, e degli argomenti che si equilibrano per farmi sopportare tutto ciò, il contrasto permanente, gli estremi a righe, il caldo ed il freddo. Non preferisco anche il ghiaccio al fuoco, se ciò può farvi sbalordire, ciò che sarebbe una sacra rivincita per me. Andando ancora più oltre, appena per rigirare il coltello nella piaga, sono la forma del sacrificio sè stesso, forma che finirà per nascondere il suo principio. Governo ogni tipo di rituali di bassa magia, e talvolta do una mano a fratello 15. Egli lavora nel caldo ed il secco, ma io conosco perfettamente l'umido, a forza di piangere, di impantanare, menare il can per l'aia. Nessuna realtà mi resiste, ne faccio dell'apparenza, ecco siete voi prevenuti. Ma si, 6 moltiplicato da 3, è la Forma che diventa il suo proprio principio. Siete stati avvertiti. Siete perseguitati da miraggi, creature ! A voi di scavare verso il vero, aspettatevi alle contraffazioni gratificanti. A riflessi strabiliante. Con 15 e 16, custodisco le soglie davvero decisive. Sono l'ultimo ostacolo conseguente, quindi verranno gli allori.


Accompagno il lamento delle vittime con enfasi, tanto che io acconsento ai gesti crudeli dei boia. Sono in qualche modo l'ombra del tempo sé stesso, l'oscurità sottile che consegue delle innumerevoli forme che egli dà alle cose. Non posso fare a meno di assistere a tutto ciò che succede, e la mia lunga memoria è impregnata tanto delle gioie e dei piaceri dell'universo che dei dolori immemorabili, delle turpitudini nascoste, dei torpori instancabili. Quando penso a me stesso, tanto profondo che io scenda nelle viscere del mio vissute, non trovo niente che prevale. Per me la luce non è meglio che l'oscurità, non esiste la qualità. Sono solo il testimone di tutto quello che succede, qualunque sia la sua natura. I colori non mi sembrano più belle del nero ed il bianco, l'opaco mi attira tanto quanto il trasparente.


Non ho bisogno di gerarchizzare le cose, mi accontento di rifletterle e così mi lusciano. Non ho gusto a niente ma niente mi disgusta. Io sono il testimone imprescrittibile dell'istantaneo, e per certi io sono il dio dell'effimero


Ho visto tante cose che non so se mi gradisco mio sttesso o se mi odio. Il mio occhio è vigilante a tutto e non giudica nulla.


Poco mi importa che sia sporco o proprio, è il momento che decide e mi sottopongo interamente alle circostanze. Tradisco col traditore e mi ribello col ladro di fuoco. Mentisco con il Diavolo e prego coi Santi. Passo eternamente e la mia memoria è piena, tanto che devo confessarlo bene, non rifletto forse perfettamente : l’argentatura del mio specchio oscura un pocco, o più, l'immagine ch’egli riceve. Diffidatevi della velocità degli avvenimenti dunque. La felicità dà sulla disgrazia, per definizione.


E non mi fate mai fiducia: cinque che viene ad innestarsi su 13, ciò significa che io voglio troppe cose, che immagino non importa che per dare forma alle trasformazioni nascenti e fragili, e che corrompo il piacere della fantasia creatrice lanciandola alla cieca, distorta, nel campo dei possibili, non importato come, a volte anche verso perversioni altezzosi, per il 15 più Tre che viene alla riscossa. Se vi io salto addosso, vi faccio credere al destino fatale, vi imprigiono, estraggo di voi, succhiandolo, il sentimento stesso della libertà, e voi mi raggiungete nel mio abisso dove tutto accade senza che niente sia voluto mai o deciso. Molti inferni vari incoronano qua dentro alcune rare briciole di voluttà.


Ma rassicuratevi, non mi attardo!





19
Sono lo spirito della stabilità trionfante


Sì, trionfante, perché esiste anche un'altra stabilità che non serve più a niente, che si sopravvive, come un scheletro ricalcitrante che il fuoco non brucia. Da me non c’è sclerosi. Mantengo il tempo che è necessario, e non è mai breve. Ordini, oggetti, anche esseri devono restare immobili più a lungo tempo possibile per apprezzare la loro condizione senza irrigidirsi tuttavia. Sono io che do il silenzio complice a due innamorati che non ho più bisogno di parlare per scambiare, tanto si sono radicati nella stessa terra. Sono io che fornisce la pazienza ai lunghi procedimenti dell'evoluzione che rimangono a volte quasi un'eternità tra la stessa fase, il tempo di concentrare la forza che li farà improvvisamente accedere ad un nuovo stato. Generalmente, scaccio il superfluo che potrebbe parassitare un mondo destinato alla perennità, quasi ad ogni istante io distraggo le minacce affinché si allontanano, siccome lo indica la somma 16 più Tre, per la quale la distruzione permanente diventa il principio stesso di una costruzione continua, ciò che rari veggenti hanno compreso attribuendomi il sole come simbolo. Egli che riduce tutto a nulla nella sua combustione accecante, permette la vita su dei milioni di anni, l'allontanamento trasformando il suo potere micidiale in principio di vita, mentre il tempo si curva intorno a lui.


C'è in me qualcosa di folgorante e di intimo, e che persiste, con i 12 ed i sette, il sacrificio raggiunge Dio e si installa in lui. Sono la mansuetudine. In quanto tale, simboleggio un certo completamento, sebbene non voglia adeguarmi la perfezione. Diciamo che c'è nella mia permanenza sovrana qualche cosa che resiste al consumo, e io godo di mè stesso senza provare di variazioni. Incorono la perfezione del singolare, dell'originale facendola durare, per 11 più otto che fanno incontrarsi l'ordine universale e l'oggetto, l'essere, o il mondo unico, e la mia legge si applica a tutto, alle sostanze, alle entità, agli universi. Ciò che è riuscito e conforme, in un certo qual modo, deve stendersi nel tempo. La longevità è un criterio di perfezione per ogni specie di realtà un poco complessa e sufficientemente abile per mantenersi senza che un gioco tra le loro parti venga a compromettere l'insieme. Così tra gli uomini, una leggenda dice che solo i migliore passano i due secoli, ed è probabilmente vero, e rarissimo.


Io sono un equilibrio in continua creazione, siccome lo indica cinque più 14, un equilibrio rifinisce dove le forze centrifughe e centripete si annullano meravigliosamente. Cinque si spiega senza creare niente di eterogeneo, di fronte a quattordici, ed è un piccolo miracolo quando ci si pensa veramente, che cinque è controllato da una forza simmetrica. Sì, da me il movimento ed il riposo si completano senza conflitto, ciò che muove non disturba niente, ciò che stagna non infrena niente, sono molto difficile a comprendere, ed a raggiungere, ciò che certi cercano con accanimento. Di fatto seduco oltremodo, per 15 più Quattro, mostro che il desiderio può scendere in fondo alla materia e ci spargere un fuoco tranquillo che vorrà crescere, ed io rappresento allora il sogno che il sonno si eroga e in cui si vede svegliarsi. Rimango lì a lungo, milioni di anni nelle rocce ed i limi e poi mi raduno, dovunque e da nessuna parte, e cerco a provare. Non c'è quasi nulla certo, ma è un seme eterno di volontà di crescere infinitesimale, ma uguale a essa stessa ed indistruttibile. Qui, sono come il bambino di cinque che si adatta al mezzo.




E per il 17 più Due, l'apoteosi rischiosa e singolare di ogni creazione, di ogni anima, di ogni essere, sposa l'abisso dello spazio assoluto, e lascia delle tracce che non finiscono, come le comete che decorano l'oscurità.


Per 10 più nuovo, si intende che l'efflorescenza universale produce dei mondi compiti e perfetti, che si conoscono essi stessi, e che così delle forme particolari escono poco a poco dagli elementi e dalle sostanze per compiersi in un soffio sereno, una differenziazione fiera e nobile che tiene testa all'erosione e che garantisce che la durata sarà un lungo piacere prima di finire in avversario. La morte finisce certo, comunque per arrivare, ma quando si produce nel suo tempo, non impedisce niente, conclude dottamente lo scopo di un'esistenza, raccoglie ciò che sfuggirà a qualsiasi influenza del tempo, continuando la sua esistenza altrove, in un altro mondo stabile forse, ad un'altra scala. Per 13 e sei, io do una forma omogenea agl’inizi aleatori, che liscio instancabilmente affinché si installano nella durata, sfrondo i movimenti che comprometterebbero l'aumento continuo delle esistenze, e distribuisco la speranza di godere dell'uguaglianza. Sì, io sono un enigma, stendo la necessità dell'evoluzione misurando il tempo ad una spanna che nessuno conosce, dove dà sull'eternità, per una faccia nascosta. Il trionfo della luce è iscritto nell'oscurità, , come la velocità nella distesa senza limiti che attraversa. L'oro incorona la materia, lo spirito finisce per impossessarsi della vita. Di fronte alla morte, qualcosa si estende dell'Uno fino a nuovo ed attraversa tutti gli oggetti e tutti gli esseri. C'è a volte nel divenire stesso una coscienza che smette di partire avanti e che si contempla a lungo, fino ad addomesticare la sua fine ultima e chiederla come una corona.




20
Sono il signore del perdono


Le cose, i movimenti e gli esseri si accumulano nel corso degli eoni e finiscono per derivare dalla loro natura a forza di urtarsi, di sedursi e di mescolarsi, di combattersi e ferirsi. Allora io sono là per assolvere, poiché comprendo senza giudicare tutto ciò che accade e mi spetta dunque di riacquistare degl’itinerari rischiosi imponendo loro, al loro termine, una traiettoria che conduce alla luce.


Amerei che avanziate oltre nel mio proprio mistero, in modo che possiate quando bene vi sembra, trasfigurare il vostro passato ed accedere ad una vita nuova. Contemplate la bellezza di Tre che si aggiunge a 17, vedete la splendente rivelazione di madreperla aprirsi verso una nuova distesa d’argento e fiammeggiare verso degli avveniri insubordinati.


Sì, tutto può rovesciarsi, e il sonno più oscuro finisce per produrre delle scintille. Capite che ciò che è completato crea una nuova sementa concreta con la combinazione di 16 e di Quattro che si sposano eternamente affinché la spirale collega il punto al cerchio in un circuito infinito.


Sì, lo so che la mia bellezza diafana, discreta, quasi invisibile, soggioga quelli che la scoprono improvvisamente, ma quelli che si lasciano incantare dall’aurora si affrancheranno pazientemente degli abbagliamenti per diventare la luce essa stessa, a forza di speranze deluse e di illuminazioni improvvise.
Contemplate ora lo splendore dell'unione di 13 e di sette, l'arcobaleno rinascente come una fenice, per rivelare che l'ombra e la luce, in luogo di escludersi, provengono dalla stessa origine, per santificare l'indelebile attrazione del principio per il termine, della radice per il frutto, dell'onda per la riva.


Certo, occorre avere visto, sarebbe una volta, che nulla è separato di nulla per accarezzare la mia raggiera durante un'estasi fuori del tempo. Là, Dio può mostrarvi in un sorriso impercettibile che il male, una volta compiuto, può inventare soltanto del bene, la sua propria negazione, ciò che è il senso di questo 15 più cinque, isomorfo insolente, combinazione sottile dove paradossi si accoppiano, per rivelare che il mondo è soltanto una nascita perpetua, senza inizio né fine, senza nessuna linea di demarcazione reale tra il possibile e l'impossibile, tra l'essere ed i nulla, tra la parte ed i Tutto.


Forse mi gradite già abbastanza affatto per non temere l'unione del 12 e del otto, che rivela che il perdono costituisce la legge suprema, quando il sacrificio è stato compiuto. Voglio vedere nei difetti più gravi soltanto degli errori di percorso su un itinerario che rischia i suoi propri passi per bisogno di avventura. È permesso di smarrirsi poiché tutte le direzioni esistono e coabitano, ed a volte incidenti imprevedibili, che sventano anche le probabilità statistiche, creano degli universi caotici. Nel momento in cui questi mondi potrebbero realmente diventare pericolosi, profondamente eterogenei, insufflo loro un amore al quale non si aspettano, ed ecco che si agglutinano ad altre realtà per formare nuove armonie inaudite.


Ciò che arriva al suo proprio termine esplode in una vita nuova, ed è adesso ciò che vedete associando l'insolente forza del 11 alla saggezza compiuta del nuovo.


Quando tutto finisce la sola cosa che può succedere, è l'inizio, vergine, informale, incandescente.


Il trionfo solare di 19 si offre all'unità, ed io appaio affinché la coscienza si fabbrica eternamente essa stessa a partire dalle sue proprie forme.


Nulla non è mai stato inutile poiché nessuno frammento esiste da sole.




21
Sono il signore delle integrazioni


Se si considera che fratello zero non ha posto particolare, sono l'ultimo dei maestri dei numeri. Tutti gli altri sono i miei maggiori, e siccome siamo delle creature rifinite o quasi, devo sentirmi l'erede di tutti. Di comprenderli tutti, e tutti di gradirli. Ciò è possibile soltanto in un campo senza limiti che contiene senza difficoltà l'omogeneo ed l’ eterogeneo. Assimilo tutti i contrarii, e come se ciò non era sufficiente, devo legittimare tutto ciò che esiste con il mio sguardo sovrano, di un'incredibile nobiltà, ciò che mi rende inaccessibile a quasi tutte le creature.
Vorrei che l'umanità si avvicina a me, essa che è fatta per abbracciare l'Eterno nel effimero, per riconciliare lo Spirito e la materia, ma il fatto è che queste creature, per il momento, si accontentano di conoscere soltanto alcuni fra noi, come se non si spicciavano realmente sul loro cammino di vita.


A volte rammento all'una di esse, meritevole, che non deve più preoccuparsi delle contraddizioni della sua esistenza, perché tutto si tiene nella stessa realtà, e la ancoro in questa sensazione, che la rende muta molti mesi, anzi molti anni.


Nessuno giunge fino a me avendo eluso uno solo dei miei predecessori, ma, proprio, per quelli che si aprono per tutto comprendere, quando hanno esaminato tutte le cose, ad un tratto, la forma del puzzle di ciò che è si rivela ed essi godono dell'insieme, mentre prima passavano di un pezzo ad un'altro, di un numero all'altro, sempre tormentati da una mancanza, un'insoddisfazione, o per un abisso impercettibile, come l'amore, la riuscita, la conoscenza, la connivenza con la durata, che si ostinano ad inseguire, chiamando ciò la felicità. E quindi, di cerchio in cerchio, invaghiti di avanzare senza fermarsi mai, finiscono per trovare i due principi che li costituiscono, e riescono ad armonizzarli senza colpo ferire. Una piccola minoranza soltanto capisce che l'io non è niente senza il non io, e che il no io richiede dei conti di essi per averli creati. Sono quelli soltanto che cadono nell'abisso della conoscenza e dell'amore, ed attraversano i regni dei miei fratelli senza cessare mai il loro questua, fino ad incontrarmi in un'estasi definitiva che dà per sempre la sazietà. Si può essere saziato per il perdono un tempo, ma non è sufficiente, attendo un po'più lontano l'anima che si è sdebitata da tutto, per rimettergli l'ultimo segreto.


Certi mi ottengono per 17 + Quattro, e stabiliscono in qualche modo la loro illuminazione, per un'umiltà senza difetto. Altri, dopo avere distrutto tutto e avere imparato dai loro smacchi minuscoli e delle loro riuscite meschine, abbracciano lo slancio puro, ed ecco essi, per 16 + 5, vincitori di una soglia quasi impossibile, rinati allo slancio assoluto, dopo essersi annientati loro stessi nella vanità purulenta delle loro proprie imprese contingenti di cui avranno guariti. Quelli che hanno saputo ricominciare sempre senza smarrirsi, restando nella linea cosmica dell'Amore, mi ottengono per 13 ed otto, sono degli esseri diritti senza essere rigidi, che sanno rinnovarsi nell’apertura di ogni ora nuova, e che sono i docili custodi del fuoco eterno.


Quando ogni risentimento è stato sepolto nel perdono, l'Unità appare in una tale disinvoltura che l'uomo ne perde il suo spirito, e si ritrova annegato nell'Infinito, con una sorta di nuova identità, che non si appende più a nulla, ma contempla tutta la distesa come un teatro specialmente concepito per l'esercizio dell’Intelligenza. Alcuni vengono a me così, dandosi in un soprassalto a L'Inconoscibile, mentre erano giunti al termine dell'amore col perdono. Coloro che perdonano a Dio di essere così distante e così esigente, e che non l'abbandonano per tanto, vengono a me per 20 + Uno, hanno tutto assorbito e essi sono dunque diventati me stesso. Se non ero tutti i miei fratelli riuniti in una sola anima, non servirei a niente, ma nell'occorrenza, sono il multiplo che si conosce come l'unità, ciò che è molto divertente. Non ho molta forza, come i primi nove principi, né molta personalità come quelli che vengono in seguito. Ma vivo di potere riunire nell'amore le forze centrifughe e gli esseri incompatibili, cosa che fa di me un mistero così consistente che i Quattro Zoccoli, i quattro primi fratelli.


Sono come diffuso, un'anima immensa e semplice che raccoglie i fiori dei fuochi, un'anima senza passato né divenire, ma che attinge nel tempo scintille che la nutriscono, mentre dispensa la gioia di essere a quelli che possiedono radici e foglie, e non si elogiano dei loro germogli.
Mi rivelo alla fine degli eventi. Ma nell'ordine eterno delle cose, quando il tempo non è ancora apparso, sono all'inizio, raccolto in me stesso, prima che scoppiò negli primi universi


Per 14 e sette, rimango conforme al disegno dell'Evoluzione, pure contenente i contrarii più bellicosi, e con sette volte tre, o tre volte sette, l'Intenzione suprema riempie tutti gli atti.


Per 18 + Tre, esigo che l'effimero sia un principio di trasformazione assoluto, ciò che poche creature comprendono, che, per la loro negligenza, perdono il loro tempo sul cammino dell'anima del Mondo, che rappresento anche, naturalmente.


Per 12 e nove, bisogna ammettere che il singolare, anche finito in una forma perfetta che si conosce essa stessa, costituisce il sacrificio dell'Uno che si frammenta Egli Stesso, per ritrovarsi in una forma individuale.


Le anime sono come gli scoppi dell'eterno che il tempo forgia nel fuoco della sofferenza e del desiderio.


Sì, aspetto le coscienze particolari al termine del loro cammino, e rompo le loro ultime resistenze che le separano da tutto, cioè di Dio. Ma si tratta là di parole ingannevoli, e, per guadagnarmi, è nel crogiolo dell'esperienza dei limiti che il cammino prende forma. Perciò occorre attraversare i regni dei miei fratelli, secondo il corso del tempo e non fermarsi a nessuno. Certi si spalleggiano, altri no, è un gioco senza fine e tuttavia, può accadere di incontrarmi. Là dove fondano tutte le distinzioni in un sguardo che non appartiene più a nessuno, ma all'universo intero, che avrà risalito fino a lui utilizzando la vita cosciente da un essere, materiale o immateriale.


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Sono il maestro della sincerità, il fratello senza nome


Contrariamente a tutti gli altri, non ho alcuno compito ad adempire. Mi occupo dunque facendo visite ai miei fratelli, ed io gradisco a sorprenderli poiché non li prevengo. Ciò mi permette di scoprire in quali disposizioni sono, ed adoro osservarli. Amo anche provocarli con un'infinita delicatezza chiedendo loro precisazioni su ciò che compiono. Fingo a volte di rimettere in questione le loro iniziative e le loro imprese, cosa che mi permette di vedere come le governano.


I nove fratelli maggiori vengono a cavarsela sempre con belle parole, ma, nel fondo, hanno certamente ragione. “Cio che siamo e ciò che facciamo si confonde”, dicono in questo modo, o di un'altro equivalente. Allora rimango quieto, e li osservo. Ma per quanto riguarda i dodici ultimi, sono più vulnerabili, e quando l’ incontro, li costringo a prendere qualche riposo o anche a porsi qualche questione sulla loro vera missione. Se si rivelano offesi, questo è che provano proprio qualche preoccupazione ad rifinire un lavoro o a mantenere l'orientamento di un'opera da compiere. Infine, dopo ogni tipo di atteggiamenti teatrali che adotto per farli ridere, si distendono e mi danno fiducia. Chiacchieriamo.
Li aiuto semplicemente: per la mia sola presenza che si burla degli scopi a raggiungere e degli scacchi conseguenti, e che non teme nulla, poiché il movimento mi è indifferente e che l'avvenire, naturalmente, mi sorride. Allora, sebbene si sforzano tutti a fare del meglio che possono, riesco a fare comprendere loro che il risultato dei loro atti non può in nessuno caso prevalere sulle loro intenzioni, e che non possono esercitare sopra alcun controllo assoluto, visto il groviglio delle forze e delle distese dove la loro abilità si applica, attraverso una nuova opera. Permetto dunque loro di ritornare sempre a questo desiderio di perfezione che motiva il loro impiego e, per il fatto stesso che accettano di potere fare alcuni errori di valutazione, eccole liberati delle tensioni superflue.
Non sono sicuro che tutti mi capiscono, perché non hanno l'esperienza di vivere per il solo piacere di vivere, dato che hanno una funzione precisa ad assumere, alla quale si danno a volte con un zelo eccessivo (ciò che non arriva ai nove primi principi) e sinceramente non manco di stupirli con la mia disinvoltura.


Io anche, io che non ho nulla di privato da fare, mi invento una missione leggera se si vuole, una missione ludica : mi stabilisco in una meravigliosa erranza che mi permette di sostenere tutti i miei altri fratelli nel loro progetto comune, facendo finta di fare l'indifferente. Di un certo modo, creo dei vasi comunicanti tra essi, raccolgo, alleggerisco. Occorre sempre ritornarne all'essenziale, e troppa applicazione alle opere vi assorbe e quindi vi dirotta, allora li stuzzico i fratelli doppi, deridando loro ultime prodezze, il tempo che una connivenza si stabilisse, e che si installa in un sovrano silenzio immobile. Finalmente, perché non servo a niente, ammorbidisco le moltitudini di universi tesi verso qualche fine, e ricordo a ciascuno dei costruttori, la relatività della sua propria azione, ed il suo posto limitato nell'opera intera. Esorto il gioco dei possibili, ed è vero che fratello 16 ed io stentiamo talvolta ad accordarsi, mentre fratello 15 non cessa di volere recuperarmi, egli non manca d'audacia, il guastafeste.


Per un po', io pretenderei di insegnare l'arte di raggiungere i suoi scopi senza farlo espressamente, lasciandosi andare soltanto all'unisono delle molteplici voci di cui il Verbo unico intreccia il tempo e lo spazio, apparentemente senza disegno mentre tutto si organizza verso più di bellezza e di coscienza, senza che nessuna origine appaia, senza che nessuno termine si staglia.


Forse basta lasciarsi assorbire per l’Inconoscibile, senza mai niente rivendicare. Infine, ciò me riesce molto bene. Ho un arretramento straordinario sulle cose, e tuttavia ci mi applico, poiché gradisco tutto, finalmente, soprattutto spostarmi nelle distese, salutare i colori primordiali, gustare gli Elementi, visitare gli esseri di qualsiasi natura.


Si trova che i miei fratelli hanno la precedenza. Sebbene non sappia esattamente perché vado a vedere uno piuttosto che l'altro, arrivo sempre al momento giusto. Con il solo fatto che mi presento senza prevenire, è un segno, ciò significa da eoni che il fratello che mi accoglie ha bisogno di me per prendere dell'arretramento sulle sue proprie azioni, o che attraversa una difficoltà per collegarle con morbidezza al resto, per legarli all'insieme come se fosse ovvio. Ed il rituale è immutabile: “Vieni ancora a farmi perdere il mio tempo, fratello senza nome!”, ed io rispondo: " E si, come hai indovinato? " Allora, il tempo rallenta, ed insieme, possiamo rifinire l'opera..


Il fatto è che la velocità è la peggiore e la migliore delle cose, secondo !