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La via del maestro interiore
 


1/ ESSERE SOLO O GUIDATO




Se riportiamo la questione “della via” ad una procedura pragmatica, l'interrogazione è semplice. Vale avvicinarsi meglio allo risveglio da sé stesso, o seguendo un maestro, che, perché beneficia lui stesso dell'esperienza della visione esaustiva, può mostrarne il cammino? A meno di cedere all'incanto dei particolarismi, e compararli con il rischio di perdersi, l'ipotesi di una definizione generale del risveglio s’impone, per concepire un passaggio unico, nella realtà superiore, per ogni membro della specie umana destinato a vivere per l’essenziale.

Il primo errore da evitare è dunque di immaginarsi che la verità sia locale, migliore qui che là, su pretesto che sembra essere stata meglio descritta ed avvicinata in alcuni contesti. È allettante limitare l'esperienza dello sveglio all'India, per esempio, ed ai suoi molto numerosi turiferari, ed è indispensabile raccogliere alcune testimonianze che vengono dalla immensa tradizione. Ma se si tratta di un passaggio della coscienza verso essa stessa, ad un altro grado, questo passaggio è accessibile dovunque, sia con la qualità della procedura presunta condurrci, sia con la qualità del adepto, ed in questa misura, l'amatore d'apertura rimane sensibile allo tracciato di questo passaggio in ogni specie di testimonianze culturale e storiche.

Esistono quattro categorie di destati, che per definizione, non avranno esattamente lo stesso discorso.




1/ Destati a vocazione mondiale. Rari, fondono le religioni, volontariamente o non, o lasciano dottrine potenti. L'ultimo nel nostro tempo è Sri Aurobindo, che porta una nuova dimensione al passo spirituale.




2/ Destati a vocazione pedagogica, che corrispondono all'immagine corrente del maestro. Scelti fra i migliori discepoli, rappresentano una stirpe dopo la scomparsa del loro proprio maestro, e ricevono il potere del darshan., Se trovano un discepolo degno di perpetuare la tradizione, a loro volta, trasmettono.




3/ Destati selvaggi. Trovano essi stessi il risveglio, testimoniano, ma non si attacano agli insegnamenti o li condannano. Non mirano neppure al ruolo di maestro




4/ Destati selvaggi conservatori. Trovano da essi stessi il risveglio, ma finiscono per rappresentare una via abbastanza precisa, o una stirpe che corrisponde loro, ma senza l'approvazione ufficiale. Possono essere istruiti da intuizione, da reminiscenza karmiche, e diventano facilmente riformatori poiché sono inalzati liberamente al risveglio, senza incalzare la via che preconizzerano in seguito, e che attualizzeranno per le necessità dell'epoca, con nuovi concetti. Possono identificarsi al ruolo di Maestro, ma non cercano fondamentalmente di rappresentare tanto quanto i maestri tradizionali.




Di fato che ogni essere è particolare, per scoprire le caratteristiche di questo stato di l’essere, spetta loro di preoccuparsi dal risultato e non dai temperamenti diversi che giungono allo stesso statuto. Il risveglio è usato differentemente da ciascuno, secondo ciò che rappresenterà, ma questa realtà essenziale utilizza ogni seguace nello stesso modo, poiché è un piano cosmico o universale. Procura una distanza imperiale riguardo alle circostanze, ed a volte anche, riguardo all'esistenza, cosa che procura un potere ricettivo di una profondità insospettabile, un'iscrizione nuova del percepito nel io. I modi di inalzarsi sono variati, ma il passaggio è radicale, e qualsiasi seguace insiste dunque sul modo nuovo di risentire l'incarnazione che si è offerta a lui. Questa realtà del risveglio è definita come spirituale in numerosi contesti, ma in altri, dove lo spirituale non è l'opposto del materiale, altre proprietà possono essergli attribuite, e questo statuto della coscienza individuale sfugge allora alle rappresentazioni dualisti. La descrizione del risveglio dipende dunque dalla lingua e dalla cultura che sopportano la vita del suo testimone, e quest'ultimo ricorrerà, con un'economia certa, ai concetti che gli permettono, nei termini stessi del suo ambiente, di qualificare la sua esperienza definitiva.




Su quest'argomento, le variazioni sono immense, ed è una delle ragioni per le quali il candidato può rinunciare a trovare un maestro, e tentare di fare da sé. Può essere indignato dalle contraddizioni che appaiono sul piano formale, ed esitare, francamente, tra vari movimenti. Se lo spirito non si alza sopra le forme, può infatti credere a vari risvegli, raccogliere vie diverse, anche opposti, come se i “satori” fosse condizionati ciascuno dall'insegnamento particolare che li evoca, cosa che è ovviamente assurda, ma sembra a volte plausibile quando si tiene a gerarchizzare le categorie spirituale. Si può anche cercare di azionarsi sé stesso verso questo mistero per mezzo di un metodo che conviene meglio degli altri, per scegliere alla carta una dottrina, ma è allora probabile che l'approccio rimane troppo intellettuale, e rassicurante. L'idea di sostenersi su mezzi derivati da preferenze personali è insufficiente, e maschera travisa nasconde spesso una motivazione debole, o il rifiuto di altre considerazioni più esplicite nelle dottrine che si tenderà ad evitare, per far sparire debolezze personali. Poiché la via è radicale e di un'esigenza estrema, ciò che si può aggirare attacandosi alla forma più seducente piuttosto che al proprio contenuto.


2/ SUPERARE LA FORMA DELLA FIASCHA PURCHE SI ABBIA L’EBBREZZA




Dato che il lavoro è interiore, ogni dottrina autentica può coçnvenire per tentare l'avventura esplorativa, se è compresa. In cammino, una volta che l'io ha realmente deciso di investirsi nell'architettura delle sue percezioni senza coltivare angoli morti, e che ha compiuto le tappe preliminari della rimessa in questione esauriente di sé, una via può farsi giorno, più adeguata, più personale, più intima, con una consacrazione libera, liberata dallo sguardo del guru. Oggi, alla pressione dell'evoluzione, il lavoro diventa più facile per ogni anima dedicata, poiché diventa facile di liberarsi dalle forme del passato, grazie alla discesa di nuove energie-coscienze, favorevoli alla consacrazione, all'elevatezza, all'intuizione. Il passato ci ha legato vari approcci, che possono riuscire, se l'impegno è autentico, e si attacca, a volte passivamente, a tutte le formazioni dell'ego. Citiamo alcuni esempi “di fiasche’’ che possiedono lo stesso contenuto. La stessa montagna può scalarsi con molti bordi, i pericoli di ogni faccia essendo differenti. I cammini più brevi sono più dirupati, ed riservati a quelli che sono capaci di cambiamenti rapidi, con una consacrazione intensa.




Il buddismo zen tenta di ridurre tutte le rappresentazioni del risveglio alla loro piu semplice espressione, l'induismo al contrario associa il risveglio ad una conoscenza di Dio, e tutta una letteratura accompagna il paradigma dal “grande passaggio”, ottenuto da ogni specie di mezzi, dei più ascetici ai più eccentrici, cosa che pone già un problema d'esegesi considerevole, suscettibile di smarrire il neofita con l'abbondanza dei cammini. I Cinesi presentano il risveglio come una ramificazione esaustiva a tutti i materiali della realtà, concreti e sottili, ramificazione che annulla l'esigenza di pensare, poiché il sentimento di appartenere al Tao fonde l’io nel non-io, senza resistenza, senza difesa, senza necessità di considerarsi come un essere distinto da tutto ciò che lo circonda. In Occidente, la prova è meno netta, ma si trovano nozioni che lasciano pensare che la rinascita possa prodursi, ad esempio presso i mistici che parlano dell'estinzione della loro individualità, o presso i Greci che enunciano l’atarassia, o denunciano il mondo esterno come un semplice apparenza, lasciando intendere che hanno trovato nello spirito la propria fonte dello spirito, allontanandosi delle sentieri abituali , cioè le identificazioni.




Tale differenza d'approccio mostra già che il risveglio fa parte di alcune realtà rarissime che sfuggono ad ogni descrizione precisa con l'artificio di uno linguaggio, e ciò deve essere stabilito, poiché si trova dell'altro lato del pensiero, in un certo modo, cosa che significa semplicemente che il pensiero non ha accesso a questo stato, e che non può dunque inferirne che con approssimazioni multiple, fragili ed eterogene, che non possono in nessun caso avvicinarsi alla globalità della visione procurata dal Sé. La trappola è dunque di fabbricarsi una rappresentazione falsa del risveglio, per farlo tenere nelle capacità del mentale, cosa che è impossibile. La concezione del risveglio non può ridursi ad una sola via, né ad un'epoca, né ad una dottrina. Se il mentale lo riduce in uno particolarismo, un itinerario anticipato sarà seguito, certamente in buona fede, ma senza portare frutti, così occorre, qualunque sia la dottrina scelta, applicarla per viverla nel mistero del presente, poiché tutte insistono sulla possibilità di acquisire una nuova percezione. È più efficace non caratterizzare la via oltre a misura, e circonscriverne la pura quintessenza, piutosto che di volere inquadrarla in un sistema riassicurante, che tropo semplicemente deciderà nuovi modi d'appropriazione del reale coll'interpretazione del vissuto, cosa che non è lo scopo ultimo del risveglio: liberare dal pensiero e vedere con l'occhio interiore.




Infatti, il linguaggio permette di descrivere gli oggetti a partire dalla loro natura e dal loro volume. Qualsiasi oggetto è visto in qualita di materia da una parte, ed in qualita di forma d'altra parte, poiché possiede un limite ed un contorno. Anche nel settore delle idee, che sono oggetti mentali, e che tengono assai spazio nelle dottrine, è abbastanza facile vedere dove i movimenti naturali trasmutano il contenuto di un concetto: camminando, la bontà diventa compassione da un lato, empatia in un'altra direzione, amore vero per alcuni; ma anche debolezza se diventa eccessiva, e si manifesta ciecamente. Anche cio che nominiamo le qualità di l'essere non possono fondamentalmente essere delimitati dall'approccio intellettuale, e ciascuna fra esse si diluisce verso un'estensione che ne perverte il potere, o una concentrazione che la rende ossessiva. Le “qualità’’ spirituale sono precise sulla carta e possono essere oggetto di una glossa conseguente, e di commenti che incitano a scoprirle o svilupparle. Nella pratica, le qualità dipendono dal flusso psichico e gli eventi ne fanno variare il corso e la preponderanza. Ecco perché tutte le basi delle dottrine si riferiscono soltanto, ed istantaneamente, alla relazione che il discepolo mantena, nel suo vissuto, con le qualità presunte condurre al risveglio. Oggi, molti destati solitari ricusano il fatto che ci si possa "appropriarsi" le qualità che garantiscono il successo nella via.




È più semplice immaginare che il Sé scaturisca spontaneamente al termine del riconoscimento interiore dell'ignoranza, piuttosto che di pretendere ad un'azione volontaria del io sul io, che può soltanto essere limitata. Sforzarsi di migliorarsi costituisce una cattiva strategia, se questo miglioramento non è il frutto di un'aspirazione intensa. Se è un calcolo, la volontà dell'ego da sottoporre la realtà persiste, e molto fallino il satori perché vogliono soltanto ottenerlo per cattive ragioni. Non un dono di sé al mistero, ma un'apoteosi personale. Pero, solo il dono di sé al mistero permette di tuffarsi nell'ambito del reale, indistintamente, cioè senza essere obbligato ad interpretarlo per sé stesso. Su questo punto, Zhouangzi e Laozi sono assolutamente d'accordo, e permetteno di concepire una via nella quale l'io si lascia assorbire nell Tutto, evitando di aggiungere il suo grano di sale, su ciò che le capita, fino a abbracciare i minimi eventi in una legittimità assoluta. Questa strategia riesce necessariamente, poiché non ha più bisogno di attributi, di mezzi, essendo ogni momento l'occasione di comprendere il legame che si effettua tra il Tao ed il seguace.




- Che significa l'efficace totale? Chiese il duca Ai.

-La morte, la vita, rispose Zong Ni, il guadagno, la perdita, la miseria, la supremazia, la povertà, la ricchezza, l'abilità ed e cio che non gli somiglia, la diffamazione, l'elogio, la fame, la sete, il freddo, il calore, partecipano del cambiamento, sorgevano spettano al movimento stampato dal Decreto. Sono simili al giorno ed alla notte che si succedano uno all'altro, e il sapere si rivela impotente a distinguere il loro inizio rispettivo; quindi non poreberano rompere la pace interna né penetrare nel ricettacolo dello spirito. Unirsi gioisamente allo scolo senza perdere la felicità, fare in modo che non ci siano nessuno interstizio tra il giorno e la notte, a fine di comporre con gli esseri e le cose la primavera, equivale ad accogliere e suscitare le stagioni dentro del cuore. Ecco ciò che chiamo l'efficace totale...




Tchouang – Tseu : Gli scaffali interni.




La stessa nozione si trova nelle agiografie, in cui numerosi santi sono descritti come capaci di ricevere ogni evento come un dono di Dio, sia una grazia, sia una prova in previsione di un miglioramento, sia come una lezione d'apprendistato. La via rischia di essere un concetto artificiale se la staccamo di quello che la pratica, ed il buono senso ci concede che l'esploratore ha più prezzo della carta breve che gli permette di muoversi. Quindi è affatto concepibile che alcuni destati ripugnano a fare credere ai loro discepoli che un cammino esiste, poiché ciò potrebbe facilitare “la proiezione„ de io sull'itinerario, mentre cio che importa realmente, è la trasformazione del io se stesso, e l'intensità dell'impegno che comanderà le procedure esterne.




Oggi la tendenza è di riportare le pratiche spirituale, le tecniche, ad attrezzi precisi, efficaci in un orbe definito, e di cui è inutile attendere risultati altri che puntuali. Questo movimento è

assolutamente corretto, e permette di sviluppare oggi una concezione realistica della via del risveglio, purgata da un lato dell'idealismo che mistifica, con il suo accanimento alle pratiche spirituale presunte aprire l'ultima porta che nasconde “Dio’’, e sbarazzato, dell'altro lato, del suo pragmatismo, suscettibile di manipolare i discepoli avidi “di riuscire’’, a scapito di un'osservazione spontanea, libera, naturale, della loro relazione al non-io. Poiché il non-io rimanga immenso, infinito direbbe un Indù, indistinto nella sua essenza direbbe un Cinese, ed è dunque inconcepibile sostituire il contatto permanente che egli offre in ogni momento con istruzioni per l'uso di ciò che deve “essere risentito, qualsiasi i criteri usati per definire “il migliore". Ciò che percepisce nell'uomo ordinario è legato a ciò che è percepito, ed anche se possiamo concepire un'evoluzione della percezione, cosa che è alla base di qualsiasi dottrina di risveglio, non esiste alcuno mezzo per far sparire piu presto la percezione generica, la basa, lo zoccolo, che sono profondamente attaccati all'identificazione, e dunque, allo stesso tempo, alla reazione dinanzi alle identificazioni forzate e scortesi.




Si può tentare di dirigere la percezione verso più grandi spazi, ed è lo scopo della meditazione, ma il discepolo oscilla costantemente, fino al risveglio, tra stati di coscienza superiori che possono attirare il risveglio definitivo, ed umori più pesanti, che lo ritardano o fanno dubitare dello scopo, ma che possono anche, se la fede persiste, pulire vecchi schemi.




È inutile attribuirsi qualità, poiché la vita le sottoporrà a prova dura, mentre le fondazioni oscure del io generico sono sollevate dallo yoga: ogni specie di rifiuti, per un verso, di attaccamenti, dell'altro, senza contare le compulsione sotterranee, ira, violenza, avidità, autoritarismo, trascuratezza, narcisismo ed orgoglio o dispetto di sé. Quindi diventa difficile sostenersi su immagini di sé positive, poiché il progresso farà uscire ombre proporzionali. Questa legge è difficile da ammettere, ma aggirata, la via rimane un puro fantasma. Dato che i guna sono vere forze, e non dei concetti, qualsiasi modificazione della loro proporzione tira manifestazioni impreviste, e seguire una via indica precisamente che si faranno muovere i modi percettivi acquisiti per scoprirne altri, più profondi, più alti, più inclusivi. Contrariamente al mentale che saltella senza sosta di un'idea all'altra, di un contenuto psicologico all'altro, ricordo, voto, desiderio, paura, progetto, idea, ecc., il Sé riempie lo spazio ed il tempo e rallenta la velocità del pensiero o lo annulla, e “la via’’ opera dunque direttamente sul cervello per cambiarne le strutture perceptive. Ciò non puo farsi senza sollevare resistenze, psicologiche e fisiche (chimici)




I più classici sono stati repertoriati, e possiamo ricordarli, per creare una morfologia succinta dell'avventura esplorativa: sviluppare Rajas tira una diminuzione di Tamas, ma non favorisce necessariamente lo sviluppo di Sattva, e può anche comprometterlo. Sviluppare Sattva (ciò che è indispensabile in qualsiasi via) fa sorgere le rivendicazioni di Rajas, sul quale occorrerà esercitare piu di discernimento, ed attacca Tamas. Lottare contro Tamas genera l'aumento di Sattva e di Rajas, che occorrerà conciliare dopo averli discernat . L'approccio “ in sezione’’ della via spirituale è molto più giusto dell'approccio concettuale, nello quale un itinerario, così falso che ideale, e fatto per indicare gli inizi dei cambiamenti da effettuare. Nessuno decifra la stessa carta nello stesso modo, e finalmente, poiché il tempo è soltanto il pretesto con il quale il Sè si nasconde a sé stesso, qualsiasi tentativo di scaglionare la via, da un punto di vista esterno, come si misura un cammino, è condanato all’insuccesso. In compenso, proveremo ad abbordare la via, indipendentemente da qualsiasi tracciato, dal solo punto di vista “interiore’’, definendo “le prese di coscienza’’ necessarie e sufficienti, per condurre al risveglio, con o senza dottrina, con o senza maestro.




Per esempio delle illusioni concettuali, basta citare alcune qualità delle quale il conseguimento è presunto condurre al risveglio, per vedere i limiti di queste rappresentazioni ideali. La determinazione, virtù cardinale dello yoga, è bella quando serve una volontà illuminata, ma si muta in tendenza al accanimento quando il suo utilizzatore si chiude nelle sue proprie prerogative e dimentica il soffio sempre rinnovato del presente, oppure, senza l'illuminazione perpetua dell'osservazione, essa si perde nell'artificio del potere, l'attaccamento al successo, o anche nell’abitudine monomaniaca. Ad esempio, la fede senza oggetto, che è un movimento umile verso il Divino, e che si suffice a sé stesso, può a volte essere aggredita e riassorbirsi in periodi difficili, in cui i progressi essenziali stanno effettuandosi, a volte in un inferno personale. Concepire un itinerario verso il risveglio senza lotta è assurdo, ma la lotta può diventare passiva, e riguardare soltanto l’io alle prese con i difetti della memoria evolutiva, le scorie della personalità, gli influssi della programmazione astrale, o le abitudine incoercibili (Aikido mentale).




La questione è dunque di accettare la sua evoluzione con le sue proprie resistenze, e non di corrispondere ai canoni della dottrina, cultivando qualità che lo spirito pretenderà alla lunga di possedere perché se ne è persuaso. Dinanzi ad una crisi, i progressi artificiali crollano, lasciando gravi ferite narcisiste, e questo è il fondo comune degli ashrams e monasteri, dei discepoli troppo identificati ai loro maestro. Un giorno o l'altro, la bella macchina “che fa suo meglio" obbedendo a criteri esterni, si rompe, perché l'esperienza reca qualcosa che smente la linea diritta dell'itinerario seguito. Alora si interrompe la via, e potrà riprendere soltanto sostenendosi sull'esperienza reale del discepolo e non sulla sua sola volontà di seguire perfettamente un cammino tracciato per lui. È corrente essere terrazzato, in una via troppo rigorosa, da un ritorno potente di Rajas, che mostra la vita come una fonte di piacere, cosa che è umiliante, che si cede o no alle tentazioni. Sia con la tortura del sacrificio, sia con l'impressione, giustificata o non, di scadere rispetto al progetto iniziale quando il desiderio è saziato. Un eccesso di Sattva, mentre gli altri due guna sono stano in sonno, può produrre una sorta d'aumento che si accontenta di esso stesso e si perde nelle sue fantasmagorie, inventando dialoghi falsi con Dio, o che si perde nella realtà contingente. Sforzi potenti e stanchevoli possono portare un ritorno inatteso di Tamas, ciò che farà dubitare profondamente dalla validità della via esaustiva, presentando ogni tentativo di cambiamento come un'illusione che vuole sostituire altre illusioni, più concrete, e che sembrano allora meglio fondati.




Queste “prove’’ sono molto naturali sul cammino del Tao, ed è inutile volere dispensarsene, ma non possiamo neppure affermare che siano obbligatorie. Vogliamo parlare della via “in sezione’’, cosa che arriva tra il discepolo del Reale ed il suo itinerario di predilezione, poiché l'enunciato delle dottrine resta in superficie, come una carta topografica può citare le irregolarità senza essere essa stessa in rilievo. È ciò che giustifica eventualmente che si prenda consiglio presso un padrone, per sapere fare fronte alle turbolenze inflitte all’io generico che esce dalle sentieri battuti, diventando un individuo cosmico ed impersonale.




Presso un maestro, occorre rimanere libero. Un guru che cagiona una dipendenza o una assuefazione non può rappresentare un'alta verità, né una grande luce.




Che si tratti dunque degli oggetti concreti, o degli oggetti sottili, creati dallo spirito per foggiarsi l'architettura del reale, si trasformano tutti, si deformano, si disperdono o si coagulano in una danza permanente. È precisamente questa danza che lo risvegliato non ha più necessità di immobilizzare in concetti, poiché si sente in armonia con il Tutto, e non cerca dunque più di strapparloro pezzi di verità disparati, che gli occorrerebbe dopo, instancabilmente, combinare tra loro.




Il mentale ordinario cerca di seguire il movimento delle cose, soppesa le sentimenti, misura le idee e le loro interazioni, prendono in pieno le emozioni che ha tendenza a giudicare prima di capirle, e sappiamo tutti che il suo lavoro è approssimativo. La prova ne è, occorre ricordarlo, che la medicina psicologica si sviluppa nelle società in cui il suditto è sommato di diventare un individuo, di allontanarsi dalle leggi comuni e dalle regole ancestrali. Le grandi città dell'Europa e degli Stati Uniti abbondano di terapeuti, psicanalisti, psichiatri, cio che ci permette di chiedere di nuovo lo quesito dell'uso del mentale: non è così facile a trattare verso la differenziazione individuale, ed è il motivo per cui alcuni esseri hanno bisogno di seguire una guida, se fanno naturalmente più fiducia ad un modello che ha riuscito la sua impresa che al loro proprio passo aleatorio. Un vero maestro può eventualmente fare guadagnare tempo, se non priva il suo discepolo del suo libero arbitrio, cosa che può succedere con la complicità di quest'ultimo, che preferisce un trasferimento che lo sdogana delle sue responsabilità piuttosto che un'autonomia confrontata, col dialogo, ad un'autorità superiore.




Siamo ben tutti d'accordo sul fatto che il mentale spinge alla differenziazione individuale, e che questo è una grande parte del suo ruolo. Per conoscersi sé stesso, è necessario passare per il pensiero, quindi, per i più esigenti chiamati dal risveglio, di scoprirne i limiti. È possibile utilizzare la quintessenza del lavoro che sarà stato compiuto dal pensiero relativizzandosi esso stesso nella via, per aprirsi ad un nuovo afferamento della realtà, molto meno ingenuo e perentorio. La via deve necessariamente combinare un migliore approccio di sé ed un riconoscimento più totale, più inclusivo, più innamorato del non-io, della totalità esterna con le sue ramificazioni sottili, i piani dell’Essere. La questione è di sapere come rompere i codici della predominanza mentale, cioè di liberarsi dalle dualità, bene/male, gratificante/penosi, positivo/negativo, che impongono un'interpretazione chiusa del vissuto, accettato o respinto secondo i criteri automatici, naturali, ma posseduti dal subcosciente.





3/ LA VERA DOTTRINA È INTERIORE






Un nuovo approccio del presente funge da intermediario nelle trasformazioni perpetue, ed è una fondazione che si trova ovunque, che si ricerca il presente vuoto, il Sé, o che si accetta senza truffare qualsiasi manifestazione del presente sovrano, come nel tantrismo. In ogni modo, la rappresentazione del presente deve cambiare per permettere di sentirlo in un nuovo modo, ed è dunque necessario attribuirgli caratteristiche che lo sacrano come la realtà essenziale, poiché la nuova percezione del suo passaggio è capace di trasformare l’io a fondo. Il presente può dunque diventare più essenziale di l'io esso stesso, che è alla partenza della cerca, è un "aggregato’’ di funzioni, mentre diventerà col risveglio ottenuto, un'unità testimone dell'unità. Quindi è più giudizioso accampare l'itinerario supremo nel tempo che nello spazio, in cui dipenderebbe da condizioni esterne. Ora dipende soltanto dalle disposizioni dell’io appuntellato al il suo passato con la leva di ogni seconda, che deve liberarci da qualsiasi attesa, siccome da qualsiasi timore di principio, cosa che è contraria al funzionamento naturale del cervello, concepito per perpetuare i codici d'interpretazione della natura, prigioniera della nassa del tempo. Qualsiasi dottrina del risveglio non può dunque strettamente fare nulla di altro ma soltanto stabilire un altro impiego della durata, e dare un quadro sommario di questo nuovo impiego preconizzando esercizi formali, come la meditazione, cioè una sorta di contraffazione pedagogica dello stato di risveglio, che, colle sue similarità con lui, può condurrci.




Il primo lavoro consiste nel respingere i tipi d'interpretazione ordinaria degli eventi, che sono utilizzati nel prolungamento del passato, e quest'approccio fa emergere gl'impulsi emozionali, poiché si tratta di accettare il reale ed i suoi fatti, che si approvano o no.




Il secondo lavoro è di trovare abbastanza soddisfazioni nella nuova lettura degli eventi, detta spirituale, per esigere da sé stesso della fermezza nell'approccio, per finirne con pratiche che appesantiscono l'incarnazione. Troppe di esigenze sessuale ed alimentari possono privare del gusto di soddisfazioni più profonde e più fini. L'attaccamento alle emozioni negative, ira, risentimento, diniego dell'altro o di sé, mantiene il mentale in solchi detti “vitali’’, ed è necessario apprendere a ricevere gli eventi contrari come fatti, e non come avversari. È necessario finirne con la teoria del complotto ed immaginarsi essere vittima, è cosi che si capisce poco a poco che si attirano le circostanze che si attraversano e che si può liberarsene.




Il terzo lavoro consiste a sempre piuttosto dubitare di sé e delle sue proprie capacità piuttosto che della presenza potenziale del Sé e del Divino, o anche dell' essere psichico, per non fermarsi in cammino, vicino a soglie vietate della trascendenza. Forze psicologiche ed a volte occulte impediscono i passaggi che non sono fondati su una consacrazione esaustiva.




Riguardo a tutte le forme che il mentale può rivestire, tutte i geni e talenti che differenziano gli uomini, è certo che circoscrivere lo spirito costituisce un'impresa impossibile, percio si puo accontentarsi di fare fiducia alle sue manifestazioni le più profonde. Il mentale non è fondamentalmente separato dall'intelligenza divina, né dei piani superiori che ispirano i migliori degli uomini. In realtà, come lo ho espresso più precisamente nei "Principi della Manifestazione’’, già disponibile sul web, il mentale può funzionare in circuito chiuso per l'io generico, che non si renderà mai conto che può risalire il pendio dello spirito verso la sua fonte divina. Si tratta dunque di rompere il circuito, il circolo vizioso, dell'autonomia della natura che imprigiona il mentale nel suo stampo, e di inventare nuove aspirazioni.




Se si cerca gli annessi e i connessi del mentale, questi ascendono e scendono, e ci si stupisce di vedere che egli possiede vari modi d'azione, dai calcoli astuti e contingenti che danno il cambio al subcosciente della sopravvivenza animale e legittimano i desideri alla rinfusa, fino alle ispirazioni più pure che possono rivelare l'ordine del mondo, aprire prospettive sconosciute, misurare con una grande precisione i fatti e la loro portata, o anche tradurre influssi che vengono di al di là del mentale. Tutto ciò appartiene allo spirito, il cui campo è immenso, e può scendere e mescolarsi al vitale o ascendere e ricevere gli influssi trascendenti. Può anche stabilizzarsi, ciò che si produce ad alcuni destati, saturati di esperienze dette superiori, e che si mantengono senza sforzo in una zona di percezione limpida, continua ed omogenea. Ma questa incredibile diversità d'azione, da un lato, ed i risultati pietosi del suo funzionamento nella storia, dall'altro, (essendo il mondo oggi esaurito dall'incuria umana), spinge oggi piu che ieri molti anime da volere osservare la realtà passando per un altro mezzo, il mentale avverandosi poco affidabile, ed è precisamente ciò che nominiamo il passo del risveglio. Si tratta del voto di partecipare all'universo spontaneamente e coscientemente, reintegrando il suo ordine, senza che il pensiero divida la percezione, la frammenta, o la tortura colle dualità e gli anticipi indomabili.




In questo processo, il pensiero (dinamico) si sfilaccica quindi si ferma, ma la coscienza persiste, e ciò, in modo molto più chiaro ed incomparabile. Ecco perché alcuni presentano lo statuto del risveglio come l’esito della conoscenza. Questa conoscenza diventa diretta e spontanea, e decifra ciò che si presenta con una grande facilità, senza i mezzi della ragione discorsiva nella quale il rigore non si ottiene che con un lavoro assiduo, interminabile, che alcuni uomini intraprendono, ma che le donne temono, il loro cervello funzionando su un altro modo.




L'abbandono del pensiero dinamico procura un nuovo tipo di coscienza, e la maggior parte dei risvegliati si senteno allora androgini nel loro spirito, una ricettività potente accompagnando movimenti da asserzioni ispirate, senza violenza né orgoglio. Ma poiché il cervello generico fabbrica del pensiero senza cessare una sola seconda di farlo, il lavoro tecnico che consiste nel volere fare cessare il pensiero è sottoposto a costrizioni che rendono il progetto quasi impossibile. Ci si può provare e si può avanzare anche che il pensiero dinamico finisce per morire di esso stesso quando l’io, struggendosi per la Verità, ne avrà esaurito tutte li risorse, cosa che permette “di strappare la vela’’. Un'immagine poetica e simbolica sarebbe di mettere innanzi che il pensiero “si suicida’’ quando ha definitivamente capito che non poteva possedere il senso delle cose. Se questa confessione illumina l'io egli stesso, il Sé, può allora sorgere. (Il non mentale).




Il risveglio è finalmente l' esito del mentale, che rinunciando a sé stesso, riassorbendosi, scappa a i suoi scacchi, e che scansa così tutte le sue altre strategie impotenti che hanno voluto afferrare la realtà, senza mai giungervi. Tentativi differenti dal risveglio sono stati provati per dare un senso esaustivo all'esistenza, la religione, sia una politica di riconoscimento delle leggi morali, che pianta il senso della vita in una dimensione superiore ma sconosciuta, l’esoterismo e l'occultismo, sia la scienza dei legami tra la vita e ciò che gli è forse certamente superiore, i piani sottili. Infine, l'ideologia, derivata della filosofia, ha appena mostrato i suoi limiti, e cagiona dunque un dubbio profondo sulla capacità dello spirito umano di condurre strategie decisionali sane, degne del futuro che vogliamo tramandare. Semplificando, si può affermare che è la Materia che ha vinto poiché le sue leggi sono semplice, e che derivano esclusivamente dalle regole imposte dalla natura. I piani di miglioramento della specie non resistono alle multiple pressioni quotidiane, la sopravvivenza alimentara, il timore del futuro, il culto del passato, l'avidità individuale e l'orgoglio delle nazioni.




Il liberalismo che prevale costituisce una trasposizione astratta del codice di sopravvivenza proprio di ogni specie, nella specie mentale, ed è bene una sorta di forza che fonde la qualità richiesta al cittadino, quella di mettersi egli stesso avanti, sacrificando al passaggio la solidarietà e l’intrico permanente dell'individuo e del gruppo in un insieme omogeneo e coerente, riconosciuto da tutti. L'individuo si sostiene generalmente, oggi, sulle sue qualità mentali per farsi valere, qualità dove si mescolano l'intelligenza pura e l'astuzia opportunista, il bisogno di approfittare della vita, che utilizza generalmente mezzi che sfuggono alle regole morali, o le rispettano a minima, senza alcuna generosità. Nella via del risveglio, al contrario, tutto è permesso in un certo qual modo, eccetto precisamente “mettersi davanti’’, poiché si tratta di prendere la misura del universo e di adattarla alle risorse umane, deboli in partenza, e che aumentano proporzionalmente al riconoscimento della sovranità della Totalità.




Questa concezione si trova ovunque, dell'umiltà cantata dai santi ed i martiri, fino al "surendder’’ di Madre per sopportare lo yoga sopramentale, passando per l'elogio dell'innocenza, amata da alcuni mistici come Ramakrishna, e la raccomandazione dei patriarchi zen riguardando lo spirito del principiante, che deve essere conservato del noviciato fino al conseguimento del satori. Far abbassare il mentale delle sue pretensioni, pur utilizzando il suo potere di discriminazione immediata, permette di seguire la via senza mai concettualizzarla, approfittando degli "insights’’, delle prese di coscienza liberatorie. Poiché il pericolo è il seguente, agire in funzione della rappresentazione del risveglio, e non secondo il vissuto. “Drammatizzare’’ la via, la cerca, ritorna in fato a fare l'opposto di ciò che essa esige, poiché lo scopo finale è l'unità, mentre le drammatizzazioni rafforzano le dualità.




“Tutto quest'universo e tutto cio che contiene di abyme e di inanimato, non è niente altro che la visione dello spirito. Quando lo spirito ha raggiunto lo stato di unmani, non si porebbe percepire la minima dualità.’’.

(Hatha-Yoga Pradîpikâ.)




"Se potessi anniantarti te stesso, soltanto un momento o pure meno tempo che un momento, allora ti apparterrebbe in proprio tutto ciò che sta in questo mistero dell'interiore di te stesso.".

(Maestro Eckaert.)




Con l'intenzione del risveglio, il pensiero opera un rovesciamento su lui stesso, investe i suoi scopi e le sue motivazioni, osserva la sua impotenza, ed l’io abbandona allora alcuni valori per altri, che si manifestano di esse stesse, appena il lavoro di decondizionamento incommicia a portare i suoi frutti. L'ordine delle soddisfazioni cambia. Si può presentare la via del risveglio come un processo di differenziazione dal mentale (con il paradosso che rinuncia a sé stesso), che parvene ad un contatto pieno ed intero con l'universo.




La differenziazione individuale selvaggia, derivata dall'urbanizzazione industriale, non si volge nella stessa direzione, ed è dunque fonte di nevrosi, poiché è incompatibile combinare l'impiego dell'intelligenza, necessariamente evolutiva, con la cultura delle sopravvivenze dinamiche, regressive. (Competizione cieca, arrivismo, immoralismo, giustificazione auto compulsiva, avidità). Nelle società tradizionali, coloro che raggiungevano un impiego particolare del mentale, più vasto e più preciso, diventavano nella tribù saggi consultati, capi o guaritori. Al contrario, appropriarsi l'intelligenza sullo zoccolo invariato della memoria evolutiva costituisce dunque una perversione, e produce, in un certo modo, individui “falsi’’, ed è il dramma della modernità, dove il potere del mentale aumenta nel più grande numero senza pertanto liberare la natura delle sue costrizioni, cosa che è contraria alle regole cosmiche, e spiega, tra parentesi, una parte delle leggi del karma.




La differenziazione individuale costituisce dunque un processo cosmico, sottoposto a leggi superiori, e non un'impresa soggettiva capricciosa, ma il vero senso della parola libertà è stato sviato nella cultura occidentale, cosa che permette di affermare che “il verme è nel frutto’’ da molto tempo, nel culto di un individualismo materialistico, contrario alla via spirituale, che è anche un individualismo, ma trascendente: il movimento dell’io è allo stesso tempo centrato su egli stesso e sulla cancellazione dell'ego. Questa scoperta apre un dibattito profondo e fertile, che giustificherebbe un'analisi completa: le sofferenze dell'ego non sono i segni che una cattiva direzione è stata presa e che ciò può rettificarsi?




La prova è il problema abbastanza drastico dell'occidente, dove le persone anziane perdono il potere della vita senza realmente sapere fare fronte, poiché avranno vissuto tutta la loro esistenza adulta in una fallace sicurezza materiale, che genera una comodità intellettuale ed

una pigrizia dello spirito regressiva, che le avrà private delle interrogazioni profonde sul senso della vita, interrogazioni tranquille e naturali che finiscono per aprire il chakra del cuore in fine di vita, nelle società in cui i membri restano collegati intuitivamente al soffio dell'esistenza, mentre non hanno forzato la differenziazione individuale… Per il momento, l'aumento della longevità non vada alla pari, di regola, con la capacità di sopportarla. I vegliardi sono spesso respinti prima dell'ora dai loro bambini, si trovano tra loro e condividono maggiormente le sofferenze e le nostalgie piuttosto che ciò che rimane da vivere. Alcuni “retroscene’’ della civilizzazione materialistica si accumulano per rimettere in questione la fondatezza di praticamente tutti i suoi valori. “La coscienza’’ è stata messa di parte nelle società industriali, per servire una differenziazione individuale ipersoggettiva, fonte di compiazenca e di malattie di civilizzazioni. Era certamente una tappa necessaria, ma ci spetta questa volta rettificare il tiro ed accettare che nostro proprio io sia un'emanazione dell'universo piuttosto che un'identità capricciosa e fallace. Da un certo punto di vista, gli uomini e le donne che si interessano alla Coscienza, alla Via, riscattano l'umanità primaria e sofferente, e possono ricordarsi nelle situazioni difficili la fortuna che hanno di avere raggiunto un grado d'evoluzione superiore. Attualmente, certe forze ostili molto potenti attaccano gli evolutori che anche possono perdere di vista tavolte la fortuna immensa che è offerta loro di volere sviluppare il loro essere verso la coscienza, e di partecipare così all'elaborazione di una Terra nuova. (Questo tema della differenziazione illuminata è stato trattato a livelli diversi in un passato recente da René Guénon, K G Jung, Dane Rudhyar, prima che Sri Aurobindo fonda la possibilità dell'individuo divino, diventato impersonale col risveglio del Sé, ma conservando un legame particolare col Divino sopramentale, col corpo e l' esserre psichico.




Quasi da tre mille anni, lo spirito ha provato, senza giungervi, di sostituire alla legge del più forte la regola della giustizia, e vi è giunto soltanto in una certa parte, in una proporzione variabile, che è in qualunque caso rimasta molto debole rispetto alle speranze investite nella causa generale, ed insufficiente rispetto alla qualità delle teorie attuate mese in opera, come il cristianesimo originale o il comunismo, il buddismo della compassione universale, il giainismo, o anche il giudaismo della vigilanza, o l'islam sufico. Il risveglio, è finalmente il sorgimento dello Spirito universale in un' io, un individuo che si è desentificato da molti valori assertivamente oggettivi, fino a fondersi nel Sè. Più lontano, altre tappe sono previste, come fondersi nell’io di tutti gli esseri, e tutte quest'esperienze superiori appartengono piuttosto all'universo che al soggetto che ne beneficia. La via del risveglio è dunque impossibile se l' io vuole prevalersi degli miglioramenti da effettuare.




Questi lo sarebbero soltanto nel prolungamento dell'ignoranza, una sorta di commedia superiore messa in scena dal mentale per dare il cambio all'individuo, ed è vero che, spesso, solo un maestro può spiegare che, in materia d'evoluzione, è la perdita che conduce al guadagno. Sembra che occorra realmente darsi per realizzarsi, dimenticarsi, come dicono molti maestri d’accordo coi santi, questa dimenticanza di sé non essendo una fuga ma un'apertura immensa, incondizionata, assoluta alla Realtà e tutti i suoi insiemi. La via può realizzarsi per quelli che sono capaci di darsi ad uno dei grandi invarianti della realtà : l'amore, o l'intelligenza, o la verità, o Dio, o l'azione perfetta, o l'integrità assoluta, o la conoscenza. Ma non sembra possibile realizzare il risveglio senza un movimento esaustivo verso una dimensione esterna, essenziale, a dire il vero.




Se alcune persone trovano il risveglio senza averlo cercato, è un'altra questione, molto spinosa, ma in ogni caso, sembra sano affermare che, se il mentale è utilizzato nella via, ciò deve farsi in modo molto rigoroso, altrimenti, astenersene e lasciarsi andare ad un amore indistinto per il reale (la vita costituisce un segmento troppo stretto), un movimento d'insieme che apprende ad accogliere ogni cosa, e che mostrerà naturalmente al soggetto i suoi limiti e gli permetterà dunque di rimediarvi, senza che si richieda il giogo di una dottrina. Non ci sono dunque principi definitivi a porre per garantire la via da un punto di vista esterno. Da un punto di vista interiore, è anche delicato, poiché per ciascuno la parte di sforzi e “di grazia’’ è diversa. La dimensione psicologica di ciascuno è dunque determinante, tanto nella concezione del risveglio, spesso sovraccaricata di leccornie che nel raccolto dei risultati.




In tutti i movimenti rivoluzionari che si fermano in cammino, e d'altra parte molto ben diffusi, in tutti questi tentativi promossi da uomini allo spirito superiore (sia con una qualità analitica e visionaria sia con un'apertura verso la Fonte), vediamo una sola e stessa opera, brancolante, torpida, spiegarsi, e che utilizza modelli, sia oggetti astratti, per fare entrare nella materia l'ideale naturale dello spirito, appena si stacca degli imperativi della natura. È l'opera dello Spirito che cerca di ritrovarsi Esso Stesso, pur stabilendosi più sotto nella Manifestazione, come per persuadere la natura a sottoporsi alla sua intelligenza olistica , che ha presa sul futuro. Ma questo lavoro si oppone a tante forze (Savitri) che ricade, secondo una legge abbastanza scoraggiante, dei passi avanti seguiti di passi dietro, quasi così numerosi, che risultano automaticamente dagli avanzamenti e che comportano un'evoluzione lenta ed in denti di sega. L'individuo può sopportare ciò se accetta l'abisso dell'abbandono, se si da al Divino, ma collettivamente i progressi sono insignificanti .




Gli influssi superiori dello Spirito fanno emergere resistenze sotterranee da superare pazientemente, senza forzare, senza millanteria, poiché la natura non è per definizione l'avversario dello Spirito. Lo limita piuttosto, lo accaparra in necessità contingenti, e resiste fortemente a quello che vuole affrancarsene, e le sue azioni ed i suoi inganni possono demistificarsi sempre piu. Più la necessità di agire sull'esteriore è sostituita da quello di agire su sé stesso, più i modi di pensiero si raffinano, fino a produrre nuove percezione spontanee, del io e del non-io, che non provengono da un movimento, ma da una disponibilità perfetta che immobilizza lo slancio dello spirito.




Ecco perché il termine di “testimone’’ o di purusha in sanscrito, è sempre evocato per parlare della dimensione trascendente. Quello che vede non è più lo stesso di quello che è nato, una soglia inesprimibile è stata superata, che nessuna descrizione restituisce. Più le breccie si producono nell'attività mentale, meno il cervello agisce in modo meccanico, cioè nel prolungamento del passato, e più le interpretazioni delle cose si attenuano a profitto di una percezione intuitiva, o di una visione diretta che tiene il suo senso in essa stessa.




La quintessenza del pensiero non si accontenta di afferrare l'abito del reale, per pezzetti ermetici, vuole modificare il flusso del tempo sottoposto alla dittatura della legge tribale, e sostituirci un complemento d'anima nell'esistenza. Dal'alto delle ispirazioni degli avatari o dei precursori, il prezzo da pagare non sembra esorbitante, ed ogni secolo nuovo si è intaccato con una nuova utopia o con una nuova riforma nella quale riposavano speranze strabiliante, tranando delusioni nuove, e piu spesso gravi regressioni. Le famose qualità spirituale vi erano incoraggiate, e spesso praticate superficialmente, in modo che diano il cambio al più grande numero, mentre i più esigenti si sorprendevano, nonostante la cultura delle virtù superiori, di essere, a volte, pieni di cattivi pensieri, resi mescini o astiosi dall'avversità. È la ragione per cui la maggior parte delle dottrine del risveglio lascia semplicemente cadere l'identificazione sociale, cagione di preoccupazioni permanenti, ed ingiunge di occuparsi, in primo luogo, di ciò che l'io attende da sé stesso. È una visione troppo radicale per sedurre la maggior parte degli spiriti, che non accettano di essere privati d'oggetti e di esaminare la loro propria natura.




La spiritualità deriva verso la religione, dove il lavoro interno è sostituito con proiezioni ideali, colla liturgia ed il culto dei dei e dei intercessori, che dispensano di sprofondarsi nello sconosciuto, le forze vitali, gli slanci diversi del mentale, le abitudine incoercibile della natura. Ma tutta la specie può guadagnare in profondita, se risulta pericoloso di volere controllare il mondo esterno da partire da una coscienza sprovvista d'aspirazione all'armonia, all'unità, alla conformità cosmica. Gli eventi sono molto malleabili, mentre le concezioni superiori attraversano i secoli. Gli esseri umani sanno da tempo ciò che occorre fare, ma se ne astienano, poiché non hanno purgato la sete dell'esistenza individuale che, da sola, detta i valori ed i comportamenti.




Nell'applicazione delle opere di giustizia dello Spirito, numerose resistenze appaiono, che alcuni giudicano imprevedibili, da cui la ripetizione sempiterna della stessa illusione dell'utopia salvatrice, sia che passa per la morale laica, il riconoscimento di Dio, o la politica. Oggi, la demografia è diventata esponenziale, alcune migliaia di famiglie concentrano il potere economico della Terra, un sesto dell'umanità sfiora la carestia. L'atmosfera terrestre è corrotta dall'industria, quantità oscene di armi di qualsiasi qualità sono accantonati da tutti gli Stati. E tuttavia, ogni volta il mentale ha creduto nella sua nuova distribuzione, ogni volta l'umanità sembrava sincera quando voleva relegare i suoi vecchi demoni e slanciarsi verso un futuro preoccupato di miglioramento. Questa volta, sarebbe auspicabile, grazie ai progressi della psicologia, che la discesa in sé diventa un attributo della cultura, per raffinare le coscienze, e che sia più facile di optare per una visione cosmica che per una riuscita sociale. È il movimento che prevede Sri Aurobindo nel Ciclo umano, poiché non possiamo dubitare che lo Spirito prevale, ciò che egli commincia da fare nel corpo e lo spirito dei “destati’’, che hanno scommesso su Lui ed hanno vissuto in profondità spesso insospettabili, prima che il risveglio le porta via sull'altra riva.




È dunque la questione della propria competenza dello spirito generico che si mette in gioco, poiché, finora, sembra soprattutto fatto per ingannarsi sulla Storia, decretare futuri impossibili, mentre non indica praticamente mai gli sforzi che sono necessari per perfezionare l'umanità. Tuttavia, mentre la nostra razza intera o quasi si distoglie del cantiere dell'anima, alcuni trovano un passaggio verso una realtà che occorre iniziare a qualificare come esaustiva, nella misura in cui, all’improvviso, sotto il peso di una valanga di verità, l'ego è bruciato, e che appare una certezza inespugnabile nello spirito rinato : tutto è conosciuto, non c'è più nulla da trovare né anche da cercare, è il "io sono ciò", cantato dai vecchi sannyasini che, infine, dopo avere percorso l'India in tutte le direzioni durante molti anni abbandonandosi a Siva o a Rama, strappano la vela e si riposano mentre alcuni discepoli finiscono per venire ad essi ed onorano la loro vecchiaia. È il grido d'amore imprescrittibile dei monaci o delle monache infine riconciliati con il loro ascèse, il loro dolore, il loro sacrificio, e che vedono il loro dubbio esplodere e Dio darsi, mentre non Lo aspettavano più. È il passo saltollante del taoista che cammina collegato alle pietre e quindi rimane meravigliato, sedute vicino al ruscello senza pure sapere chi osserva in lui, essendo nello stesso tempo infinitamente presente, senza scopo, senza rammarico, quasi senza memoria, saturato di gratitudine tranquilla di esistere.




Lo spirito può dunque trionfare nell'uomo, e mai le sue aperture non sono definitive. Mentre il risveglio caratterizza i migliori anziani, il presente si apre a nuove ramificazioni del risveglio verso l'alto, verso ciò che era inaccessibile, impossibile, e che, tuttavia, si dà all'umano. Prima di scoprire il cammino interiore, lo Spirito tenda mezze misure, con tutte queste forme di decreti che mirano al miglioramento della società, all'instaurazione della giustizia, alla regola dell'onestà, alla legge dell'uguaglianza. Questi movimenti si manifestano tale una rivolta contro l'egoismo, cioè, in ultima analisi, tale una denuncia della sommissione del mentale all'unica prerogativa del io generico, del piccolo io, come dicono gli iniziati occidentali, dell’io locale e contingente. Ma queste mezze misure lasciano l'uomo invariato.




Nei futuri seguaci, la tappa dell'utopia sarà stata attraversata, e si fara strada una nuova chiarezza lucidita : il solo oggetto di cui ciascuno sia realmente responsabile, è lui stesso. Se questa verità fondatrice, questa evidenza è dimenticata, l'azione si corrompe, l'intenzione si disperde e si perde. L'idealista è minacciato dallo spirito settario, l’odio del non simile, l'autoritarismo, il fanatismo, l'integrismo, senza contare tutte le forme “di benpensare’’ che fondono il dispetto legittimo ed il disprezzo sovrano per i fuori norme. Qualsiasi militanza che non viene dal cuore, che obbedisce al segmento stretto di una ragione pragmatica, distrugge senza discernimento per raggiungere i suoi scopi, utilizza mezzi contrari ai fini previsti. Denunciando i limiti del mentale che cerca di appropriarsi le cose esterne, l' essere integro finisce per abbassare le sue pretese, e si volge verso il luogo dove tutto potere gli appartiene: esso stesso, l'io enigmatico, depositario cosciente del fuoco delle stelle, e che, della nascita alla morte, attraversa la sua vita, annegato nell'oceano del reale e l'infinito dei possibili, alle prese con l'uso del tempo, rimorsi contro rammarichi, scacchi contro successi.




Al contrario, lo spirito orientato verso sé stesso cerca di liberarsi dal giogo che gli sarà stato imposto dalla nascita materiale. Il soggetto cerca allora i suoi proprii meccanismi, d'azione e di pensiero, prima di pretendere trovare una direzione trascendentale che sarebbe soltanto il prolungamento delle vecchie illusioni. Non prende più il suo corpo per la sua origine, né il suo desiderio per il suo motore, né la sua intelligenza per sé stesso. Spesso, l'intervento di un maestro è necessario per effettuare questo passaggio, poiché solo il saggio può ricondurre il candidato a ciò che è senza compiacénza, ogni volta che si sdogana della sua natura ancora oscura per gettarsi in qualche anticipo compiacente della sua futura condizione di risvegliato, o per lagnarsi che il suo io non ha centro. È dunque certo che volere fare a meno di maestro sulla via può essere una scommessa stupida, se non è stata concepita correttamente, poiché l'istruttore può permettere di ritrovare un capo dubbioso o sottoposto alla deriva dell'immaginazione.




Prima di illuminare il futuro, e anche prima di fare del presente la delizia del ricercatore di fuoco che si abbandona piedi e pugni legati, la via rimane soprattutto questo rifiuto di continuare la stessa cosa, di perseverare nell'illusione di fabbricarsi se stesso la sua esistenza, senza lasciare entrare il soffio di un allargamento considerevole della visione del mondo.




A meno che sia libero, lo spirito è incapace di scoprire ciò che è vero e, essere libero, è essere affrancato di qualsiasi influenza. Dovete affrancarvi dall'influenza della vostra nazionalità, della vostra Chiesa, con le sue credenze ed i suoi dogmi, e dovete anche essere liberi di qualsiasi avidità, di qualsiasi invidia, paura o sofferenza, di qualsiasi ambizione o competizione, liberi da qualsiasi angoscia. Se lo spirito non è liberato di tutto ciò, le diverse pressioni venute dall'esterno, aggiunte a quelle che si esercitano all'interiore di sé stesso, susciteranno uno stato contradittorio e nevrotico, e tale spirito non può mai (in nessuno caso) scoprire la verità, né sapere infine se esiste qualcosa oltre al tempo.

(Krishnamurti, Saanen, 1964.)




Il risveglio non può essere una fine individuale, né fondersi sulla scommessa fiera di lasciare l'umanità ordinaria per godere di qualcosa di superiore, o, se è concepito come ciò, il seguace finirà per essere recuperato da forze ostili all'evoluzione generale, che in scambio daranno alcuni poteri al ricercatore smarrito. Questa direzione è la cattiva. La vera, è di accettare di vedere il reale, dovunque ci conduce, quanlunque ci mostra, poiché il Tutto sarà sempre sovrano. Il solo progetto che resiste a qualsiasi manipolazione dell'ego, è di servire il Tutto e non di ottenerne favori superiori. La è la via suprema, che l’aspirante può decidere di impegnare solo o con un maestro, ma senza una sommissione al reale, il seguace soggettivo conserva i vizi del vecchio uomo, volere riuscire per la sua gloria, volere alzarsi per rallegrarsi di farlo, volere la verità per il piacere di possederla e cavarsela – mentre uscirne per il ratto della cuffia e non per il suo valore operante nel mondo, il miglioramento dello spirito, il progresso della razza, il trionfo dello Spirito.




Il tentativo di risveglio non può poggiarsi su un quadro chiuso, non è la ricerca di una felicità supplementare che lascerebbe intatto l'io, eccetto i suoi esercizi spirituali che stimolano un'immaginazione ideale, permettando di strapionbare le trasformazioni da effettuare. Quindi occorre diffidarsi delle dottrine, se chiudono la via in un cammino tracciato in anticipo. L'attaccamento al dogma, anche anzi superiore, quello del Sé o del sopramentale ad esempio, elabora strategie d'interpretazione forzata del vissuto, interpretazione che deve

essere in un certo qual modo ottenuta, mentre il risveglio vero non forza niente e si rivela da sé. Lo spirito soggettivo dipende dal mentale universale, che lui stesso deriva dal Divino. Il problema è dunque sempre “l'immagine di sé’’. Sarà sufficientemente formata finché l' io cercha di rompere lo stampo che stringe il suo spirito, con uno slancio potente verso lo sconosciuto, con uno riconoscimento profondo dell'ignoranza?




Se l'immagine di sé è potente, ma chiusa all' alterità misteriosa, è l'ego che pretende di cercare la realizzazione, in una finzione narcisista, in cui le rappresentazioni tappezzano completamente la percezione del reale, fino al contenimento nella cerca spirituale, puramente immaginaria, che perde il contatto con i fatti e maschera l'impotenza dell’io, in un'apoteosi di menzogna in cui sole rimangono le proiezioni di un mentale “che si morde la coda’’.




Nella via autentica, quando una verità appare, lo fa di essa stessa e si installa a fondo, caccia naturalmente alcune illusioni, senza sforzo, essa non lo fa per corrispondere ad un canone, ad un preconcetto, ad un'aspettativa del maestro, in breve, ad una rappresentazione dogmatica. È dunque completamente comprensibile che alcuni candidati sinceri, rivolsi verso lo Spirito, cercano di evitare tutto ciò che potrebbe trovarsi di artificiale in un passo convenuto, segnalato da un insegnamento che crea con la forza delle cose dei divieti e imperativi, ed in funzione del quale gli atti e gli umori dell'impetrante sono in un certo qual modo notati, come a scuola.




Tuttavia, le dottrine possono portare luci, nel momento in cui il seguace capisce spontaneamente un punto, con un insight, e che ciò si integra nella sua propria visione del mondo. È necessario da un lato essere affascinato dall'immensità del cielo, come l'assoluto proprietario della nostra esistenza, per non scoraggiarsi quando il passato resiste, e d'altra parte, la concezione e la sensazione del tempo possono diventare intense e frugare nel presente in modo nuovo. In una urgenza tranquilla, lo spirito dedicato gerarchizza le sue sensazioni e le sue preoccupazioni, si volge oltre all'esistenza, attento agli indici del Divino, per intercettare il senso assoluto delle cose. Il futuro adepto è cosciente di partecipare al gioco dell'universo, ammette che porta in lui una vera innocenza da un lato, ed una autentica corruzione dall'altro, a causa dalle istanze vitali subcoscienti, pronte a manifestarsi nelle situazioni difficili (rifiuto di sé o del reale, rabbia, paura, avidità, odio, falsificazione dei fatti, orgoglio o rifiuto di sé, fuga, dipendenze, malafede). È sufficiente a fondare una via radicale, dove la priorità diventa l'autoconoscenza, e dei suoi strumenti, pur mantenendo un'apertura incondizionata ai segreti del Divino che si avanza, al mistero del Sè che può venire ad avvolgere l'essere tutto intero e ramificarlo a cerchi sconosciuti.




È dunque tutta la questione della dipendenza che il candidato al risveglio abborderà, ciò che il mentale gregario evita accuratamente perchè il suo solo ruolo è di dare all'individuo la fortezza del io dell'ego, in una costruzione d'identità artifiziale da un punto di vista spirituale, ma autentico nel prolungamento della natura. In questa misura, l'uomo che non si interroga se stesso e che riproduce esattamente gli automatismi del suo sesso, del suo clan, della sua eredità, della sua programmazione astrale, costituisce un animale che pensa. Obbedisce alle leggi della specie senza derogarvi, manifesta le costrizioni naturali, e trova normale di esercitare la rabbia, la violenza e la crudeltà se si sente minacciato, sicome esulta di usare la menzogna per sedurre o riuscire, e realizzare così il suo piano di soddisfazione esistenziale. Questi processi sono profondamente sotterrati nella natura, e si potrebbe parlare di un opportunismo strisciante per caratterizzare il mentale generico. È il primo avversario interiore, l'azione interessata, che si trova anche in pratiche spirituale impeccabili, ma applicate senza aspirazione, e che danno esseri falsi, convinti della loro superiorità. Il Sé attenua da parte sua il sentimento individuale, ed è poco probabile che un vero destato si senta posseduto da un sentimento di qualunque superiorità.




Al contrario, diventato identico a ciascuno, può compatire alle sofferenze imposte dall'ignoranza e rallegrarsi, per identità, del progresso dei suoi discepoli. Il risveglio sbocca sull'unità o non è affatto il risveglio, una fase precedente nella quale il mentale si gargarizza delle sue rappresentazioni spirituale per foggiarsi un ego superiore. Il ricercatore di fuoco non si lascia ingannare da una differenziazione di questo tipo, e conserva il sentimento della sua ignoranza, che sopporta con lucidita, finché la vela sia strappata. Per giungere così lontano, nulla deve essere evitato né messo da parte.




I seguaci invertono il processo dello spirito su sé stesso, abbandonano la dittatura della percezione esterna dell'oggetto, e si mettono a sentire i contenuti interiori, desideri, paure, auspici, motivazioni, ricordi e sentimenti, emozioni e modi di pensiero. Una nuova conoscenza sorge, che non può essere limitata, e che a sua volta cambierà l'interpretazione dell'oggetto ed il valore di ciò che rappresenta. Un rigore appare nell'ordinamento dei contenuti soggettivi tra loro, e l'ordine delle priorità cambia, che trascinano un nuovo calendario. È questo lavoro interminabile che prima era presunto richiedere la presenza di un maestro, di un individuo che è passato dell'altro lato misterioso, dove il pensiero si cancella dando su un reale veramente percepito, piuttosto che interpretato dall'io per l'io.




I maestri danno ogni specie di nomi a questa realtà ineffabile, che possono rappresentare soltanto in modo algebrico o simbolico. Gli attributi che si possono associare al Tao, allo Brahman, al Vuoto trascendente, al silenzio di Dio, non vi conducono affatto, ma si suppone che ogni apertura inattesa, resa storica da una prova che farà palla di neve, concede qualità nuove al suo proprietario. La serenità e il distaco, l'uguaglianza sono sempre citate, in tutte le tradizioni, come i segni del ottenimento del risveglio, cosa che si comprende completamente quando si stipula che lo spirito sia diventato interamente passivo al termine del processo, e che può dunque ricevere da fronte e di faccia l'impatto del reale senza avere bisogno “di reagire’’ oltre a misura. Ma, evocare ciò semina il pericolo che il mentale si foggia false rappresentazioni dello stato superiore, poiché il risvegliato conserva la sua sensibilità, che passa in un altro ordine in un certo qual modo, anche se sembra indifferente; conserva uno giudizio, anche se è liberato dal giudizio di valore sull'altro, questo processo di preservazione che ha sempre impedito il sviluppo delle società verso la solidarietà. Il risveglio non priva di molto, benché il sentimento dell'io diventi molto tenuto, il soggetto mettendosi a percepire le cose direttamente, eliminando le interpretazioni mentali, o riducendole alla loro piu semplice espressione. Ed è precisamente questo mistero che rimane non transmissibile, benché i maestri s'ingeniano a guidare verso il passaggio esaustivo.




Abbiamo appunto visto che evocare nozioni costituisce spesso un imbroglio. Se traiamo conclusioni chiuse delle qualità presunte caratterizzare uno risvegliato, saremo delusi in sua presenza: continua a ridere, scherzare, sembra rimanere un uomo ordinario, spesso sembra distratto ed assente mentre al contrario, si tuffa in profondità insospettabili in un presente senza limiti, non locale in un certo modo. Solo suo linguaggio è differente, ma può rifiutare di rispondere a domande che trova artificiali. Va da sé che il maestro è inimitabile poiché può conservare una semplicità limpida nell'erudizione, possedere una spontaneità giovanile anzi infantile, egli può essere molto brillante o sembrare stupido, egli può sembrare indifferente al corso del mondo, mentre lo modifica con un'azione discreta. Dall'esteriore, nulla distingue l'uomo destato, e resta anonimo se ciò li piace, come si suppone per i cinesi ad esempio, poco interessati di disturbare il corso del mondo con dichiarazioni eterogene. Abbiamo dunque che fare col mistero dello spirito stesso, di ritorno a lui, dopo che avrà rinunciato ad afferrare il reale capendo che quest'impresa è impossibile, mentre sostituisce la percezione frammentata e discontinua, con la visione, tale un occhio.





4/ LA QUESTIONE DELL'OGGETTO




Tutti i movimenti dello spirito sono possibili per distinguere gli oggetti, in alto ed in basso, e nelle quattro direzioni cardinali. Ciò implica che ci siano già, alla partenza di ogni analisi rigorosa, sei aspetti che sono necessari per rapresentarsi un oggetto, per vederlo nell'insieme. Occorre farne il giro, scoprirne le radici (o la sua gravità), come è necessario anche vedere in quale misura pende del cielo, cioè quale può essere la sua finalità nell'economia dell tutto. Quando si osserva l'oggetto di faccia, si percepiscono le proprie qualità e le sue forze, di dorsi appaiono i suoi attraversi o i suoi limiti. I lati indicano in un certo qual modo le affinità dell'oggetto con altri oggetti, sulla sua destra attira, sulla sua sinistra è attirato. Si può ancora aggiungere due parametri, la nascita dell'oggetto e la sua maturità.




In fatto, il mentale è capace di produrre in modo permanente le valutazioni di un numero considerevole di cose, e passiamo una grande parte del nostro tempo “ a pesare il pro e il contro’’, girando attorno alle possibilità di azioni, cio che permette di fondare i criteri decisionali. Le soluzioni rivale non partono nelle stesse direzioni, alcune cercano di esercitare un massimo d'autorità, mantenendo un cerchio chiuso che potrebbe rompersi, altre cercano lo scambio ed la negoziazione. Alcune troncano e maledicono il passato, si slanciano con il rischio di lasciare un contenzioso; altri ritornano dietro e conservano proprietà acquisite che si accontentano di riformare, pur incorporando nuovi dati. Alcune soluzioni sono brusche e rompono un sistema, altri lo rafforzano aumentando la sua superficie pur potando i rami morti. Il mentale gioca da sé ad opporre ipotesi, a proporre molti itinerari, e sottopone l'avvenimento al suo mondo virtuale ed informale, in cui il possibile prevale sull'attuale. Dal punto di vista del risveglio, queste operazioni non possono essere naturali se mirano qualcosa. Il solo fatto di volere venire a capo produce una differenza tra l'atto di pensiero, che va il suo cammino, e la presenza pura al presente.




La via apprende dunque a rinunciare alle costruzioni del pensiero che s'infiamma, avido del suo oggetto, teso verso il successo, ma non proibisce l'interrogazione profonda, quando emerge delle profondità, che non elimina il momento, che si pone in un certo qual modo come un ape su un fiore. Poiché il mentale, è anche intelligenza, ed apprendendo a non più tenerla al guinzaglio, nelle sue sole ambizioni, diventa altra cosa che questo animale domestico al nostro servizio. Si slancia senza necessità di ottenere, e cosi, raggiunge il corso di tutte le cose, essa piega più sotto il peso delle risposte da fornire, vagabonda, si allontana dal vicino, si avvicina dal lontano, scopre soltanto che i nervi ed i codici umani la pressano di ogni parte, e tradice la sua vecchia condizione. L'intelligenza del risveglio, è di rinunciare ad ottenere, ed in questo movimento, è il Tao che si avvicina del seguace, e che può infine penetrarlo. Prima, era impossibile : l'io palpitava il suo proprio pensiero riviandola sempre, il cervello non cessava di inviare frecce acute all'intorno, sotto pretesto di spiegare, di riferire su, di appropriarsi qualche territorio che sarebbe decorato di un senso. È dunque su ciò che si ricade da dovunque si parta, anche se è il Tch'anno che lo evoca meglio, pensare è introdurre della distanza, sarebbe soltanto quella che collega la questione alla risposta, e ciò è strettamente superfluo. Il Tao contiene tutto di una sola parte, il seguace deve bagnarsi senza sentire nessuna frontiera, la sua pelle abbeverandosi anche delle energie sottili senza volerlo. Non c'è motivo di discorrere, di spingere il pensiero verso la verità, come si sprone un cavallo di corsa per farlo vincere. Meglio è di lasciare lo spirito a sé stesso, e se s’ interroga, è sotto la spinta del reale, nell'armonia del momento, senza alcuno artificio.




Il tempo è prezioso, venerabili, ma pensate soltanto ad apprendere di altri il Tch'anno o il Tao. Correte ovunque agitandovi come le onde del mare, prendendo sul serio ciò che è soltanto parole e frasi, cercando il Buddha, cercando i patriarchi, cercando maestri. Non vi fuorviate, seguaci ! Avete un padre ed una madre, ecco tutto. Cosa cercate più? Osservate in voi stessi. Non fatte come Yajnadatta, questo personaggio che si immaginava avere perso la sua testa e correva dietro. Tutto ciò che vi occorre, degni, è di comportarvi più solitamento del mondo. Non tanti modi!

Lin-Tsi




Qualsiasi progetto è una condanna del fatto stesso, di cui lo spirito, o l'io, non vuole più accontentarsi. Spesso il mentale propone soluzioni nuove che l'individuo non seguira, per pigrizia, opportunismo, timore, ed è un punto importante che i maestri non cessano di indicare: l'intelligenza mostra naturalmente alcune trasformazioni da operare, in una vulnerabilità aperta, un momento vero, un grido, ma ogni specie di forze impediscono il movimento, e l'ego entra in conflitto con ciò che è visto, e calcola nuovi pensieri contrari, per evitare l’insight naturale. È dire che il conflitto è presente nell’io, con il semplice fatto dello slancio mentale verso l'oggetto e la situazione, slancio che è a volte assolutamente legittimo, ma piu spesso costruito in funzione di risultati preconcetti da ottenere. La difficoltà consiste nel determinare quali movimenti seguire per agire, poiché i nostri atti sono riempiti di conseguenze, in parte volute, in parte aleatori, e quali sono i criteri dei nostri atti. Lo spirito sa naturalmente mirare miglioramenti, e tutti siamo anche invasi dall'idealismo alla fine dell'infanzia, ma dopo ciò diventa un partito preso, una pratica che dà buona coscienza senza cambiare il fondo delle cose. In realtà, il mentale prende il suo sviluppo ed inizia a sostituire a ciò che si presenta “ciò che potrebbe’’ essere, poiché un progresso sembra possibile, o un aumento di felicità, o un'espansione superiore. È dunque ciò lo spirito: non soltanto ciò che può stabilire i fatti, ed anche quadrarli con esattezza, ma e ciò che può anche dimenticarli a profitto di progetti, di fantasmi, di auspici, di desideri mescolati, di ambizioni, di anticipi, e ciò fonda la situazione dell'uomo: uno squartamento tra il potenziale e l'attuale, la guerra tra ciò che è acquisito e ciò che si deve acquisire, o scoprire, o comprendere.




Il futuro destato accetta il duello costante tra ciò che è, e cio che dovrebbe essere, senza mai rinunciare a uno dei due poli. Se si rimane nell'osservazione permanente, il radicamento è corretto, ma l'intuizione del futuro e del migliore può sfilacciarsi. Se si privilegia il potenziale, ciò che potrebbe essere, ciò che dovrebbe essere, si soffre dalla resistenza dei fatti concreti a forza che cerca di trasformarli. L'idealismo può essere praticato se mentre si conserve come principio di base l'osservazione del reale, e l'osservazione acuta del reale conduce alla sua trasformazione soltanto assecondata dal desiderio sovrano, ideale, di servire la verità, trovare la sua anima, o agire per amore. Altrettanto ci sono scacchi nella via del risveglio, gli illuminati essendo ancora molto rari, ciò viene probabilmente da uno squilibrio tra la potenza d'aspirazione e la forza dell'osservazione. Se i due coincidano, ballano insieme sulla via, i cambiamenti da effettuare appaiono facilmente. Soddisfazioni segnano il percorso, molto prima che il risveglio sia ottenuto, cosa che è alla discrezione dell'universo stesso. Auspicare negando i fatti, o riconoscere i fatti senza l'aspirazione da trasformarli, costituiscono due azioni mentali pericolose. E tuttavia, i realistici che finiscono cinici sono buoni osservatori, gli idealisti che finiscono nell'immaginario sono diventati maestri nell'arte di auspicare. Lo spirito deve essere mantenuto al mezzo, o sapere quando passa dalla lettura dei fatti, l'osservazione, alla loro trasformazione, l'aspirazione. E ciò non sembra potere apprendersi che dell'interiore, nell'abisso in cui ronzano gli impulsi dello spirito, colpevolezza, ebbrezza del sogno e dell'irreale, anticipazione immaginari, rifiuto del reale.




Lo spirito è per definizione così mobile e così flessibile che abbraccia indistintamente il fatto reale e ciò che immagina per sostituirlo, migliorarlo o mantenerlo, balla, corre senza sosta, strettamente nulla lo ferma, ed è precisamente ciò che denunciano i maestri: finché lo spirito copre l'immobilità, manipola l'io verso gli oggetti che si presentano, e l'individuo resta profondamente tributario delle circostanze, dei rischi della vita. Rimane attaccato all'interpretazione oggettiva dell'esteriore, è ciò che pretende, ma il suo io interiore non è abbastanza stabile né abbastanza pacificato per percepire il reale tale e quale. La via è dunque soprattutto rimessa in questione dell' io, e non obbedienza ad un discorso superiore, ad un insegnamento spirituale o ad un maestro vivo. Il vecchio io recuperato da una fuga in avanti verso il superiore, simbolizzato dall'autorità spirituale, non cambia in profondita. Montando, si adatta, se si vuole, ma non è ciò che apre le arcate dello Spirito.




Il futuro entra in modo permanente nella nostra coscienza con il pensiero, al contrario degli animali, che non provano per il futuro né inquietezza né necessità di controllarlo. Il mentale è dunque una immensa finestra “su ciò che viene’’, e che può cambiarne il corso, ma il problema si pone allora: l'essere umano utilizza il pensiero per sé stesso e da sé stessso, e si burla del futuro generale della specie, si cavale dall’impiccio mescolando ideale e opportunismo, desideri e valori, strutture e passatempi. Ciò è sufficiente per la maggior parte, restano nella sfera naturale, si disinteressano di tutto ciò che non li riguarda direttamente, e non possono dunque comprendere le motivazioni di un candidato al risveglio, poiché quest'ultimo deve inevitabilmente respingere tutti i codici socioculturali e soggettivi per avvicinarsi al mistero profondo dello Spirito, il cui mentale è soltanto una manifestazione superficiale, un semplice sistema di misura. Se il seguace sente che debba liberarsi dalla preoccupazione del futuro, lascia lo spirito occuparsi del presente, fino a che si fissi nel presente, cosa che può procurare la pace con l'immersione nella totalità. È il dhyana sanscrito, il king-lü cinese, i termini evocano l'esperienza, è dunque che è unica, simile di una frontiera all'altra: il mentale di ritorno a lui, avvolto nella sua propria immobilità, è proprio il mentale universale. Egli è là in ciascuno, mascherato dalla velocità dello spirito, le costrizioni animali del cervello e dei nervi, la frecce della durata.




Più profondamente, certe zone di coscienza possono emergere dove le misure diventano inutili, e si sfuggano dinanzi presenze benevole, che non possono sopportare, riguardo alla loro dimensione ed i loro caratteri, i nomi che gli sono attribuiti. Queste presenze sono a volte esteriori, a volte interiori come se un'identità molto più profonda e rara emergesse, ed a volte simultanee. L'io e il non-io si confondono nella stessa unità, cosa che rimane fuori di ogni portata mentale, ma mostra definitivamente che gli abissi dello spirito sono accessibili alla razza umana, e che ne sono forse del resto i creatori. (Sri Aurobindo, La vita divina).




Quando il mentale si alza ad una visione che oltrepassa le necessità personali, di certo modo, soffre, poiché egli percepisce sempre meglio l'incuria umana da un lato, mentre egli può già sorprendersi mancare tanto sia poco di ciò che ricerca, ed è cosi che emerge la difficoltà che i maestri permettono di risolvere: sì, la luce puo essere desiderata, per essa stessa, ma senza cupidigia, sì il risveglio può essere auspicato, ma per amore della verità e non per la soddisfazione personale di sentirsi superiore. È del resto perché questi principi sono abbastanza conosciuti e sparsi nelle dottrine che pochi esseri umani si lanciano nell'avventura esplorativa: sanno ciò che perderanno senza potere misurare ciò che guadagneranno, e questa scommessa può sembrare a loro troppo rischiosa. Occorre dunque sospettare tanto sia poco le soddisfazioni che lo Spirito può concedere per rinunciare alle prerogative personali di guadagno, per essere degno della cerca senza nome, ed è ciò che spiega la penuria, fino ad oggi, dei veri candidati al risveglio.



Il passo maldestro può restare improntato di leccature, d'indocilità, d'orgoglio, di volontà vitale, ed ogni specie di scorie impediscono allora il riconoscimento assoluto del Reale, che non sarà mai percepito come sovrano, ma come compagno "a parte" uguale. Pero, ciò è insufficiente. L'io è il prodotto del non-io, ed anche se occorre assumersi completamente fino a che lo spirito lo faccia dopo il risveglio, l'apertura al non-io deve essere esaustiva. È anzitutto il tempo che passa deve diventare una presenza acuta, essere concepito tale il potere di trasformazione privilegiato scelto dal Tutto per accelerare l'evoluzione della vita. Mentre la durata costituisce, per l'umanità ordinaria, soltanto una sorta d'estensione dell' io da controllare nell'insieme, ed anche a confutare quando le sue frecce puntuali feriscono la struttura immobile irrigidita dell'ego.





5/ LE IDEE SULLA VIA




Certamente, gli oggetti astratti, come le idee, sembrano non possedere forme, e ci si chiede dunque se è plausibile gli imporre una riflessione circolare, e se, come per gli oggetti percepiti dall'occhio, è necessario farne il giro per caratterizzarli. Un'idea possiede sempre un doppio taglio, può essere positiva in un settore, nocivo in un altro. Tutt' i giorni, gli uomini applicano idee che si rovesciano contro loro, poiché hanno apprezzato soltanto un segmento delle loro conseguenze, immaginandosi falsamente che si poteva delimitare il settore della loro applicazione. L’importanz )di una teoria, di uno sistema, l'attuazione di idee precise superano sempre l'effetto scontato, e si potrebbe dire che è la legge della Storia, la regola imprescrittibile secondo la quale qualsiasi sforzo d'omogeneizzazione genera una spinta eterogenea, una qualunque resistenza. Ma, il reale costituisce un tessuto unico dove tutto si collega con cammini sconosciuti, le azioni non seguono linee diritte, fanno rimbalzi ed influiscono su settori fuori della loro giurisdizione iniziale: una decisione non si ferma mai dove si vorrebbe che essa si conclude, un aggiornamento può avere una portata considerevole, nel movimento indivisibile della realtà rapida, qualsiasi evento scoppia, come una particella elementaria, in tutte le direzioni, e contamina intorno.




Le decisioni straripano il quadro dei canali regolamentari che una volontà superficiale gli impone, esse si infilano al di là della superficie degli spazi che vogliono comandare, poiché qualsiasi decisione è fonte d'azione; e tutte, espongono a nuovi fattori, mentre coloro che potrebbero essere eliminati cercano di persistere con una forza d'inerzia propria di qualsiasi materia, di qualsiasi oggetto.




Le decisioni, e che cosa è di più essenziale tra l'io e il non-io poiché è ciò che determina l'uso del tempo, le decisioni dunque, non si sbarazzano facilmente di tutto il passato che condannano ed aprono campi nuovi d'indagine, fuori di qualsiasi controllo. In breve, il mentale fa ciò che può, ma non può affatto prevedere, sottovaluta la scia delle sue risoluzioni, crede con troppa veemenza alle visioni limitate ch'egli getta nella Manifestazione come punti di riferimento, e che chiama concezioni, teorie, modelli. E la realtà cruda smente sempre i suoi piani. Di qui l'intuizione del candidato al risveglio, la sua intenzione puramente intuitiva di farlo funzionare altramenti, di privarlo dei solchi ordinari delle sue interpretazioni, che non fanno che filtrare il reale in un colore privilegiato, ed preconcetto da una preferenza quasi istintiva.




Qualsiasi azione possiede, per rimbalzo, conseguenze imprevedibili. È una delle ragioni per le quali Laozi tentava di dissuadere lo spirito cinese, così avido di procedura e perfettamente pragmatico, di avere sempre affare a misure perfette per condursi. Poiché appena il mentale si abbandona, le belle realtà che si avanzano sono fuori portata della misura umana, sono potenti, immense, presenti, e non possiedono alcun contorno. Meglio è di bagnarci come in una fonte al piede di una cascata, e poco importa da cui proviene l'acqua che lava. Dare un nome, accordare una superficie alle prime emanazioni del Tao, ciò è inutile, e l'autore del Tao-te-Ching enuncia anche questo aforisma ermetico: il grande quadrato non ha angoli. Se il quadrato rappresenta la forma perfetta del mondo materiale, ciò vuole dire che è vano e dunque perfettamente inutile volere spiegare il reale che ci circonda con l'accumulamento. Raccogliere idee, anche direttrice, trovare l'ultima prova di Dio, se necessario, decidere i mezzi con i quali il futuro sarebbe migliore se tutti collaborassero, tutto ciò, è soltanto frottole per il Sé, non delle menzogne, poiché lo spirito può darsi a questi tentativi con sincerità, ma dei progetti che sono giusti soltanto in un segmento della realtà, il mondo astratto, e che perdono ogni forza, qualsiasi legittimità, appena cadono nel campo della materia e della vita, che possiedono le loro proprie leggi.




Leggi più profonde, ed in ogni caso più oscure di quelle dell'immaginazione creatrice, così pura che essa sia, anche ispirata da piani superiori, e che, con la sua volatilità non riesce a scendere nella materia. La luce dal disopra non ha potere sulle cristallizzazioni dei modi di pensiero, né sulle sopravvivenze dinamiche, e sola, dunque, l'immersione in sé stesso rende operanti le visioni dell'ideale divino, o dell'intuizione suprema dell'Unità, che le dottrine, maldestramente, provano a rappresentare. Il brahmane candito nella sua superiorità ereditaria conosce la legge cosmica a menadito ma non la applica a sé stesso, e ciò è il simbolo del mentale generico : la periferia dello Spirito è gettata nella natura, sotto forma d'intelligenza contingente, per cominciare a posare la questione, in una creatura, dell’origine del reale e della coscienza. Sapere senza potere, conoscere il nome di Dio senza amarlo, sognare l'uomo superiore senza mettere la mano in pasta, cioè senza attaccarsi alle menzogne dello spirito, che maschera il fatto per salvare la faccia dell'ego, ecco il ruolo del pensiero, sfiorar il reale ed adattare l'io al suo ambiente con strutture semplici di combinazioni tra gli oggetti e le tendenze che se le appropriano. (Natarajan, Cosmophilosophie).




È la fondazione del mentale nella natura, ed è sufficiente a costruire un'identità locale, che non prova la necessità di conoscere a fondo, tanto l'io che il non-io, e che si ride dell'intenzione dell'universo. Tutti questi passi dello spirito gregario, che disegna carte per dispensarsi di esplorare il territorio, non conducono a nulla di fondamentale. Lo spirito vero, il Sé, precede ogni pensiero, ogni slancio verso l'identificazione. Può anche vivere di per sé e per sé stesso, se si crede gli Upanishads, senza essere preso affato nella rete degli apparenze Ma se è il tempo che trama le maglie, non occorre sbarassarsi di questa velocità della durata per emergere nel cuore della realtà celebrata dai saggi ed i maestri: l'immutabile?




E quali relazioni l'immutabile può mantenere con la vita, che è, essa, sottoposta all' infinitamente rapido ? La velocità genera modificazione impreviste, di cui alcune sono indesiderabili, e ci sfiatamo a rivalezare con essa, mentre al contrario l'uscita è in senso inverso: l'immobilità, il centro del mozzo che fa girare la ruota, o il vuoto, che dà al recipiente il suo efficace (Laozi). È la nostra storia, rilanciare sull'apparenza delle cose, e prenderla per il fondo: il deterioramento della verità nei dogmi che la marcivano, perché fermenta in scritti anziché essere vissuta nell'anima, il cuore, lo spirito ed il corpo; il fallimento perpetuo delle società, qualsiasi il loro fonde, poiché il caos del momento, che mescola ad ogni istante l'omogeneo e l’eterogeneo, lo slancio e la pratica, fa deviare le migliori intenzioni delle loro corsi, e mescola i colori che rigorosamente si erano prima separati per produrre conseguenze migliori.




Fuori, la violenza ritorna afferrarsi delle utopie, la pace finisce per suscitare la guerra, la corruzione fa il suo nido nei regimi egualitari, la teoria meglio concepita possiede una faglia con la quale avrà chiuso il reale in uno stampo insufficiente… E, in ciò che li riguarda, la dottrina della via più completa, la migliore se ne fosse, non terra conto delle reazioni di ogni discepolo dinanzi ai suoi preconcetti. È dunque l'interpretazione che occorre superare per vivere la via, ed entrare nel proprio cuore del passo, nell'abisso del momento. Per noi stessi, è l'abbandono alla totalità che li porta della materia allo Spirito senza opposizione, per altri è l'amore del Divino vissuto nell'assoluto, cosa che implica anche l'abbandono. Per alcuni, è la ricerca perfetta dell'integrità che conduce il passo, scioglie il superfluo ed esalta le scelte, e questa via esige anche un abbandono alle decisioni superiori, dove sacrifici e rinuncie devono essere acconsentiti senza riserva per atterrare l'ego. Per una minoranza ancora, l' ascesi incredibile dell'intelligenza esige un intelletto volto in modo permanente verso il mistero, l'interrogazione, l'enunciato più puro della verità, il rifiuto di qualsiasi compromesso, fino a che la questione del senso esaustivo diventa naturale, il soffio anche dello spirito in ogni momento; mentre alcuni ancora si dedicano all'azione assoluta, senza riserva, per il Divino.




Ma qualsiasi le forme, se non c'è prima un abbandono che dà al presente un potere di intervento assoluto, il passo rimane un lusso del mentale, una sofisticazione, un'aggiunta, una decorazione. La cosiddetta cerca metenera angoli morti in spiagge di tempo ordinarie, e il non-io, il grande specchio, si ridurrà alle proporzioni del viso, occupato a sedursi nel suo riflesso.




È ciò che chiamiamo la via vestita a festa, dove lo spirituale rimane un innesto, senza diventare il nucleo dell'esistenza. Mentre la via inverte, dove il seguace diventa il servo del reale, della totalità, o del Divino, secondo l'angolazione, conduce al risveglio. Non essendo più proseguito secondo un'immagine fallace, il Sé si manifesterà a suo tempo, fuori delle aspettative tese, delle illusioni idealizzate, delle trappole che soltanto una volontà minuscola gli avrà teso.




Sarebbe confortando di concepire che l'individuo possa passare per gradi della vita ordinaria, quindi alla via vestita a festa, e che questa conduce alla via radicale. In realtà, la via vestita a festa, dai suoi compromessi perpetui, è abbastanza soddisfacente e finisce per imprigionare l'io, e ciò spiega il fallimento delle religioni e del buddismo exoterico. Lo spirito rinuncia in parte a cultivare le sopravvivenze dinamiche, le ignora o le respinge, ma non le sradica affatto, cosa che mantiene l'ordine della percezione in uno stampo che rimane gregario. La via vestita a festa è dunque di rado un intermediario, poiché finisce per bastarsi a essa stessa, e la maggior parte dei destati hanno cominciato per la via radicale, che assalia di fronte, ma senza violenza, la natura propria dell' io e dello spirito. Poiché esistono insegnamenti graduali, è considerevole che alcune vie spirituali raccomandano di cominciare con la via vestita a festa, che non pone la questione radicale, ma propone modifiche conseguenti, puntando sul fatto che le prime trasformazioni genereranno, una volta effettuate, il salto verso lo sconosciuto necessario per chiamare il risveglio. Ciò resta da dimostrare, o è possibile soltanto in un quadro eminentemente strutturato e responsabile, nel quale “i progressi’’ del candidato sono verificati, ma questo genere di comunità è rarissimo, mentre il desiderio di risveglio si sviluppa uniformemente sulla Terra e debbe dunque potere viversi con un'aspirazione potenta in qualsiasi contesto.




In fatto, il reale è non soltanto indivisibile, ma qualsiasi progetto di rappresentarlo è costrinto al fallimento. Inoltre, la questione di seguire una via precisa, presunta ad esempio condurre al risveglio, non risolve il problema dell'camminamento. Che si decide questo o ciò, poco importa, nuovi confronti accadeno, nuove sfide. La via che sembra più sicura non cessa di opporsi ad ogni specie di resistenze, nell'ambiente, alle altre, ed anche nell' io lui stesso, alle prese con la vecchia natura, la menzogna della rappresentazione securitaria, tutta questa parte del mentale che si riassicura mettendo nomi sulle cose come per scongiurare il loro potere. Nulla segnala dunque che una via che si vuole precisa, come vivere ad esempio presso un maestro, o riferirsi soltanto al suo corpus spirituale, esclusivamente, facilita il sorgimento di l'essere.. Al contrario, se si tratta di restringere il campo di visione, di fare scomparire artificialmente le tentazioni della natura o le costrizioni della vita sociale, cosa che sembra acquisita sul piano spirituale in una via inquadrata di ogni parte (poiché le cose appaiono più facili in un contesto adeguato, come un ordine o un discepolato), cosa che sembra acquisito con uno scenario conforme, dicevo, rischia di essere perso sul piano, più profondo, dell'integrazione del vissuto.




Poiché è facile obbedire ad un'autorità, se la rispettiamo, facile di sublimare la carne se le tentazioni sono assenti, ed è anche gratificante sopportarsi sé stesso in un quadro in cui il posto occupato è preciso, riconosciuto dagli altri, istituzionale. Appena ci si immagina agevolare l'accesso spirituale con una combinazione di pratiche, un calendario, un impegno facilitato da un contesto su misura, tale una qualunque comunità, si fanno alcuni progressi superficiali certi, soprattutto d'ordine morale, ma il rischio di limitarsi finisce per sorgere nell'ambito, in seno alle routine, litanie, preghiere o darshan, come se le regole, troppo acute, feriscano la sostanza della vita e del tempo. Altrimenti, gli risvegliati avrebbero regnato sul mondo, non ci sono mai mancati di ashrams né di monasteri, né anche di società segrete dove Dio, in un certo qual modo, si addomesticava con la conoscenza, mentre una trasmissione si effettuava ai più degni (René Guénon, Aperçus sur l'initiation). Ma tale non è il caso, lo Spirito non regna ancora sulla terra, la traccia delle religioni è insignificante, le impronte dei santi sono rari, i saggi sono rimasti ermetici per non disturbare l'ordine delle cose… I discepoli raccolti attorno al maestro, qualunque sia, finiscono, a maggior parte, per dimenticare il sangue del mondo, la linfa della realtà, il cuore della vita, e fra loro una molta piccola proporzione soltanto può succedere al maestro, quando scompare. Gli altri s’ingarbugliano nel commento delle Scritture, si misurano l'un l'altro e si giudicano, cosa che risulta ovunque dove le regole mentali restituiscono la legge del clan animale. (Somigliami o sei escluso!)




La vita detta spirituale, inquadrata, non produce da sé la vera esigenza cosmica, quella di consumarsi per superare la condizione umana e lasciare sorgere lo Spirito. Il mentale, anziché tagliare il samsara come un cadavere, per liberarsi dal fascino vitale, anziché tuffare fino all'osso dei colori primordiali, antagonistici, o fino al cuore della battaglia dei guna, il mentale, dunque, si accontenta di sostenere il discepolo, di colpevolizzarlo se deroga alle regole, di congratularlo se racimola qualche esperienza più profonda, ma nulla prova che ciò sia sufficiente. Il rispetto esauriente delle regole spirituale, qualsiasi la loro natura, monastica, o dottrinaria, persuade che la direzione è buona, infiamma l'immaginazione, ma senza immersione radicale nell'emozionale, i bisogni primari, le avversioni e le preferenze, i pregiudizi, di fatto l'imitazione prevale, l'identificazione domina, e la struttura animale dell'evoluzione resta intatta.




Il rischio è dunque di considerare il passo di risveglio come eterogeneo, e di preservarlo, di metterlo da parte su pretesto che non vuole riprodurre ciò che comanda la società ed i valori. È su ciò che puntano le sette, separare l'espansione contradittoria del reale del progetto d'elevatezza, fino a fare girare le vittime in un mondo di sostituzione. In realtà, se è considerata tale, la via, sia una possibilità distinta, finisce per tagliarsi dall'esistenza, che la condanna, o che la sprezza, o anche che la considera come un avversario, benche solo l'io è l'avversario dell’io. Il mondo esterno non deve subire la minima sentenza di valore da parte del seguace, è ciò che è, nulla vi è fortuito, come dice il proverbio, dove si fa fuoco nasce fumo, e tutto cio che va a rotoli nella società, tutto ciò che la perverte, tutto ciò che gl’ impedisce di aiutare l'individuo in cerca del Divino, in breve tutto ciò che li delude, tutto ciò è giustificato dall'ordine della natura, la vita in evoluzione, ed il sonno della pietra che sostiene tutto, il slancio della materia verso lo Spirito.




L'esteriore può dunque essere sopportato senza che eccita il mentale verso la violenza auto giustificata dall'ingiustizia, l’odio legittimato dal crimine, tutti questi movimenti profondi di cui è difficile affrancarsi e che chiudono l'apertura verso il Divino, poiché firmano la memoria oscura dell'evoluzione nella natura.




Il Divino non può essere scoperto né apprezzato, se si suppone che alcuni elementi della realtà gli siano stranieri. Occorre dunque aspettare questa rivelazione liberatrice, viverla perché non sia più soltanto una concezione dottrinale, è necessario accettare questa visione d'insieme che contiene un mondo imperfetto, che è l'ordine delle cose da trasformare con il nostro ascèsi. Il nostro proprio movimento verso la Perfezione riacquisterà, alla sua misura, il ritardo della natura sulle intenzioni supreme dello Spirito, che si manifestano attraverso noi. Occorre in un certo qual modo guarire i nervi, trasformare la sensibilità, riuscire a sopportare l'orrore del mondo senza che ciò suscita il minimo odio inferiore; allora sì, il testimone si prepara a sorgere: il riconoscimento profondo del male serve soltanto un bene di un altro ordine, segreto, infinitamente superiore, se l'individuo autorizza la verità a manifestarsi in lui. Ora che tutte le rivolte hanno avuto l'ultima parola nella l' anima, la sola cosa che resta da scoprire, è la pura integrità del Divino che, nato nella vita dell'oscurità stessa, se ne stacca senza rinnegarla, e trova il suo proprio essere trascendente nella creatura consenziente: quella che avrà perdonato al male di esistere, perdonato all'ignoranza di condurre il mondo, perdonato a Dio di non mostrarsi a viso scoperto.

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6/ UN'ALTRA CONCEZIONE DEL MALE



Cio che si può chiamare il male possiede cause reali, radici profonde, e strapparlo del mondo costituisce un'impresa vana. Una testa decapitata rinasce altrove, dunque, il combattimento più profondo si gioca all'interiore dell'uomo, e finché non si giocherà in ciascuno, filantropia e altruismo saranno magri consolazioni, ma mai veri rimedi.




Lo scandalo, è il limite che ogni essere umano si autorizza a rispettare quando rifiuta di darsi corpo e anima al Divino, mentre pratica la sua religione per trarne profitto ed addormentare i suoi timori e la sua colpevolezza. Lo scandalo, è il falso ricercatore spirituale, che ne ha pieno la bocca di alcune autorità innegabili, ma che si veste a festa con il suo yoga o il suo zen, poiché non vuole soprattutto toccare la sua architettura di percezione emozionale, né scendere nella sua impotenza senza protezione, e che trova tanto più giustificati i suoi movimenti falsi che li avalla con la sua credenza superiore. Lo scandalo non è la menzogna assunta apertamente, che costituisce un opzione come un'altra, una scommessa esistenziale, lo scandalo è il ‘’far vista’’ ciò che denunciava già Gesù, uno dei più grandi maestri, attaccandosi ai farisei. L'atteggiamento giusto che sdogana di un fondo falso, la pratica impeccabile che deriva da una insincerità che si nasconde, di una volontà puramente narcisista o di una sentimento d'inferiorità patologico, la preghiera perfetta nella sua espressione, che nasconde un anima scura che vuole raggirare Dio comperandolo. Tutte queste menzogne sono inesauribili, sostengono i cleri per un'umanità che mette in posto uno sceneggiamento di menzogna: sognare che si risveglia… E da religione in ideologia, da dittatura in democrazia, la falsità innova ed il cuore dell'uomo rimane invariato, gli esseri veri sembrando paria o matti?









È anche il problema della Via, se non è ben seguita, che costruisca anziché disfare, che aggiunge anziché sottrarre. Poiché si tratta di togliere il superfluo. Il migliore esiste già, nascosto in fondo. Allora di che c’è realmente bisogno, altrimenti di gradirsi abbastanza se stesso per scendere nel pozzo dell' ignoranza, invitato dalla bellezza che si cela ancora, e che sorgerà una volta le illusioni perdute.




La questione delle dottrine e del discepolato, sono dunque l'apparenza della conformita, poiché la conformità può essere soltanto un processo vivo, dipendente dall'abilità di ciascuno a incarnare i principi di cui si vanagloria. Il scenario della verità è piantato e mantenuto con una cura notevole in molti istituzioni, e, in questa messa in scena perfetta, diventa sempre più facile rispettare la lettera e dimenticare il fondo. Mentre nella vita ordinaria, in cui la lotta va in furia, l'intenzione pura del risveglio non rischia di smarrirsi in formule vane, né elogiarsi in cerimonie autentiche conformi, che diventano simulacri trascendentali. La vita perenne, tortuosa, violenta, stupefacente, è la, in tutto il suo splendore selvaggio, e la sua legittimità imprescrittibile: senza essa, non saremmo qui. Senza ciò che alcuni chiamano “la debolezza sessuale’’, non sarebbero scesi sulla Terra, senza il male per spronarci verso la Perfezione, noi dormiremmo certamente sugli allori: dunque, il migliore specchio dell'io che cerca lo Spirito è forse proprio quello della vita corrente, privata di scappatoie, di soluzioni gia pronte, di ricette per trovare la verità alla frutta.




Quindi è indispensabile per noi, fondendosi sull'esperienza sopramentale, di rompere una verità detta tradizionale, Oggi, il risveglio può avvicinarsi senza l'aiuto di un maestro vivo, sia che rappresenta una stirpe o che testimonia in suo nome. Ciò dà torto a Guénon, esperto in questa materia, ma come Newton è stato superato da Einstein, il maestro universale è stato soppiantato dall'avatar sopramentale, Sri Aurobindo e Madre, ed ora la discesa del sopramentale può favorire, in qualsiasi contesto, il più ordinario dunque, il riconoscimento dell' Essere, poiché l'atmosfera stessa riceve influssi superiori, e molti humus spiriuali .




Non, i nostri avversari non sono esterni, finalmente, la Storia cambia e si migliora gradualmente, con cicli che comportano regressioni, no, i nostri avversari sono dentro, piccoli nani come li chiama Sri Aurobindo, di minuscoli esseri sornioni, rillutanti dinanzi l’abbandono alla verità, che temono la via radicale, nella quale è tuttavia tanto rallegrante di lanciarsi, quando tutte le soddisfazioni del mondo sembrano insipide, o al rigore insufficienti.





7/ LA CONCEZIONE DEL RISVEGLIO NASCONDE IL RISVEGLIO



Che si tratta della vita, o della via suprema, non si può rappresentare che frammenti, e questi frammenti sono porosi. Nulla resiste alla pressione del tutto sull'infinitesimale: il più piccolo insieme d'oggetti, d'idee, di sistemi, è sottoposto all'azione della totalità essa stessa, ed è dunque praticamente impossibile trare conclusione definitive di uno studio qualunque, si tratterà soltanto di resoconti specifici, ed è allettante dire che la via si rinnova ogni giorno, e che il solo pericolo importante che la minaccia, è di irrigidirla in un approccio determinato delle cose, che cristallizza un tipo d'interpretazione preso per la verità stessa. Se dogmi, dottrine e pratiche acquisiscono nello spirito del viaggiatore un carattere definitivo, il risveglio si allontana a grandi passi, poiché in realtà, non c'è nulla da ritenere, né del movimento dello spirito, né di quello della vita. Sono cose che passano, mentre noi rimaniamo, ma una grande parte di ciò che crediamo di essere noi stessi può essere abbandonata, via via nel lavoro di accettare il reale, quindi di trasformarlo.




Inoltre, la via rimane eternamente giovane, al riparo da ogni progresso definitivo, salvata di qualsiasi successo che ne consacrarebbe il trionfo. Tutto cio che si rivela può incessantemente diventare più profondo, non si appropria il sé, il sopramentale trasforma senza diventare del potere personale. L'effimero è la legge più precisa e più adeguata alla velocità del tempo. La seconda è la leva del cambiamento. Le idee sono soltanto farfalle.




Ed è impossibile cristallizzare l'informazione, prevedere a lungo termine, farsi un'immagine di ciò che ci attende, tanto sul piano globale che personale, poiché dipendiamo, oggi ad eccesso, dal ambiente esterno. Ad esempio, un' informativa relazione di polizia può essere scaduta dall'oggi all’indomani, i terroristi colpendo prima del loro arresto, una volta che si sanno adocchiati. Una teoria scientifica attende l'evento che ne mostrerà i limiti, ed annullera una parte delle sue pretese. Ed oggi, il modello dell'atomo è scaduto: ai 92 corpi elementari che sembravano decidere di tutta la realtà fisica, si aggiungono più di uno centinaio di particelle appena scoperte, ed è forse soltanto un inizio. Gli ultimi “modelli’’ non sopravvivono più di due o tre lune, la spaventevole velocità maciulla le civilizzazioni umane, qualsiasi loro pretese. Il regno dell'oggetto può crollare, ci avrà condotti alla nostra perdita, ma anche, a contrario, gli oggetti tirannici avranno permesso il ritorno all'essere, l'esplorazione interiore per salvare la specie delle sue sopravvivenze dinamiche. Con la coscienza sempr immersa in essa stessa, oltre alla preoccupazione compiacenti di selezionare l'ego di ciò che non lo è (l'ultima piroetta vanitosa della scimmia che sopravvive in noi, storpiata con il mentale divisore, e che finge l'abbandono al reale), una nuova Storia vuole nascere.




Fuori, il combattimento è imprecise e si perde nelle interpretazioni fallaci. Anche le nostre intenzioni più pure, interpretate da quelli che sono presunti beneficiarne, derivano dai lori scopi e mancano in parte i loro bersagli. Non ci sono modelli d'educazione realmente affidabile, l'equilibrio tra l'autorità e la fiducia permissiva, dovendo basarsi sul temperamento dei bambini, sulla loro età in perpetuo cambiamento fragile, ed in questo settore, come in tutti gli altri o quasi, la percezione del mentale risulta incompleta, insufficiente, per modellare il campo secondo le nostre prerogative, anche le più elevate, le migliore, le più pure. In realtà, ogni spirito è inespugnabile, ogni io è unico, e chiuso, in un certo modo, in una visione diversa dal reale ed di ciò che rappresenta. La via della alterità, del commercio con l'altro, può passare soltanto per l'empatia ed il cuore, l'amore se si vuole. Il mentale di ciascuno sarà sempre, in compenso, un ostacolo per il mentale del partner, eccetto alcune linee di forze communi, ed ogni essere combina coniuga il suo io differentemente, con un differenziale di sensibilità, d'implicazione nell'osservazione, di responsabilità e di stima di sé, differenti. Il mentale, un giorno, diventa una trappola, un peso, un ostacolo alla percezione diretta del reale, ed è a questo momento che la via si delinea, che il risveglio chiama piuttosto che si decide di sceglierlo.





8/ ACCETTARE DI PARTECIPARE ALL'INTENZIONE DELL'UNIVERSO




Il mentale rimane una vela tra la realtà e sé, che spinge alcuni a cercare un'altra via, nella quale il decisionale non proverrebbe dai poteri limitati dello spirito gregario, lui che perceve le cose soltanto per pezzetti, isolandole dai cerchi innumerevoli che danno loro vita e posto. Buddha si ritira: la morte e la sofferenza non hanno alcun senso, ciò merita di essere meditato. Se devono averne uno, non apparirà nel filo del pensiero, allora Gautama si interrogherà senza fine, oscillandosi d'estasi in scoglio fino alla rivelazione finale. Anni “di altra cosa’’, sette o dodici forse? Fino a trovare la famosa soglia, dove tutta la nascita umana è legittimata, a condizione che ne venga a capo osservandosi, e affrancandosi della sua condizione. Ma, non è il mentale che ha dato la risposta al risvegliato, ma l'ascesi esigente, puntiglioso, interminabile sull'aspetto del reale. Il ritorno. E Buddha apre una breccia: la meditazione vera sostituisce le consolazioni delle liturgie, libera il futuro comprato con offerte ai dei, restituisce un presente senza ostacoli dove anche i limiti dell'uomo si attenuano. Rispetto all'estensione ora possibile dello spirito rinato, la perdita dei beni, la degenerazione fisica apparino come dati immediati favorevoli, che permettono un'immersione in sé, e che non porebbero impedire il godimento dell'esistenza. Su un altro livello, indescrivibile, ad un grado sconosciuto, che si può evocare soltanto ametà-parola, e i cui segni di lingagio non potranno mai abbozzare la mappa. L'impegno basta, il scenario si adatta.




Poiché l'itinerario si produce dentro, e se si tratta di prendere decisioni, queste si rivolgono all'io se stesso, cessare di fuggire l'esigenza di l'essere. Le decisioni esterne ne deriveranno, flessibili, adattate, ma quella che genera la via non riguarda alcun'azione precisa, cambia semplicemente le priorità della vita, in una sola priorità, vivere in primo luogo per il mistero esauriente, per l'immersione nello sconosciuto che può rivelare l'essere. E il non agire dei taoisti, ritrovato con altri termini nella tradizione indù, fine nella Gita, dove la conoscenza è presentata come superiore alle opere. E l'oggetto del risveglio è così immateriale che è difficile farne il giro : del resto, apre lo spazio verso l'eternità o in ogni caso il suo sentimento, mentre è impossibile trovarne la radice, poiché è lui stesso la radice. Rimane impossibile di vedere in che pende del cielo, poiché è lui stesso il cielo, e ciò che contiene il cielo, il Brahman. Il risveglio è attirato dall'uomo o la donna infinitamente integri, e magnetizza l'innamorato del reale, quello che non fugge nulla, né la sua intelligenza, né il suo corpo, né la sua forza di vita, né il suo passato, né il suo futuro.




Il risveglio sfugge alle rappresentazione, e dunque, la via non può corrispondere a un solo itinerario. Eventualmente, si possono porre le condizioni necessarie e sufficienti che l' io deve soddisfare, ma anche ciò può rimanere incompreso o compresi di attraverso, in modo che il futuro seguace possa liberamente sperimentare il suo impegno, scoprirne i limiti, gradirne le soddisfazioni, fare le svolte necessarie prima di mettersi, senza costrizzione all'ultimo lavoro. In una prospettiva pragmatica, ci chiediamo anche se occorre cessare di parlarne, di questa via famosa, poiché nessuno può seguire un itinerario irrigidito su una mappa o al contrario, se occorre evocarlo comunque, a vantaggio del dubbio… I maestri diventerebbero così ‘’pollicini’’ per i più abili, coloro che saranno capaci di cercare i segni della ramificazione, con pazienza, nella scia del maestro. Poiché che si tratta di elogiare l'Uno, di fondersi nel Tao, di essere il “sono ciò’’ dell'India, o sposare il silenzio di Dio, o anche giungere “alla liberazione’’, tutte quest'espressioni traducono la cattura dall'universo degli esseri umani che hanno scommesso sulla Coscienza piuttosto che soltanto sulla loro vita emersa dal nulla.




Altri sono passati di là prima di noi. Sì, il cammino esiste.
Hanno voluto compierlo, o si sono lasciati portare,
ma accettando tutto,
con l'amore che provavano per la Terra,
per Dio, per l'uomo, per il Cielo,
per la conoscenza, per il Mistero di essere,
o per la loro anima?